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Da Locri a Ferrara: viaggio a macchia di leopardo

autostrada

di - PINO MACRI' 1088 km in auto (ed altrettanti al ritorno, in tre giorni) sono, per me, cose d’altri tempi.

Decido, almeno, di imprimere ricordi e visioni che né il treno, né, tantomeno, l’aereo, ti danno.

Si parte.

Tre ore tre soltanto per uscire dalla Calabria. Non hai scampo: sia la Tirrenica (per poi fare Napoli – Roma e A1) che la jonica (per Taranto – Bari e la A14) sono un attentato incostituzionale alla pubblica decenza. Quantomeno in termini di interruzioni e tratti in corsia unica (la Tirrenica) o di pericolosità di base (la Jonica).

Finalmente supero il Pollino e, a metà Basilicata, già si apre un altro mondo, sconosciuto all’inferno delle Calabrie. Da Salerno in su, è tutto un revival borbonico: molte ed ampie le strade, frequenti visioni di castelli alle pendici di rupi scoscese, ma anche qualche ammasso informe di scatoloni grigi e brutti, alla faccia della pericolosità sismica. Di curve a stretto raggio neanche l’ombra. C’è, addirittura, anche il Tutor (funzionante!) che fa passare la voglia di velocità da pazzi.

Si entra nel Lazio. Tantissime fabbriche ai margini. Strada talmente dritta da farti annoiare. Autogrill: affollati, ben tenuti e con bagni funzionanti. Scopro che da poco hanno messo gli orinatoi a becco piccoli e bassi accanto a quelli tradizionali (più attenzione ai bambini o più frequenti passaggi di ministri della passata legislatura?). Esco ad Orte, per risparmiare tempo e chilometri (e qualche euro, chè di questi tempi non guasta). Subito una miriade di città turrite su ambo i lati. Mi riprometto di fare, primo o poi, un bel giro in Umbria. Poi, di nuovo Calabria. Manto stradale inesistente, buche profonde dalle quali qui e là emergono strani figuri vestiti da speleologi. Ogni 2-3 km cartelli ti avvertono che il tratto e sorvegliato da autovelox. Sono preoccupato: in due punti, sbadato che non sono altro, ho superato inavvertitamente i 25 km orari: mi arriverà la multa. Autogrill pochi, e sbrindellati. Entro in Toscana, ma solo per pochi chilometri, poi, di nuovo Calabria fino a Cesena. La strada per Ferrara è detta SS16, ma di statale non ha nulla, nemmeno i panorami dell’Appennino. E’ stretta e tortuosa, anche se è totalmente in pianura (misteri di Calabria!) e lo spazio non manca. Ancora 30 km per Ferrara, la meta finale: e finalmente la sede stradale ha dimensioni consone (per nulla siamo in Emilia!), ma gli autovelox ti guardano accigliati e tutti funzionanti e pronti a svuotarti le tasche e dissanguarti senza pietà (l’ho già detto che siamo in Emilia?). Ogni km una piazzola di sosta (che bella l’Emilia!): al centro, sul bordo esterno, un cestino portarifiuti: rigorosamente vuoto, e contorniato da una fila di sacchi di spazzatura (maledetta Calabria: non si risolverà dunque mai il problema rifiuti?). Arrivo a Ferrara. Ho prenotato via internet un B&B. Ci arrivo di notte. Al telefono, un’ora prima i gentili proprietari mi dicono: “a quell’ora non facciamo il check-in, ma vi lasciamo la chiave della stanza, la n. 2, sotto lo zerbino. Ah, il bagno è in fondo al corridoio”. Come “in fondo al corridoio”? non c’è bagno in camera? No. Maledetta Calabria, sempre così arretrata. E’ troppo tardi per cercare un altro B&B. Ci sistemiamo. L’ambiente è pulitissimo (Ah, l’Emilia!), ma il bagno (pulito) sembra uscito direttamente da un film di Tinto Brass: un dozzinale Liberty con i pezzi vetusti e tutti i rubinetti gocciolanti. Il pavimento ondeggia ad ogni passo (questi Calabresi se ne fregano del pericolo sismico!). Il letto c’è. Sul comodino troneggia un cartello: “WI-fi Fastweb – Password: 0123456789”. Provo subito a collegare il tablet: Funziona perfettamente! Ah, l’Emilia! La colazione al mattino è da incubo: una nota catena di supermarket alimentari a bassissimo costo è forse lo sponsor del B&B. Maledetta Calabria! Sempre a cercare di fare la furba: attiri i turisti e li servi da schifo!

Due giorni passati ad uscire dall’Emilia per entrare in Calabria, e viceversa. Ultima sera. Ferrara, esterno notte. Si esce per cena. Metà sono per la pizza, metà no. Si decide per un posto valido per tutti. Si arriva dopo un po' ma è chiuso. Si cerca una pizzeria. No, un ristorante. Uhm, jettamundi u toccu. Alt, fermi tutti, la' c'è un ristorante-pizzeria. Decidiamo per quello. Il padrone -cameriere ci porta i menu. Dopo un po' ci chiede se siamo del posto. Veramente, anche a noi sembra che il suo accento non sia proprio bellunese. E voi? Noi siamo austriaci, anzi norvegesi. Calabresi? Anch'io! Di dove? Siderno, anzi Locri, anzi, per la precisione, Moschetta. Ma va? Amico di ...? Si! E conosco ... ! Ma va? Mangiato bene. Benissimo. Bella serata. Non abbiamo avuto paura. Nessuno ha sparato. Addio (piacendo).

Un bel viaggio. Ho scoperto che la Calabria è l’unica regione d’Italia a macchia di leopardo, come la Diocesi dell’Esarcato di Lungro.

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