di GIOACCHINO CRIACO - In Bocca l’odio per la Calabria era l’espressione del suo sincero rifiuto per la gente sudicia. Avendo egli incarnato la rappresentazione più vera di un Nord padrone e rimanendo uguale a se stesso nonostante il passare degli anni, fino alla morte. Per Bocca, e altri intellettuali nordici, la Calabria era la bestia che riusciva a farli sentire più belli e buoni, l’utile feticcio necessario a nascondere le miserie di un’Italia orribile. La voce del conformismo, che voleva ogni male allocato in Calabria, o al sud. Ciò non era, e non è, un falso in assoluto. Di brutta gente ne abbiamo tanta. E dire che i ceffi ci siano anche a Milano, a Torino, nel resto del mondo è un alibi di cui ci siamo spesso serviti.
di PIER PAOLO PASOLINI* - «Gentile dottor Nicolini, devo dirle anzitutto: i banditi mi sono molto simpatici, ho sempre tenuto, fin da bambino, per i banditi contro i poliziotti e i benpensanti. Quindi, da parte mia, non c’era la minima intenzione di offendere i calabresi e Cutro. Comunque, non so tirare pietosi veli sulla realtà: e anche se i banditi li avessi odiati, non avrei potuto fare a meno di dire che Cutro è
di TERESA CANTARO - E’ un libro* di storia che parla di altra storia l’ultimo lavoro di Fortunato Mangiola (per i tipi di Falzea editore). E sì. Perché, come si sa, ogni biografia è fonte importante per la conoscenza dei molteplici aspetti della vita di un tempo e di un luogo. E qui il tempo è parte cospicua del Novecento, il luogo una scuola media di una città medio-grande del Sud d’Italia.
di VITO BARRESI - Conoscete il linguaggio dell'Es di Fabrizio Talia, il giovane stilista calabrese che fa gridare al miracolo il mondo della moda, le sfilate e le passerelle, le nuove collezioni della principale industria nazionale?
Un “divertente” contrattempo mi ha impedito di partecipare mercoledì sera al dibattito su “Banditi e Briganti”, il libro di Enzo Ciconte edito da Rubettino. Nei giorni precedenti avevo ricevuto da Trame una telefonata che, con molto garbo, mi intimava di essere puntuale a un’iniziativa della quale mai nessuno, in precedenza, mi aveva parlato. Può capitare. Ma nonostante la mia buona volontà non sono riuscito a liberarmi da precedenti impegni che pure avevo sperato di poter rinviare.
di PARIDE LEPORACE - “Vieni a Trame?” Da giorni un po’ dei miei circa 6500 amici di Facebook e dei 900 follewer su Twitter mi pongono questa domanda cui finora non ho avuto modo di rispondere.
La risposta è: “No, mi dispiace. Non vengo perchè non mi hanno voluto come quello della celebre canzone di Iannacci”.