di VITO BARRESI - Ci sono luoghi, memorie, scorci e margini, che nessun calabrese può scordare. Non dimenticano i tanti calabresi che risiedono per lavoro e per studio all'estero, quelli pomposamente detti nostri ambasciatori nell'era della globalizzazione, quei tempi dei campi, l'ora del grano che ondeggia al vento mediterraneo che sa di mare e bosco, la spiga che volge all'ormai prossima trebbiatura. Una gigantesca saga in cui comunità e natura, uomini e paesaggi di questa regione, si fondono misteriosamente.
E le città che comandano sulla campagna perdono il loro potere, la morsa del chiuso si fa forza d’attrazione della vita all'aperto, l'agricoltura un richiamo più forte delle industrie e degli uffici. Quelle che tornano alla memoria delle comunità calabresi dell'altrove non sono immagini sfocate, ma al contrario la testimonianza visiva, luminosa e mobile di un mondo che ancora è tra loro. Ma certo non è più qui, tra noi. Attraverso questo vetro, un 'touch-screen’ immaginario, torna alla nostra percezione, per quanto iper realistico, un paesaggio che amiamo dal profondo, il sottosuolo della nostra memoria collettiva.
C’è un po’ il sapore del pane degli esclusi da una nuova storia. Quella che cancellò gli ardimenti mitologici e monototemici del Mediterraneo, già nel 1500, quando gli Spagnoli andavano verso le Americhe e altri popoli mediterranei, con l’espulsione violenta dei Sefarditi, raggiungevano il Sud e le Calabrie. Che li accoglieva strutturandone nei secoli il violento segreto, l’odio della persecuzione, i costumi selvaggi della negazione identitaria, l’arma del silenzio e dell’omertà.
E poi che Calabria fu venne anche il colore della trebbiatura del grano prima della comparsa delle trebbiatrici meccaniche, quando quasi tutti i terreni collinari erano coltivati a grano, ed anche dopo nelle zone dove le macchine non potevano arrivare. Antica Locride, Sant’Agata del Bianco, come in un filmato d’epoca di Mimmo Alafaci, una vera e propria opera d’impressionismo ritrovato su pellicola Kodachrome.
Tempo di trebbiatura e tempo di prossime elezioni nazionali che si avvicinano. Calabresi nel mondo che tornano in questi giorni in Calabria. Riunione della Consulta Regionale dell'Emigrazione a Vibo Valentia. Riusciranno questi calabresi che vengono da ogni parte dei cinque continenti a essere lo specchio magico e l'immagine futura di una nuova Calabria all'estero?
Ormai da anni si attende il riordino della legislazione regionale in tema di calabresi emigrati. Oggi più che nel passato c'è bisogno di chiarezza negli investimenti e nelle spese pubbliche, tanto opache, in questa direzione. Ma come sempre anche questa volta i politici sono divisi e polemizzano senza risolvere. La commissione regionale chiamata ha approvato un progetto di un nuovo testo unico che fa discutere. Si finanziano Fondazioni e circoli. Una parte della minoranza si è opposta alle scelte dell'esecutivo regionale. E nel frattempo che si gioca al rimando tra amarezze e delusioni ai calabresi che vivono all'estero resta solo la buona memoria. L'unico segnalibro che tiene ancora aperto l'album dei ricordi e del passato.