riceviamo e pubblichiamo:
“...sono professori che fanno ripetizioni a pagamento. Invece di rimuovere gli ostacoli, lavorano a aumentare le differenze. La mattina sono pagati da noi per fare scuola uguale a tutti. La sera prendono denaro dai ricchi per fare scuola diversa ai signorini. A giugno, a spese nostre, siedono in tribunale e giudicano le differenze...”
E' una frase tratta da “Lettera a una professoressa” scritta più di quarant'anni fa da un gruppo di allievi di don Milani a Barbiana. Ci chiediamo cosa direbbe oggi, il Priore, apprendendo della notizia della bocciatura di cinque bambini che frequentavano la prima elementare in una scuola di Pontremoli. Il sindaco della cittadina, anche lei insegnante, difende la scelta dei colleghi e afferma che «tutto è stato deciso dopo un’attenta analisi per salvaguardare il percorso formativo di ogni singolo alunno,..., con la condivisione delle famiglie». Come associazione “A Rua” ci chiediamo se in un'azione pedagogica si debba salvaguardare il percorso formativo o, piuttosto, i soggetti coinvolti nel percorso stesso. Ed è certamente strana l'idea di condivisione dei genitori dei piccoli studenti, visto che tutti hanno protestato contro il provvedimento e annunciato ricorso al TAR. Ed inoltre, ci chiediamo se quegli insegnanti siano, o meno, consapevoli della possibilità che il loro provvedimento possa segnare per sempre la vita di quei piccoli alunni (3 sono figli di immigrati, 2 italiani di cui uno disabile).
L'aspetto che ci preme sottolineare, in questa vicenda, è quello che attiene ai principi educativi che dovrebbero essere alla base di ogni azione realizzata all'interno dei percorsi scolastici: soprattutto quelli elementari.
Mariani (2007) afferma che l'azione pedagogica, la prassi educativa, va letta anche come azione di cura. Oggi tra chi riflette sui fini dell'educazione, tra chi studia e ricerca senso e significati dell'educazione, troviamo chi afferma che intenzionalità e responsabilità sono due aspetti complementari dell'agire pedagogico che riguardano l'oggetto dell'azione educativa (cura dell'altro), e il soggetto che agisce immerso in un contesto più ampio (cura del mondo) e che vive sempre una esperienza che è autoformativa (cura del sé). Il percorso formativo, quindi, non è “altro” rispetto a chi ne è protagonista.
Ma ciò che preoccupa del provvedimento, che noi non condividiamo, è il contesto nel quale la scuola italiana è stata forzosamente portata, anch'essa travolta dalla deriva culturale che ha investito il Paese. Touraine (2002), afferma che “lo spirito e l'assetto di una società si manifestano con estrema chiarezza nelle norme giuridiche e nei sistemi educativi”. Ma la sua lucida analisi del mondo postmoderno e la sua posizione rispetto al tema dell'educazione e dell'istruzione contribuisce, a nostro avviso, a chiarire ulteriormente il quadro all'interno del quale si è sviluppato un progressivo disinteresse verso questi temi. Secondo il sociologo francese, il ruolo che si è attribuito all'istruzione e all'educazione si è modificato con il modificarsi dei soggetti che ne sarebbero stati i fruitori. Quando alle persone, ai cittadini, membri di una società politica, furono sostituiti i lavoratori, i sistemi di istruzione ed educazione mutarono profondamente i loro caratteri, privilegiando gli aspetti che orientavano gli obiettivi delle loro azioni a preparare soggetti orientati alle attività produttive, allo sviluppo della scienza, della tecnica e del benessere. Oggi è moderno e al passo con i tempi chi sostiene che l'istruzione debba essere subordinata alle richieste del mercato del lavoro. Ma, sostiene ancora Touraine, idea non molto distante da quella della Scuola di Barbiana, “... non si può parlare di istruzione quando l'individuo viene ridotto alle funzioni sociali che deve assolvere”. In questi casi, forse, i percorsi formativi diventano più importanti dei soggetti per i quali dovrebbero essere pensati.