L'INTERVENTO. “Lei era una poco di buono…” (Also sprach una madre)

L'INTERVENTO. “Lei era una poco di buono…” (Also sprach una madre)
Palermo. Una sera d’estate del III Millennio d.C. Dei ragazzi sui vent’anni. Angelo. Cristian. Samuele. Christian. Gabriele. Nomi biblici o comunque cristiani. Nostro anche Elio, perché così in greco si indica il sole. Non conosco il nome del settimo “eroe”, ma anche se si chiamasse Kevin, Thomas o Justin sempre nostro è. Come gli altri. Che non sono alieni o extracomunitari, bensì nostri figli, nipoti, alunni, amici, vicini di casa, clienti. Ed ora stupratori. Presunti, ovvio. Però, se la vittima non s’ è inventata un film horror e la giustizia farà onore al proprio nome, un giorno avremo certezza, in questo senso.

Ma noi non possiamo certo attendere i tre gradi di giudizio per riflettere, discutere, confrontarci seriamente sull’accaduto.

Io sono convinta che siamo di fronte ad una vera e propria piaga sociale.  Non solo per la punta dell’iceberg, cioè per il fatto di cronaca in sé, ma soprattutto per il brodo di coltura, per il sostrato di (in)cultura che sottende a certe convinzioni, a certi atteggiamenti.

Esagero? Va bene, esagero. Ed attendo smentite.

Genitori, nonni, docenti e cittadinanza tutta, ditemi che sono casi isolati, dovuti esclusivamente alle “poche di buono” che turbano il sonno dei nostri (giovani) uomini e la quiete di un’intera società!

Convincetemi di come tutto dipenda dal fatto che nel nostro mondo le donne si possono muovere da sole, senza sorveglianti di sesso maschile!

E ditemi che i ragazzi vengono educati fin da piccoli al rispetto di ogni creatura, compresa la donna, senza per questo ridurla ad una sua funzione:
nonna, madre, suocera, moglie, sorella, figlia, nipote!
Persuadetemi che appartenere ad una società moderna - quindi civile e democratica - significhi trasformare sette debolezze in un “atto di coraggio”, attuando comportamenti che non possono essere definiti bestiali, poiché le bestie certe cose non le fanno!
Soprattutto, raccontatemi che almeno questa volta, dopo il comprensibile raccapriccio, non torneremo al business as usual, nella certezza che il Male sia altrui ed altrove, ma che dobbiamo sbrigarci ad agire sulla matrice culturale che determina certi schemi comportamentali.

E raccontate - raccontiamo! - ai nostri cuccioli cose come queste:

  • La forza dei muscoli può essere tranquillamente esercitata sul lavoro, in giardino, in palestra.
  • La dignità e la volontà di ogni creatura esigono rispetto assoluto.
  • Il diritto di definirsi società civile non comprende dislivelli di potere.

A noi stessi, poi, diciamo che le molteplici manifestazioni della Vita rappresentano una grande ricchezza ed un’enorme responsabilità; quindi dimentichiamo - finalmente! - il “mandato” biblico che ancora ci permette di dominare la Terra e le sue creature.

Infine, richiamiamo alla memoria il “comandamento” di Fabrizio De André: “Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti” e riprendiamo in mano la gestione della nostra vita, la scelta dei nostri valori, l’educazione - prima di tutto sentimentale! - della nostra prole e la ri-umanizzazione della nostra società tutta.

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