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REGGIO. L’Avvocato Francesco Benedetto sulla Reggina: la nostra famiglia e l’appello del sindaco…

REGGIO. L’Avvocato Francesco Benedetto sulla Reggina: la nostra famiglia e l’appello del sindaco…

(rep) In questi mesi più volte il nome della mia famiglia è stato accostato all’ipotesi della formazione di una “cordata” imprenditoriale per costituire una società calcistica nella nostra città.

Negli ultimi giorni, poi, si è parlato in particolare della mia persona. E’ questo il motivo per il quale ho deciso di intervenire pubblicamente.

Spesso mi sono imbattuto in ricostruzioni fantasiose molto lontane dalla realtà, che non tenevano conto della mia vita familiare, personale e professionale: faccio il legale d’impresa a Roma, dove risiedo con mia moglie e mio figlio, e i miei progetti presenti e futuri sono proiettati sulla Capitale.

Tuttavia, pur vivendo lontano dalla mia amata Reggio, chi mi conosce sa bene quanta passione ho sempre provato per i colori amaranto assieme ai miei fratelli, Armando e Luigi, del cui pensiero mi faccio portavoce. E non avrebbe potuto essere diversamente, essendo noi tre cresciuti a pane e Reggina, nella società che – val la pena di ricordarlo – fu fondata anche da nostro padre che ne fu il primo presidente: il presidente dello spareggio di Perugia e quello di Pescara, il presidente di “Rosin Bagnato Attrice” e della serie A sfumata solo ai calci di rigore.

Dall’inizio degli anni Novanta la nostra famiglia, uscita dalla società amaranto, ha scelto di non parlare più pubblicamente di calcio. Ma questo non ha mai significato il venir meno dell’amore nei confronti di quella società che nel 1986 propose un modello gestionale destinato a diventare un punto di riferimento assoluto: il modello del “Sant’Agata”. Un’idea che nacque dal primo gruppo dirigente di quel club e che poi si realizzò compiutamente grazie a Lillo Foti, che senza ombra di dubbio è stato il più grande presidente della storia della Reggina e a cui mi legano sentimenti di profondo affetto. Una cantera ante litteram, il “Sant’Agata”, grazie alla quale fu costruita un’industria calcistica sostenibile e di avanguardia, in grado di mandare i prodotti del proprio vivaio in tutti i club della Serie A e di “sfornare” anche campioni del mondo come Simone Perrotta.

Trent’anni dopo, però, quel modello ha esaurito la sua spinta innovativa e la sua efficacia. Il calcio è cambiato e senza trovare nuove opportunità di business rischia di non stare più in piedi a nessun livello, neppure tra i dilettanti.

Di questo sono convinto da tempo e, recentemente, l’ho ribadito anche a Peppe Praticò, un giovane imprenditore verso cui nutro sentimenti di simpatia e stima. Lo definisco tale e non, come sarebbe più semplice, “il figlio di Mimmo Praticò” perché ritengo che una generazione di quarantenni con famiglie a carico abbia il diritto e il dovere di essere autonoma e responsabile.

Peppe, assieme alla sua stimata famiglia, è intenzionato a investire nel calcio. Gli auguro ogni successo sia perché, a mio avviso, lo merita, sia perché questo significherebbe garantire un futuro degno di tal nome alla squadra che rappresenta un pezzo della mia vita e della mia storia.

A differenza di Peppe, i miei fratelli e io non abbiamo intenzione di impegnarci nel calcio a livello imprenditoriale. Il motivo è molto semplice: questo sport, foss’anche in serie D, comporta un investimento di tempo che non mi posso permettere. Il mio lavoro è altrove, il centro dei miei interessi personali e familiari è altrove, il mio impegno è da dedicare altrove: alla mia professione e alle aziende del gruppo Benedetto, alle quali soprattutto i miei fratelli riservano ogni energia e idea e che in questo momento di ripresa economica non possono trascurare.

Né avrebbe senso destinare risorse finanziarie a un’altra iniziativa economica senza essere in grado di seguirne lo sviluppo e la crescita, pur nel contesto di un gruppo societario certamente all’altezza della situazione.

Per questo motivo – e interpreto anche il pensiero dei miei fratelli – non risponderò alla “manifestazione d’interesse” aperta dal sindaco di Reggio, Peppe Falcomatà, che ringrazio di cuore per l’attenzione che ha inteso riservare alla mia persona, nel solco di una lunga e sincera amicizia che mi lega a lui e che, prima di noi, ha unito le nostre famiglie.

Il Sindaco, a mio parere, ha fatto tutto quello che poteva per consentire alla Reggina di sopravvivere, provando prima a salvare la Lega Pro, poi a ripartire dalla Serie D. Condivido il modus operandi del nostro primo cittadino, che ha cercato il più ampio coinvolgimento possibile delle forze sane della città nella nuova società.

Sono certo che il futuro amaranto sarà radioso come merita Reggio, che in queste settimane ha dimostrato un amore debordante verso la sua squadra di calcio. Il mio ruolo resterà lo stesso che ho avuto in tutti questi anni: di professionista attento al calcio a 360 gradi, di tifoso sempre presente e di reggino orgoglioso. Mio figlio non conoscerà il club fondato da suo nonno, ma sarà pur sempre un tifoso amaranto pronto a “innamorarsi ancora per la vita”. Perché, come recita il nostro inno, “non è mai finita, per un padre che ha sognato, per un bimbo appena nato qui”.

La Reggina non è morta.

La Reggina è la squadra che scende in campo con i colori amaranto e che rappresenta la Città di Reggio, a prescindere dalla denominazione della società e dal nome di chi l’amministra.

Ecco perché la Reggina è ancora viva. Ma perché torni a essere la squadra che conosciamo è indispensabile un progetto serio sia dal punto di vista imprenditoriale che sotto il profilo tecnico. Peppe Praticò conosce benissimo la nostra piena disponibilità e quale può essere il supporto professionale che possiamo fornire.

Sono convinto che oggi alla Reggina servano unione, coesione, solidarietà e soprattutto serenità. Non dimentichiamoci mai che il calcio è e resta un gioco. Un gioco serio, ma pur sempre un gioco che ci ha fatti piangere di dispiacere, di rabbia e di felicità.

Noi siamo quelli delle lacrime di Perugia, di Pescara, di Torino, di Terni, di Bergamo, di Novara e di Messina. Sempre presenti, come semplici tifosi, e sempre pronti a gridare con orgoglio “forza Reggina”.

Avv. Francesco Benedetto

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