
La nostra è una terra di sordomuti. Non ascoltiamo l’altro, ci chiudiamo in difensiva, soprattutto se ciò che ci viene detto, è quanto pensavamo. E’ la sordità selettiva per le verità scomode. Non rispondiamo in modo congruo, ma con permalosità e ira, convinti che l’interlocutore sia un nemico esterno, quando, invece, il peggior nemico ci abita dentro. Prendiamo un esempio eclatante: sono mesi, anni che sopportiamo una città immersa nella spazzatura, ma se ci chiedono “Come potete vivere in mezzo all’immondizia senza ribellarvi? A Reggio se non si muore di Covid, c’è il medesimo rischio per l’emergenza rifiuti!”, ecco che scatta la permalosità calabra, l’altra faccia del vittimismo, che va a braccetto con il becero “chimindifuttu”.
In città ci sono persone indignate e civili, che hanno fatto di tutto per richiamare le istituzioni, responsabili in primis e gli altri cittadini dallo scarso senso civico, a rispondere dello scempio in cui versiamo. Ce ne sono tante, rassegnate e mute. Così pure, esiste una società civile che con serietà ha tentato di coinvolgere la gente per studiare, capire le ragioni di tanto lordume, e qui mettiamoci pure quello metaforico, includendo la mafiosità, la collusione, l’illegalità pesante e spicciola, quella, ad esempio, di coloro che non pagano le tasse.
Di associazioni ve ne sono tante, troppe e tutte disunite. Mai che siano approdate a nulla di costruttivo insieme. Il fallimento nasce dalla convinzione di essere gli unici salvatori e redentori della polis. Tale grave difetto di miopia si accompagna al mutismo selettivo. In realtà, non siamo deprivati delle parole, anzi, quando organizziamo, siamo molto bravi, spendiamo le migliori energie, invitiamo i migliori esperti nel settore per comprendere meglio il problema. Tra noi ci capiamo benissimo. Ma le parole, è come se volassero al vento. Il risultato? Partecipazione fiacca che si dimezza dopo il primo incontro, quando la gente si accorge che ha già visto questo film. Nessuno ci crede più. Soprattutto, se si invitano giovani, quei pochi rimasti, è lo zero assoluto. Per coinvolgerli, meglio organizzare la pulizia di un giardinetto o di una spiaggia. Verranno. Forse non lo sanno né vorrebbero questa etichetta, ma è un gesto politico. Guai se venisse qualche politico di professione, te lo direbbero in privato, che era lì solo per farsi vedere lo stretto indispensabile, mentre loro pulivano per davvero.
Manchiamo di prospettiva se crediamo che i nostri dibattiti, dopo tutto l’impegno profuso, la fatica, le aspettative, dia frutti, che le istituzioni incontrate, forniscano risposte esaurienti che risolvano i problemi olfattivi quotidiani. Le armi che usiamo sono spuntate e obsolete. La gente sta da una parte e la politica da un’altra, già a livello nazionale, dove lo scollamento è irreversibile. La società civile non ha mai appreso l’arte di fare rete e combattere cause comuni, quale può essere una città pulita da ogni sporcizia materiale e morale. Eppure sarebbe così semplice, chi è l’imbecille che non vorrebbe vivere in un luogo dove la spazzatura viene raccolta ogni santo giorno? Infine, quando partiamo per le crociate, oltre ad essere soli, usiamo strumenti obsoleti: le parole che ormai sono stanche e mai i fatti.
Quante volte abbiamo visto questa città riversarsi nelle strade ed essere una cosa sola, vivente e pulsante? Esprimere dignità, potenza, coesione? Negli ultimi 20 anni, se ne possono ricordare un paio di occasioni. Poche ma dense. Non si tratta di emozioni sbiadite e melense. Si chiama memoria. E la memoria lascia il segno e dona significato alle cose, sguardo per capire la realtà. Può fare la sua parte, quando si è davvero raggiunto il fondo del barile, anzi del mastello. La città un giorno è scesa in piazza per davvero. Era tutta e tanta da non vedere quando iniziava quel serpente umano e quando aveva fine. Avevano bruciato un luogo che, nessuno prima ci pensava, ma era un simbolo potente. Avevano tentato di bruciare la musica ma non erano riusciti a bruciare la speranza. Quella sera la cosa più incredibile e luminosa era la presenza dei giovani, il nostro futuro, pieno di colore e luce. Le mani del medico musicista, che con passione aveva raccolto strumenti musicali rari, nere di cenere dopo averne portato in salvo uno, sono un ricordo indelebile insieme alla gente che non cessava di uscire di casa pacificamente per dire no a vigliacchi senza storia né volto.
L’altra memoria è quando l’intera città ha accompagnato l’uomo che l’aveva amata profondamente, fino all’ultimo respiro della sua vita. Lasciandole un gioiello prezioso che tutti ci invidiano, dove terra e mare si abbracciano e invitano a vivere da custodi di questa terra e non da servi avviliti e sconfitti. Solo questo dovrebbe farci alzare la testa e la voce. Un uomo credibile come pochi. Chi, sapendo che sta per lasciare tutto, continua a lavorare per il bene comune? Un uomo mite e gentile, il cui sorriso nascondeva la tristezza di chi intuisce che dovrà andarsene troppo presto. Oggi non avrebbe esitato ad alzare la voce, ad avere un dialogo forte, convincente e coraggioso con la sua città. Questo è alto senso della politica.
Nessuno, in nessun luogo del paese, conosce ormai quest’arte, mestiere, vocazione, una “competenza” che andava studiata non solo nelle scuole dove veniva insegnata, ma soprattutto nelle strade, nelle piazze e nelle sezioni delle periferie più scalcinate, ora abbandonate ai populisti e alle mafie, e metteva al centro il bene comune, mai il proprio, ripudiando come traditore. Oggi sceglierebbe di scendere in piazza con la gente. Era in strada già alle prime ore della mattina, dove era necessario esserci. Ci piace immaginare che prende le buste puzzolenti insieme alla sua gente per toglierle da sotto i portoni, dove non si può più nemmeno suonare un citofono. Che venissero pure le televisioni. Si sarebbe parlato del diritto alla salute. Allora si, a pieno titolo. Intanto muti e sordi continuiamo un impossibile dialogo, mentre basterebbe così poco per dar vita ad una città. Non diciamo che siamo in pandemia, perché sul Corso, tutti, più o meno con mascherina, continuiamo a passeggiare.