Incredibile ma vero. A San Floro, si’, a un prezzo della seta 10 volte e piu’ superiore a quello praticato dai venditori in Asia (Thailandia, Laos, Cambogia, India) ma con una qualita’ infinitamente piu’ alta che vale, dunque, il prezzo piu’ alto ma anche tutte le innovazioni che Gucci intende fare a San Floro senza nulla pretendere (ad esempio finanziare un grande impianto fotovoltaico).
Che cosa e’ Gucci lo riassumiamo in due parole: fondata da Guccio Gucci nel 1921 a Firenze, è diventato un marchio di fama internazionale e un’icona della Dolce Vita. Durante gli anni ‘80 la famiglia Gucci ha ceduto progressivamente le quote dell’azienda, diventata di proprietà del gruppo francese Pinault-Printemps-Redoute, oggi Kering. Nel 2019 Gucci contava 487 negozi con 17.157 dipendenti, e ha generato vendite di €9,628 miliardi (€8,2 miliardi nel 2017).
Miracoli sconosciuti tutti questi, magari ai calabresi ma non a chi si intende di queste cose. A San Floro il compagno Florino Vivino, una vita spesa per gli ultimi (e’ stato anche sindaco del paese) a un certo punto decise che quella meravigliosa pineta di San Floro con un gelseto di piu’ di 3 mila piante di varieta’ pregiata poteva fruttare qualcosa. E a che servono le foglie del gelso se non ad essere l’unica fonte di alimentazione dei bachi da seta, oltre a produrre le more di gelso, buone e saporite per fare le marmellate? Nasce cosi’ una cooperativa, si chiama Nido di Seta, per
recuperare non solo una tradizione storica (la seta e’ vecchia di secoli in questa parte della Calabria ma un po’
dappertutto), con le antiche tecniche della lavorazione (i vecchi telai ancora in funzione) che sono affiancate oggi
dalle innovazioni tecnologiche piu’ moderne.
Oggi Nido di Seta, dove lavorano un gruppo di ragazze e ragazzi ma anche operai non piu’ giovanissimi (in tutto una decina di persone), produce seguendo tutta la filiera dell’allevamento , dal baco fino al bozzolo, poi il filo di seta, che
viene sgommato e tinto utilizzando solo i pigmenti naturali offerti dal territorio (come la cipolla di Tropea). Poi il filato viene destinato alla creazione dei prodotti della seta (anche gioielli e manufatti in legno) e venduto come si e’
detto, ad esempio alla grande casa Gucci. Che ne fa foulard e vestiti. Poi c’e’ l’indotto del turismo: due bravissime guide ospitano comitive da tutti i Paesi che restano a bocca aperta al solo vedere quello che qui sono in grado di fare Florino, il figlio Domenico e gli altri della cooperativa.
Insomma la via della seta passa anche da qui, alla faccia di chi non vuole accorgersi che anche da noi le cose possono, potrebbero, cambiare. Se infatti una piccola ma grande morale si puo’ e si deve trarre da questa storia che ho raccontato per sommi capi e che consiglio a tutti di andare a verificare di persona questa e’ una sola, al di la’ delle emozioni: si puo’, cioe’, invertire una tendenza se nascono altre 100, mille coop come la Nido di Seta, che oltre a recuperare la tradizione (in questo caso quella serica) punti a valorizzare la nostra terra attraverso la tutela del
paesaggio, la rivalutazione del territorio stesso, con un equilibrio tra tradizione e innovazione. Tutto questo senza
piangersi addosso, senza il solito pianto greco delle cose che non vanno, degli ostacoli, degli errori, delle storture.
Che pure ci sono ma che non hanno rappresentato e non rappresentano un ostacolo o un modo per fermarsi. Se c’e’
una morale nel Nido di Seta di San Floro e’ anzi proprio questo: testa bassa e pedalare, lavorare per crescere, sennò l’alternativa e’ andare via e allora davvero ricomincia il pianto greco! E che il Beato Giobbe (protettore dei bachi) sia con voi!