LAMBERTI chiude? Allertati sindacati e personale. E intanto scrive una lettera al ministro

LAMBERTI chiude? Allertati sindacati e personale. E intanto scrive una lettera al ministro

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La notizia che l’istituto di analisi Lamberti-Castronovo possa chiudere circola ormai da giorni dopo che il dottor Eduardo Lamberti, fondatore e direttore dell’Istituto, ha (avrebbe) allertato i sindacati ed ha (avrebbe) avvertito i circa cento dipendenti di avere avviato la procedura per chiudere la sua azienda. Al fondo della decisione vi sarebbe la presa d’atto che il Commissario alla sanità Scura ha creato condizioni impraticabili per una sana azienda sanitaria e punterebbe a risanare fondamentalmente attraverso tagli dei servizi (che altrove in Italia vengono garantiti). Da qui il crescente turismo sanitario a cui sono costretti i calabresi che vanno a curarsi fuori dalla Calabria.

Di certo, il dottore Lamberti ha scritto una lunga lettera al ministro della sanità Giulia Grillo chiedendole di venire a Reggio, magari in incognito, per verificare sul campo come stanno le cose. Non adombra la chiusura del suo Istituto, e questa è una buona notizia per i circa 100 dipendenti dell’Istituto, ma traccia un’analisi che nei fatti sostiene l’impossibilità di continuare la propria attività.

Pubblichiamo il testo integrale della lettera perché, caso Lamberti a parte, ci sembra indicativa della condizione della sanità calabrese dopo la “cura” del Commissario Scura e la progressiva (e ormai inaccettabile) contrazione del diritto alla sanità che pure viene garantito a tutti i cittadini italiani. (Zs)

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 Egr. Sig. Ministro  - On Giulia Grillo

 
Egregio Sig. Ministro,

la situazione della Sanità in Calabria ha la prerogativa di non essere per nulla chiara, da una parte c’è chi continua a rappresentarla come funzionante e rispondente a quanto la gente richiede, dall’altra si registrano lunghe attese, malcontento generale e soprattutto emigrazione verso le regioni del Nord ed ora anche quelle confinanti, dove la burocrazia non ostacola la medicina.

A questo si aggiunga il deteriore fenomeno di un vero e proprio drenaggio di pazienti realizzato con vere e proprie operazioni di marketing da strutture private e addirittura, pubbliche, del nord d’Italia che mirano ad attirare pazienti per impinguare i loro budget.

Il commissariamento ha reso ancora più caotica la situazione per il cittadino che è alla ricerca, continua e giusta, del miglior posto possibile, secondo il sano principio della libera scelta.

Mi permetta, Sig. Ministro, di rappresentare la situazione specifica di una struttura come la mia che ho fondato e dirigo da 40 anni.

Ci occupiamo di tutta la diagnostica strumentale e non, con apparecchiature sempre di ultima generazione che consentono diagnosi in tempi brevissimi.

Occupiamo fra medici-biologi-tecnici-infermieri ed amministrativi più di 100 persone, tutte con contratto a tempo indeterminato.

Si rivolgono a noi più di 500 persone al giorno.

Noi assicuriamo tempi di attesa brevissimi.

Eseguiamo tutti gli esami che ci vengono richiesti, quale che sia il numero, senza alcuna prenotazione.

Offriamo gratuitamente la consulenza medica al ritiro dei referti e naturalmente contattiamo i medici curanti, nell’immediato, allorquando rinveniamo un dato significativamente patologico.

Salviamo vite umane.

Interveniamo a guisa di pronto soccorso, sulla miriade di pazienti che sono colti da malore anche nelle vicinanze dell’Istituto.

Il tutto a titolo gratuito.

Accompagniamo materialmente in ospedale, i casi che lo richiedono, nell’immediato.

In estrema sintesi rappresentiamo un presidio ritenuto utile alla popolazione.

Secondo i diktat dell’Ing. Massimo Scura, Commissario straordinario della Calabria, non dovremmo più assicurare le nostre prestazioni, in quanto, a Suo dire, assicurabili dal servizio pubblico (come se noi non fossimo assimilabili ad esso).

Cosa assolutamente destituita da ogni fondamento di verità.

Detto servizio, qualitativamente inappuntabile, non può assorbire l’intera richiesta quotidiana. D’altra parte come potrebbe di punto in bianco, se fino ad oggi non lo ha fatto e se la popolazione continua ad affollare le strutture come la mia?

Sig. Ministro cosa dovrei fare! Mandare via la gente? Omettere il soccorso a chi ne ha bisogno? Licenziare il personale qualificato? Perché non riconoscerci la funzione che svolgiamo? Perché dirottare risorse altrove? Nel privato, si badi bene.

Con questa mia, Le chiedo da cittadino, prima ancora che da medico, di ascoltare i parlamentari che hanno presentato interrogazioni, il Vescovo di Reggio Calabria che Le ha scritto personalmente, ma soprattutto i cittadini ed, in ragione di questo, La invito a venire a rendersi conto di persona, senza preannunciare la Sua visita, sia nelle strutture pubbliche che nella mia, come in tutte le altre.

Tocchi con mano il disagio della popolazione, mi dica Lei se devo sbarrare la strada a chi mi chiede di esercitare la mia professione, perché ne ha effettivo bisogno. Io, come Lei, mi sono laureato ed abilitato in nome del popolo italiano. In nome di cosa mi si impedisce di esercitare? Qui in Calabria non la autorizzano neppure ad aprire un ambulatorio!

Sig. Ministro, venga a Reggio Calabria, in incognito, e poi decida, con scienza e coscienza il da farsi, ma salvi la sanità là dove funziona.

Con fiducia, cordiali saluti.

Reggio Calabria lì 14.09.2018

                                                                                   Dott. Eduardo Lamberti-Castronuovo , direttore