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Le stragi in discoteca e le porte chiuse delle stanze dei nostri ragazzi

Le stragi in discoteca e le porte chiuse delle stanze dei nostri ragazzi

corinaldo

E’ accaduto in un posto il cui nome non avevamo mai sentito, fosse stato Gallico, Pellaro, sarebbe stato lo stesso, sei ragazzi, potevano essere nostri figli, non ci sono più. Resta il dolore inconsolabile dei genitori. Cercare nel silenzio le parole che, non ferendo, diano senso a ciò che senso non ne ha, è impossibile. Scegliere di tacere, una virgola non sposterà l’asse del male, della colpa, del rimorso e della responsabilità. Misurarsi impotenti e inutili non è un vano esercizio. Ma c’è una pietra di inciampo che ci richiama in causa. Se un figlio ci interpella, non si può tacere. Una frase cambia il corso dei commenti a caldo, una frase conduce nelle vie profonde della coscienza che non risparmia la difficile e scomoda ricerca della verità.

Siamo tutti genitori. Responsabili. Distratti. Conniventi. Nessuno può credersi migliore ed esente da rischi. Un figlio ti insegna che nessuno può dire: a me non capiterà mai, perché sono un buon genitore. Ora che sui social i denti aguzzi degli sciacalli, hanno allentato la presa, possiamo guardare oltre il "silenzio del dolore". Si può morire a 15 anni? Una mamma di quattro figli che accompagna la piccola in discoteca, credendo di proteggerla con la sua presenza, immagina che dovrà farlo in ben altro modo? Non è facile tenere a bada la rabbia che fa proiettate le accuse sugli altri, sul trapper, su chi spaccia droghe, chi vende alcolici e troppi biglietti in più. Chi non controlla tutto ciò. Su genitori distratti e accondiscendenti.

Facile cadere nel moralismo ed essere fraintesi dai nostri figli, come se avessimo invocato la punizione divina su una generazione perduta. Come se fossero venuti fuori da un buco nero i ragazzi. Se un buco nero c’è che risucchia vite, sta più vicino a noi di quanto non immaginiamo. Ma queste cose capitano sempre agli altri, agli sprovveduti ed ignoranti, noi siamo sempre bravi, eccelsi educatori. Salvo fare i conti quando è tardi, su come e quanto si sia seminato, su ciò che non ci faceva piacere vedere o non eravamo in grado di comprendere perché fardello troppo pesante da portare.

Mamma, sono morti, poteva succedere al concerto della Pausini, al falò con gli scouts! E tu aggiungi, capita, è vero, può capitare anche quando le vostre sane passioni vi portano fuori, in Egitto, a Bruxelles, in Kenia…. anche ad Amatrice, dove sei andata come volontaria, poteva capitare qualcosa. Un attimo prima mandi una foto sorridente e quello dopo non c’è più.

Però loro, se li ascolti, ti spiegano che non ci sono ragioni buone e meno buone per morire quando ancora la vita ha tanto bisogno delle loro energie, dei loro sogni. Né ideali forti che rendono certe tragedie più cariche di senso e meritevoli di giustificazione. Se così fosse dovremmo scaricare rabbia contro Sfera e basta e tutto quel mondo lì che giudichiamo, ma di cui siamo, in varia misura responsabili. Responsabili di un futuro negato, di un modello consumistico e violento, aggressivo e vuoto, di una politica becera. Se c’è il buco nero significa che in testimonianza siamo stati lo zero assoluto.   

Che esempio siamo? "Un corpo morto e vorremmo che loro fossero la manifestazione grata, vitale e positiva del desiderio, spiega Recalcati.  Quando, chiediamoci, i limiti che oggi gli adulti responsabili invocano, acquistano davvero senso? In un tempo come il nostro che discredita continuamente i limiti essi possono esistere solo se gli adulti per primi ne danno testimonianza credibile facendoli esistere innanzitutto nella loro stessa vita. Questo è l’essenziale. Essenziale non è il giudizio di condanna; essenziale è sempre da quale pulpito viene la predica".

Il pifferaio della favole porta via con sé tutti i bambini che lo seguono ammaliati da un suono che li vincola e li seduce. Ma chi è responsabile della sua vendetta, chi l’ha preparata? L’irriconoscenza degli stessi genitori. Cosa seduce i nostri figli? Cosa impedisce a noi genitori di porre dei paletti, usare dei no? Cosa non siamo in grado di riconoscere, di chiedere. Ad esempio, semplicemente la domanda: cosa canta quel trapper che tanto ti piace?

E’ difficile, arduo bussare ed entrare nella loro stanza. Guadagnare la loro fiducia. La porta è chiusa. Anche noi la chiudevamo, ribelli e scontenti a sentire Guccini. Ma forse dall’altra parte non si aspetta altro che un modo diverso di bussare, di attendere con pazienza e poi entrarci per davvero, senza ipocrisie, oltrepassando la soglia dell’incompreso.