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Grillo e il lavoro nero, quando la lingua batte dove il dente duole

Grillo e il lavoro nero, quando la lingua batte dove il dente duole

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Ci sono, nei comportamenti professionali di Grillo, la ricerca disperata di chi vuol restare a galla e la voglia matta di spezzare la maledizione del viale del tramonto e l'oblio del silenzio? Il Grillo di “Insomnia. Io dormo” che, nota impietoso l’occhiuto Corriere della Calabria, “non fa registrare il pienone” al Politeama di Catanzaro, lo fa temere.

Beppe le ha provate tutte. Ha fatto mettere in vendita nei botteghini calabresi i mandarini perché gli venissero lanciati addosso in segno di disaccordo e disprezzo. Ha proposto con una simbolica cifra aggiunta la costo del biglietto, il diritto per gli spettatori di rivolgergli in Teatro pubblicamente, e senza alcuna censura preventiva, domande le più imbarazzanti e insultanti che si può. Insomma, ha inseguito la sfida e la provocazione. Ma nessuno se l’è filato. Per questo a Catanzaro ce l’ha messa tutta per creare un pretesto che gli consentisse poi, com’era accaduto in passato proprio a Catanzaro, di dover chiedere scusa facendo ancora il protagonista. Ma procediamo con ordine.

“Focu meu”, ha esordito in calabrese stretto quasi a scaricare le dolorose fitte che in ogni capocomico provoca un teatro non affollato. Poi, mescolando italiano e dialetto, è andato avanti. “La Calabria è una terra strana”. Ancora: “La Calabria è la regione che ha fatto meno domande per il reddito di cittadinanza. C’è il paese più povero d’Italia, che si chiama Dinami, e a Dinami neanche una domanda di reddito di cittadinanza”. Quindi il botto: “E allora non rompetemi più i coglioni perché o lavorate in nero o siete tutti della ‘ndrangheta”. “Va bene? Cominciamo bene?“, ha sfidato gli spettatori. Sfida perché Grillo non può non sapere che la ‘ndrangheta, quando e dove c’è, diffonde disoccupazione, disperazione e fame, tranne per il ristretto giro del capomafia, e non lavoro e portafogli pieni per chi abita quelle comunità.

Non è la prima volta che Grillo mescola spettacolo e provocazione per interloquire coi calabresi. Durante una precedente tornata elettorale, comiziando per i 5* in piazza a Catanzaro (forma sublime di spettacolo), quando ancora non si sapeva se il Movimento sarebbe riuscito o no a presentare una propria lista elettorale, aveva annunciato che la lista ci sarebbe stata e sarebbe stata completa e formata da persone oneste. Poi aveva recitato sulla fatica necessaria, ma anche il suo personale stupore, per trovare in Calabria e a Catanzaro diverse decine di incensurati tutti in una volta. Insomma, il Movimento, questo il messaggio, per riuscirci aveva dovuto farsi un mazzo così.  Perfino nel M5s, allora, si sollevarono polemiche e il comico fu costretto a chiedere ufficialmente scusa alla Calabria per averla raccontata priva di incensurati.

Non si sa come andrà a finire questa volta per Dinami, paesino del vibonese, e per la Calabria. Del resto le scuse, arrivino o no, non servono a nulla. C’è invece un curioso elemento, che nessuno ha sottolineato e avrebbe dovuto spingere Grillo a maggior cautela: il richiamo al lavoro nero.

E’ infatti capitato in passato che qualcuno si fosse chiesto perché Grillo aveva lavorato solo raramente nelle televisioni di Berlusconi. La domanda girò un po’, soprattutto per dimostrare la faziosità di Berlusconi, fin quando non venne rivolta direttamente al Cavaliere (ex) come rimprovero per il suo (presunto) veto contro un avversario politico.  Ma Berlusconi in televisione rovesciò lo schema e scandì testualmente all’intervistatore: “Si figuri che non ho fatto mai lavorare Grillo nelle mie televisioni  giorno dopo il giornale online Affaritaliani (era il 16 marzo 2017, ore 16,48) sparava il titolo: primo rigo: “Berlusconi: Grillo voleva essere pagato in nero”. Secondo: “Silenzio assordante di Beppe”.

La notizia fece il giro di agenzie e giornali. Non seguì, che si sappia, alcuna smentita o denuncia. Ma questo non significa nulla perché tra potenti si trova sempre un accordo anche se poi restano strascichi che fanno battere la lingua dove il dente duole.