Cicciù, Di Cuonzo, Candido. Il sangue del Sud per far funzionare i servizi del Nord

Cicciù, Di Cuonzo, Candido. Il sangue del Sud per far funzionare i servizi del Nord

cicciù

Da Forza Italia al Pd. Dal presidente (uscente) della Regione Calabria al sindaco della città metropolitana di Reggio. Tutti a chiedere onore e l’accertamento delle circostanze e delle responsabilità per la morte di Giuseppe Cicciù, ferroviere di Reggio morto assieme al suo collega Mario Di Cuonzo, anche lui meridionale nato a Capua nel casertano.

Reggio ha un rapporto antico con le ferrovie e per molte generazioni il lavoro (a stipendio sicuro) nelle ferrovie è stato un obiettivo importante e spesso un vero e proprio ascensore sociale.

I due meridionali doc sono morti, quindi, di notte, nel lodigiano, cioè nel cuore del Nord che contribuivano a far funzionare alla grande sui treni ad alta velocità. Chissà quante volte, correndo veloci sui Frecciarossa hanno immaginato, perfino sognato, di poter condurre nelle loro terre un treno di quelli come comanda dio che in Calabria e nel casertano difficilmente mettono piede.

"Ho appreso con enorme tristezza la notizia della morte di Giuseppe Cicciù, il macchinista di Reggio Calabria deceduto nel deragliamento del treno di stamattina nel lodigiano: sono profondamente colpito dall'ennesima perdita di un calabrese, un reggino, deceduto sul lavoro", ha detto Francesco Cannizzaro deputato di Fi. Parole che si sono confuse e mescolate con quelle di Mario Oliverio, presidente (uscente) della regione Calabria: "Ancora una volta un altro nostro corregionale muore sul lavoro, lontano dalla sua terra e dai suoi affetti più cari. Alla famiglia giungano la nostra vicinanza e le più sentite condoglianze".

Intanto, nella Città dello Stretto il sindaco Falcomatà si è detto “sconvolto perché un altro figlio della nostra terra è rimasto coinvolto in un incidente. Esprimo il massimo cordoglio alla famiglia e chiedo che siano verificate eventuali responsabilità per l'accaduto". Falcomatà ha anche ricordato che Cicciù “su Facebook aveva scritto che la prevenzione è l'arma migliore, quasi a sentire quello che sarebbe accaduto”. “Mi ricorda – ha continuato - un altro nostro concittadino, Nino Candido, il vigile del fuoco morto nella terribile esplosione di Alessandria. Anche lui qualche giorno prima sui social aveva scritto 'quanto vale la vita di un vigilie del fuoco'. E così come per Nino Candido, anche per Giuseppe troveremo il modo per onorare la memoria di un altro figlio della nostra terra costretto ad andare fuori per lavorare e realizzarsi, e che ora lascia la sua terra e la sua famiglia nel dolore".

Per carità, nessuna retorica. Ma è significativo e rilevante il fatto che in Italia, soprattutto a Nord, non c’è fronte delicato dei servizi – treni, vigili del fuoco – dove non ci siano i meridionali a mandare avanti le cose. Gli stessi meridionali (sempre quasi morbosamente legati alla propria terra da dove sono costretti ad allontanarsi) che, purtroppo, non possono fare quello stesso lavoro dove sono nati.