ISTAT. Popolazione: netto calo al Sud, cresce il Nord, stabile il Centro.  Ogni 100 morti solo 67 neonati

ISTAT. Popolazione: netto calo al Sud, cresce il Nord, stabile il Centro.  Ogni 100 morti solo 67 neonati

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Continua a diminuire la popolazione: al 1° gennaio 2020 gli italiani residenti risultano 60mln 317mila. Siamo 116mila in meno rispetto all’anno scorso. Schizza verso l’alto il divario tra nascite e decessi: per 100 persone decedute arrivano solo 67 neonati. Dieci anni fa ne arrivavano invece 96.  Cresce ancora l'età media degli italiani. Siamo a 45,7 anni al 1° gennaio 2020.

Sono questi i fondamentali Indicatori demografici per il 2019 dell'Istat. Alla luce dei primi risultati provvisori, l'anno appena concluso - si legge nel rapporto - non risulta contrassegnato, per quanto concerne il quadro demografico nazionale, da significativi cambiamenti, inversioni di tendenza o improvvisi quanto temporanei shock di periodo.

Il 2019 è, infatti, un anno nel quale le tendenze demografiche risultano da un punto di vista congiunturale in linea con quelle mediamente espresse negli anni più recenti. Le evidenze documentano ancora una volta bassi livelli fecondità, un regolare quanto atteso aumento della speranza di vita, cui si accompagna, come ormai di consueto, una vivace dinamica delle migrazioni internazionali. Il riflesso di tali andamenti demografici comporta nel complesso un'ulteriore riduzione della popolazione residente. Siamo ininterrottamente in calo da cinque anni consecutivi e nel  2019 la riduzione è -1,9 per ogni mille residenti.

La riduzione si deve al rilevante bilancio negativo della dinamica naturale (nascite-decessi) risultata nel 2019 pari a -212mila unità, solo parzialmente attenuata da un saldo migratorio con l'estero ampiamente positivo (+143mila). Le ordinarie operazioni di allineamento e revisione delle anagrafi (saldo per altri motivi) comportano, inoltre, un saldo negativo per 48mila unità. Nel complesso, pertanto, la popolazione diminuisce di 116mila unità.

In crescita demografica solo alcune regioni del Nord. Il calo della popolazione si concentra prevalentemente nel Mezzogiorno (-6,3 per mille) e in misura inferiore nel Centro (-2,2 per mille). Al contrario, prosegue il processo di crescita della popolazione nel Nord (+1,4 per mille).

 Lo sviluppo demografico più importante si è registrato nelle Province autonome di Bolzano e Trento: +5 e più +3,6 per mille. Rilevante anche l'incremento in Lombardia (+3,4 per mille) ed Emilia-Romagna (+2,8). La Toscana, pur con un tasso di variazione negativo (-0,5 per mille), è la regione del Centro che contiene maggiormente la flessione demografica.

Radicalmente diverse le condizioni di sviluppo demografico delle singole regioni del Mezzogiorno, la migliore delle quali (Sardegna) nel 2019 perde “soltanto” il -5,3 per mille. Particolarmente critica, infine, la dinamica demografica di Molise e Basilicata che nel volgere di un solo anno perdono circa 10 per mille (quindi, l’1%) delle rispettive popolazioni.

Il ricambio naturale della popolazione appare sempre più compromesso. Nel 2019 si registra in Italia un saldo naturale pari a -212mila unità, frutto della differenza tra 435mila nascite e 647mila decessi. Preannunciato dalla dinamica tra nascite e decessi dell'ultimo decennio, si tratta del più basso livello di ricambio naturale mai espresso dal Paese dal 1918.