Papa Francesco ha nominato don Fortunato Morrone Vescovo di Reggio

Papa Francesco ha nominato don Fortunato Morrone Vescovo di Reggio

Morrone

Può dirsi con un certo margine di sicurezza insieme ad una buona dose di umiltà, di incominciare a fare conoscenza di un uomo immaginando il profilo che acquista luce, consistenza e tratto al nostro sguardo grazie alle parole che dice, ai silenzi e alle pause che si concede, alla narrazione di sé, generosa o riservata, alla storia di relazioni forti o deboli di cui è intessuta la sua vita, alla capacità di lasciarsi andare alle emozioni e ai sentimenti e non temerli. Da questi elementi e tanto altro, cominciamo ad intuire se si tratta di un uomo di relazione e di speranza oppure di un uomo solo e dalla luce smorzata.

La diretta dalla Cattedrale di Crotone di sabato 20 marzo fornisce immediata, non la distanza, pur legittima, per il mezzo a cui siamo abituati dalla pandemia, bensì la vicinanza a tutto tondo di don Fortunato Morrone, che pur condividendo in quel momento con la sua gente la notizia della nomina a vescovo della diocesi di Reggio Calabria Bova, si è presentato, per la prima volta, allo sguardo attento dei suoi futuri fedeli.

Grande è stata in questi mesi, l’attesa, carica di aspettative sul nuovo vescovo, ma ogni volta che papa Francesco ne nominava uno, era per un’altra sede. Non è facile la scelta quando si tratta di territori carichi di potenzialità, ma pur sempre di trincea, difficili e complessi, come quelli del Sud, mai esenti da problematiche dentro e fuori la stessa chiesa. Finalmente, l’incertezza è finita e ci si può rallegrare per l’auspicio “di un bel cammino insieme”, così come ha augurato Morrone, stretto dai cronisti, insieme alla richiesta di preghiere rivolta al suo nuovo gregge.

Nel discorso prevalentemente a braccio, vibrante d’emozione, consapevole della propria fragilità, il vescovo ha ricordato a se stesso, il monito del mercoledì delle Ceneri: “vedi che sei poca cosa, ma è il Signore che ti ha plasmato”.  Per questo ogni dono ricevuto è una responsabilità grande di cui essere grati. Don Fortunato Morrone è relativamente giovane, con i suoi 63 anni ben portati e spesi bene nella vigna del Signore. Grande esperienza di formatore, tra i molti incarichi, ricordiamo quello di Direttore spirituale nel Seminario San Pio X di Catanzaro, parroco in diverse parrocchie del crotonese, Assistente regionale dell’Azione cattolica, teologo e scrittore, estimatore di J. H. Newman, il che fa pensare ad un uomo del dialogo con i più lontani, Morrone ha ricevuto in un colpo solo dal nunzio apostolico, ben due “chiamate” davvero notevoli.

L’“eccomi” con cui risponde è di sorridente gratitudine che non fa sfoggio di sé, piuttosto è capace di memoria commossa,  del Salmo che risuona dei tempi in cui è stato ragazzo ed ha sentito su di sé la bontà del Signore, insieme alle parole di papa Francesco. “La Chiesa, Morrone ne sottolinea uno stralcio, ha bisogno di pastori, di servitori che sappiano mettersi in ginocchio davanti agli altri per lavare loro i piedi”. Le parole del papa risuonano in lui, spiega, come un giudizio nel senso bello del discernimento, della scelta. Le scelte nella vita e maggiormente per un uomo di fede, sono segnate dal limite creaturale, stanno nella consegna, nel morire a se stessi, che è lotta mai conclusa, ma “ricordarsi che il nostro egoismo morirà tre giorni dopo di noi”.

Chiamato alla paternità, “sotto il segno di san Giuseppe, uomo del silenzio e dei sogni, a cui affido il mio sogno, quello di una chiesa in cui si possa gustare la comunione fraterna…. in cui il fratello custodisce il fratello”. Due le parole chiave, che al momento delineano la cifra del vescovo Morrone: paternità e fraternità, che risuonano con empatica sollecitudine. La prima acquisita alla “scuola” del reggino monsignor Agostino, dono da restituire, da cui sono passati Morrone, appunto, Bregantini e tanti altri. La seconda, sempre legata al sogno di don Fortunato, per realizzarsi si è incarnata nei tanti volti di uomini e donne che hanno segnano con la loro vita, la sua storia in modo significativo lasciando un’impronta indelebile. Auguriamo di vero cuore al nostro vescovo che questo desiderio profondo possa prendere carne anche nella nostra città e sia segno di rinascita spirituale e attenzione agli ultimi.