LUNEDI', 24 NOVEMBRE 2014
Direttore: Aldo Varano

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DALL’ANONIMA ASPROMONTANA AL SEQUESTRO DI STATO

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NOSTRO SERVIZIO - Quando in Italia e in Calabria infuriavano i sequestri le cose andavano ufficiosamente in un modo, mai accertato ma che tutti davano per certo: quando un sequestro creava troppo clamore nell’opinione pubblica, lo Stato trovava un canale con l’Anonima e pagava il riscatto.

Andava bene a tutti. Lo Stato recuperava la faccia e risparmiava quattrini interrompendo la ricerca del sequestrato eccellente che costava dieci volte più delle pretese dell’Anonima. I parenti uscivano dall’incubo. Le forze dell’ordine, a turno, venivano elogiate per aver liberato l’ostaggio o dopo un conflitto a fuoco coi banditi (che riuscivano però a dileguarsi) o scoprendo la prigione con la vittima incustodita. I giornali vendevano. Prima, con l’exploit della liberazione; dopo, coi retroscena sul pagamento e i (presunti) maneggi dei Servizi; infine, coi reportage su sequestrati di serie A e B. I settentrionali, con alle spalle giornali capaci di mobilitare l’opinione pubblica, e quelli di serie B che, neanche a dirlo, erano i calabresi: miliardari sì, ma sempre pezzenti e figli di dio minore. In ogni caso, il sequestrato, quando per incidente non moriva in mano ai rapitori, tornava a casa.

Lo Stato garantiva.

Nelle settimane scorse vicino Roma c’è stato un sequestro. Con tutti i bolli e i documenti necessari dello Stato, sono state sequestrate una giovane madre e la sua bambina di sei anni. Cinquanta uomini delle forze dell’ordine sono stati costretti da solerti funzionari dello Stato: poliziotti, magistrati, prefetti, funzionari, personaggi non meglio identificati e su ordine di non si sa chi.

Ma lo scenario, rispetto ai tempi dell’Anonima sequestri è cambiato. Quello della signora Alma e della sua bimba Aula con una modifica tecnica non irrilevante si potrebbe definire sequestro senza la restituzione dell’ostaggio. Una volta lo Stato, incapace di garantire le regole, comprava l’ostaggio e metteva fine al sequestro. Ora lo Stato, incapace di garantire le regole, organizza il sequestro e consegna le vittime al mandante del rapimento.

Mandante del sequestro è un vecchio dittatore di un vasto paese nato con la diaspora dell’Urss (con tanto petrolio e gas). Braccio operativo del sequestro il Governo, che giuridicamente è il responsabile del sequestro organizzato dai funzionari dello Stato. Catturati donna e bambina li hanno impacchettati, messi su un aereo e riconsegnati al tiranno del loro paese che ha aveva mobilitato le proprie cancellerie per poterle riavere. Addirittura l’ambasciatore in Italia del tiranno ha trattato con gli uomini del Ministero dell’Interno e direttamente con la squadra mobile e la Digos romani. Obiettivo: costringere il marito e padre delle due donne, rifugiato politico ufficialmente riconosciuto dall’Inghilterra, a ritornare nel proprio paese, attraverso la minaccia alla moglie e alla figlia.

Rapimento senza restituzione dell’ostaggio perché anche se il Governo italiano ha riconosciuto che il rapimento è stato illegittimo e le due donne sono libere di tornare a Roma, l’ex compagno Nursultan Nazarbaev, già segretario del partito comunista del Kazakistan ed ora tiranno di quel paese, non ha certo l’intenzione di restituirle.

Insomma, a oltre un quarto di secolo di distanza si scopre che lo Stato da pagatore (ufficioso) dei riscatti ai sequestratori in Aspromonte si è trasformato in sequestratore senza restituzione dell’ostaggio, impegnato in una tratta di donne fa un certo effetto e incupisce il disagio di un paese che sempre più si avverte sull’orlo del precipizio.