Direttore: Aldo Varano    

Minniti, i pentiti, la barbarie. ALDO VARANO

Minniti, i pentiti, la barbarie. ALDO VARANO

Minniti      di ALDO VARANO - Antonino Zavettieri, collaboratore di giustizia, sembra netto e preciso: «Noi votavamo a Matacena. E Peppe Greco, il figlio di Ciccio, capo 'ndrangheta di Calanna, appoggiava a Minniti, all'Onorevole Minniti». Sobbalza il Pm: «Minniti?». E Zavettieri: «Marco Minniti». Poi, discorsivo, aggiunge: «Ha preso 800 voti a Calanna nel '94 e nel '96, e anche coso... là... Don Rocco Musolino appoggiava a Minniti che lo ha fatto uscire dal carcere tre giorni prima delle elezioni, si era impegnato a farlo uscire».

L’aspetto (il primo) incredibile della vicenda che si è consumata molti anni fa, è: come cavolo ha fatto questo diavolo di un Minniti a ottenere a Calanna nel 1994, me le ricordo quelle elezioni, una montagna di 800 voti senza essere candidato? Noi non sappiamo perché Zavettieri disse quelle cose ma siamo certi che Minniti nel 1994 candidato non fu. Ma se non fu candidato, come non fu, come fece ad avere 800 voti? L'unica spiegazione è che scattò la strategica capacità di preveggenza e manovra della ‘ndrangheta che adocchiato il giovanotto capì che era bene votarlo massicciamente (anche se non era candidato: ma smettiamola a voler spaccare il capello in quattro!) perché avrebbe fatto carriera per poterlo poi avere "a disposizione degli amici e degli amici degli amici”.

Altro aspetto (il secondo) curioso è che “don Rocco Musolino”, come lo chiama il collaboratore Zavettieri, dal carcere era uscito almeno da qualche anno: possibile che un boss come lui fosse così sprovveduto da farsi abbindolare dalla promessa di una scarcerazione nonostante fosse libero?

E’ però vero, potremmo testimoniarlo, che il senatore Minniti nel 1996 fu effettivamente candidato nel collegio che comprendeva Calanna. Anzi, fu candidato doppio: nel collegio uninominale, in rappresentanza dell’Ulivo che raggruppava tutti i partiti del Csx, contrapposto ad altri candidati tra cui Amadeo Matacena J; e candidato capolista del Pds nella quota proporzionale.

Mi dispiace, e spero che il senatore Minniti non me ne voglia, ma la sua doppia candidatura si concluse con una doppia bocciatura. Minniti non passò nell’uninominale dove fu battuto, anzi stracciato, da Matacena che diventò deputato. E non venne eletto nel proporzionale perché l’Ulivo stravinse in Calabria nell’uninominale (dove però Minniti restò a terra) impedendo che scattassero i seggi della quota proporzionale. Ci fu anche un altro candidato del Pds che in Italia ebbe la stessa sorte di Minniti perché nella sua regione (Campania), l’Ulivo aveva vinto tutto. L'on. Giorgio Napolitano che non fu eletto, come Minniti, per un eccesso di successo. Pare che entrambi abbiano festeggiato insieme quella “sconfitta”.

Torniamo a Calanna. 1996, collegio uninominale. Elettori 976; votanti 812; bianche o nulle 116, voti validi 696. Ottengono voti: Matacena 471; Castrizio, 42; Albanese 4. Il tutto fa quindi 517. Il ministero dell’Interno non registra i voti dell’Ulivo, ma, nella migliore delle ipotesi sarebbero 179 per un’alleanza che stravince nel paese (e anche in Calabria) e candida Minniti. Vogliamo dirla tutta? una performance molto sotto la modestia. Nel voto proporzionale quello espresso direttamente sul suo nome: Minniti a Calanna si fermò a 40 preferenze. Non fu un granché! Insomma, quel territorio non l'amò e, soprattutto, non lo aiutò.

Fin qui i fatti che escludono alla radice la credibilità delle rivelazioni di Zavettieri il cui racconto, pur noto, venne consegnato a verbali giustamente seppelliti da qualche parte perché inutili.

Perché spuntano fuori proprio ora? E com’è possibile che dichiarazioni così infamanti e chiaramente balorde vengano date, quasi un ventennio dopo, in pasto al circuito della comunicazione?

Questo giornale non ama i collaboratori di giustizia. Lo ripetiamo per l’ennesima volta: non sono “pentiti” ma criminali che propongono allo Stato un patto: io rivelo quel che so e ti aiuto a vincere contro le mafie, tu mi fai uno sconto sulla galera. Questo giornale crede anche che questo patto sia ancora conveniente per lo Stato anche se prima o poi non potrà che essere cancellato. Ma i collaboratori di giustizia, fin quando saremo costretti a utilizzarli, sono una cosa straordinariamente delicata: i loro racconti devono essere riscontrati con circostanze e fatti che non dipendono dal loro narrato.

Se non è così è la barbarie. Oggi tocca a me e domani tocca a te. E quando capita la ndrangheta si gode il vantaggio.