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REGGIO. Il Miramare, la storia, la prospettiva

REGGIO. Il Miramare, la storia, la prospettiva

Hotel Miramare di MARISA CAGLIOSTRO -

L’Albergo Miramare, rientrato nel 2007 nella disponibilità del Comune di Reggio Calabria, dopo una vertenza giudiziaria con la Società che ne aveva la gestione,faceva parte dell’ampio patrimonio edilizio e fondiario delle I.P.A.B. (Istituti per l’Assistenza e Beneficenza), formatosi per donazioni e lasciti testamentari di famiglie reggine nell’ultimo quarto dell’Ottocento.

Questo e altri immobili e terreni sono pervenuti al patrimonio comunale nel 1985 con delibera del Consiglio Regionale della Calabria, in attuazione della procedura amministrativa per l’estinzione delle Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza prevista dalla legge regionale 16/01/1985.

Con atto notarile del 26 novembre 1985, il commissario straordinario pro tempore della disciolta I.P.A.B., ossia  “Ricovero comunale di mendicità” , stipula un contratto di locazione con la società “Grande Albergo Miramare” Srl per la durata di 20 anni, vincolandolo alla destinazione alberghiera. Nel 2004, con Delibera Comunale viene disdetto il contratto di locazione con la società “G.A.M. srl”. Successivamente viene indetta un’asta pubblica per l’affidamento in locazione della struttura alberghiera secondo criteri di trasparenza ,professionalità etc., ma senza alcun seguito.

Le ultime vicende vedono l’immobile messo in vendita all’asta dall’Amministrazione civica commissariata e successivamente, non essendo pervenuta l’offerta richiesta, ritirato dalla vendita dalla nuova Amministrazione che intende, correttamente, conservarlo al patrimonio pubblico.

Le principali istituzioni assistenziali attive in città prima del grave sisma del 1908, erano costituite dal Ricovero comunale di mendicità istituito nel 1871 per ospitare i più poveri, dall’Ospizio Vitrioli - Nava fondato nel 1880 “per gli storpi e gli invalidi al lavoro”, dall’ Asilo di mendicità Laboccetta, nel 1891, che ospitava persone già abbienti e “nobili” caduti in povertà.*

Nel 1931 queste Istituzioni erano state con Regio Decreto del 25 maggio raggruppate sotto unica amministrazione con la denominazione di Ricoveri Riuniti di mendicità comunale. Le motivazioni erano di ordine economico gestionale essendo in costruzione il grande edificio del Rione Eremo che, progettato nel 1921 dall’ing.Pietro De Nava, artefice del nuovo assetto urbanistico e del nuovo volto architettonico della città, avrebbe consentito di ospitare insieme le circa duecento persone disagiate. In definitiva una spending review dell’epoca! La nuova grande costruzione era dotata di tutti i locali di servizio e di soggiorno e anche di un ampio giardino con disposizione a terrazzamento. Oggi, la parte più a monte del grande complesso dei Ricoveri, è ampiamente modificato all’interno per l’uso dell’Istituto Ortopedico mentre il corpo a livello inferiore è sede del Ricovero di mendicità oggi definito “Casa di riposo comunale”, che ha conservato, pur dopo i recenti restauri un aspetto imponente di gradevole disegno neoclassico.

E’ indubbia l’importanza, anche dal punto di vista storico architettonico, di alcuni degli edifici costruiti dopo il sisma dall’Ente benefico, oltre il complesso del Ricovero comunale di mendicità, come il Grande Albergo Miramare ,progettati e costruiti ad opera da noti architetti in coerenza con l’ immagine di decoro urbano che si voleva dare alla nuova città.

Non è male ricordare sia ai reggini che alle istituzioni varie interessate al governo del nostro patrimonio identitario, le motivazioni etiche connesse alla gestione di un bene che ci perviene dal passato, dall’attenzione dei nostri progenitori verso i bisogni dei più deboli. Una eredità che è stata trasferita all’ente pubblico per motivi burocratici ma che, insieme alle “proprietà”, ha trasferito a nostro avviso, anche l’obbligo morale di provvedere a sanare le ingiustizie sociali, le diversità e anche, come gli statuti ottocenteschi precisavano, ad ospitare, anche se per un tempo limitato, bisognosi provenienti da altri paesi e a fornire loro la possibilità di praticare la religione che avevano scelto. Questo era scritto negli Statuti di queste istituzioni a Reggio negli anni ’60 dell’Ottocento!

Ma torniamo al Miramare, la cui costruzione venne decisa nel 1922 dall’Ente assistenziale, su terreno pervenuto nel 1904 da testamento di un privato, per realizzare, sul nuovo Lungomare, un grande albergo che attraesse i turisti e portasse, attraverso l’affitto percepito, una rendita aggiuntiva al Ricovero di mendicità per meglio provvedere ai bisogni di pubblica assistenza. La progettazione dell’attuale edificio alberghiero, dopo un primo progetto non andato a buon fine per carenze di tipo tecnico-strutturale, venne affidata all’ ing. Ugo Fiaccadori, che se ne assunse l’onere senza nulla pretendere. I lavori, dell’importo di L. 2.852.000, iniziarono nel 1925 e furono completati nell’agosto 1928. Nel 1927 era stato sottoscritto un contratto di locazione con una società appositamente costituita nel 1925, la SAGAM (Società Anonima Grande Albergo Miramare), di cui faceva parte lo stesso progettista, che si assumeva l’onere della costruzione a fronte di una gestione della durata di 29 anni e di un canone di L. 55.000 da versare alla cassa dei Ricoveri.

Nel contesto della nuova forma del giardinaggio del Lungomare con “un dolce declivio che basti a superare il dislivello” si inserisce la costruzione del Grande Albergo che, grazie a felici scelte stilistiche e architettoniche diventa struttura importante e originale, appieno inserita nel quadro naturale e paesaggistico. Le ampie vetrate del piano rialzato a livello del terrazzo prospiciente il mare si affacciano su un panorama incomparabile con lo sfondo dello Stretto di Messina e dell’Etna.

L’edificio, limitato a nord dalla Via Giudecca, a sud dalla Via Fata Morgana, ad ovest dalla Via Vittorio Emanuele III (Via Marina Alta) era così descritto dal progettista nella sua relazione tecnica: “…. è diviso in tre corpi di fabbrica pressoché rettangolari. I due corpi laterali sono a due piani fuori terra oltre il sotterraneo; il corpo centrale è a due piani fuori terra solo nelle due testate prospicienti le strade, la parte mediana ha solo il piano terreno oltre il sotterraneo. Quest’ultimo è in parte adibito a rimesse di automobili e in parte per cantina, legnaia, lavanderia, stireria, deposito bagagli, locale servizio ed eventualmente locale biliardi …. Nel corpo centrale è ricavato un grande salone che può essere suddiviso da vetrate a seconda del bisogno, al fianco destro è progettata una sala per uso caffè e al fianco sinistro una ad uso ristorante; questi tre ambienti prospettano verso la marina su di una spaziosa terrazza da potersi adibire tanto al caffè che al ristorante …. Il piano superiore è completamente adibito a stanze da letto e servizi ….. Una camera centrale guardante sulla Via Marina è stata lasciata più grande delle altre …. a scopo di rappresentanza in genere …. La decorazione esterna è stata studiata la più sobria possibile … Fino ai davanzali delle finestre del piano terreno sarà eseguito in pietra artificiale con impasto di cemento, colori e graniglia di pietre naturali, la rimanente parte sarà eseguita con stucco e colori in pasta ad imitazione di pietre naturali, tale sistema usato ad un’altezza sufficiente da essere fuori dal vandalismo delle persone …” I tempi cambiano ma le brutte abitudini restano!

Durante i lavori di sbancamento, nel 1925-26, emersero tracce di un edificio di età romana imperiale con pavimenti a mosaico bicromo e policromo, un pozzo, un grande dolio di circa cm 180x140 (giara per conservare derrate alimentari) e, in vari livelli dello scavo, statuette fittili di età ellenistica, vasetti, frammenti architettonici, lucerne di epoche romana e medioevale. Ne conseguì,da parte dell’ente di tutela ministeriale, l’apposizione di un vincolo di bene di interesse storico artistico e archeologico. Il mosaico restaurato e la giara erano visibili nella hall, dove crediamo ci siano ancora così come gli altri reperti di minore ingombro consegnati in deposito dalla Soprintendenza archeologica!**

Nel corso della seconda guerra mondiale l’albergo subì danni per le incursioni aeree e per la requisizione da parte del Governo per ospitare il quartier generale. Riparati i danni bellici, su progetto dell’ing. Francesco Albanese, l’Albergo venne sopraelevato di un ulteriore piano nel 1955 continuando la sua attività usuale.

Ristrutturato dalla Società GAM (Grande Albergo Miramare), che era subentrata nella gestione dal 1985, su progetto dell’ing. Domenico Frisina e dell’arch. Giuseppe Romeo Filocamo l’Albergo ha avuto un ruolo importante nella vita socio culturale cittadina per diversi anni ospitando rappresentanti di commercio, turisti di passaggio e divenendo l’abituale seconda casa dei tanti docenti fuori sede dell’Istituto Universitario di Architettura. Feste e raffinati ricevimenti negli anni ‘60 ’70 e’80 hanno lasciato posto alla normale attività alberghiera e di ristorazione, con la garanzia di un tranquillo “bon ton”, fino alla graduale decadenza allorché altre strutture alberghiere più moderne e stellate ne hanno soppiantato la comodità senza però sostituirne il fascino e l’aria chic e un po’ demodé.

La sua definitiva chiusura ha certamente creato un vuoto mai colmato nel panorama tuttora carente dell’ospitalità cittadina che i numerosi bed & breakfast non colmano, semmai evidenziano. Quale sorte augurare a questo gioiello di famiglia della città? Una nuova gestione magari di una catena importante che se ne carichi l’adeguamento a standard medio alti e lo riporti ad offrire dalle sue finestre un panorama unico, lo Stretto e l’Etna e tale da far desiderare di tornare? O una scelta di farne un centro culturale residenziale per la convegnistica e per ospiti ed eventi artistici e letterari che facciano rientrare la città nei circuiti turistico culturali nazionali e internazionali di cui è stata pure partecipe? Sono scelte difficili, da maturare in base alle origini e alle motivazioni della costruzione, al fatto che è ormai un bene vincolato non tanto per la sua architettura e la sua destinazione d’uso, quanto per i decenni di vita che si sono svolti nel suo caffè, il suo terrazzo, le stanze frequentare da artisti, scrittori, giornalisti, studiosi che hanno lasciato certamente un po’ del loro cuore sentendosi come a casa e prenotando alla partenza il prossimo soggiorno.

La nuova amministrazione civica ha in programma di valorizzare questo bene prezioso per la città e certamente ne individuerà e proporrà alla città un utilizzo pubblico compatibile e che non ignori anche le finalità per cui era nato, di supporto economico per i più sfortunati che nella società odierna non mancano certamente.

*Gli antichi documenti sulla storia dell’Ente di beneficenza sono conservati nell’Archivio dei Ricoveri riuniti che è sotto la vigilanza della Soprintendenza archivistica, nell’Archivio di Stato e all’UTE. Questi documenti sono stati oggetto di una tesi di laurea (arch. Margherita Ruffo, a.a. 1988-89, rel. prof. M. Cagliostro).

**Le notizie sugli scavi degli anni 1925-26 sono della Carta Archeologica della città e della prof. Francesca Martorano.

 

* Foto F.Barbieri

 

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Ricoveri foto depoca

 

Ricoveri riuniti oggi

 

GAM lapide