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Gioia è il porto della droga della ‘ndrangheta, come dice la Dna; o no, come dice Gratteri?

Gioia è il porto della droga della ‘ndrangheta, come dice la Dna; o no, come dice Gratteri?

prtgt      di ALDO VARANO –

UNO. 18 settembre del 2014. Alle 15,19 l’agenzia LaPresse mette in rete due lanci che Zoomsud riprende col titolo:

“NDR. GRATTERI: Non è il Porto di Gioia il centro dei traffici di cocaina della ‘ndrangheta”.

Nel primo lancio, quello che determina il titolo di Zoomsud, si legge:

''Non è il porto di Gioia Tauro il centro dei traffici di cocaina che la 'ndrangheta distribuisce in tutta Europa''. Così il procuratore aggiunto Nicola Gratteri a margine della conferenza che ha illustrato i particolari dell'operazione Ulivo 99 nella Locride, al comando provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria. ''Questa indagine conferma due cose che noi come procura di Reggio Calabria sosteniamo da tempo - ha spiegato Gratteri - il collaboratore di giustizia Salvatore Mancuso, narcotrafficante, ci ha spiegato che loro preferiscono far arrivare la cocaina in Europa dalla parte dell'Oceano, dalle coste della Spagna o dall'Europa del Nord perché' il mar Mediterraneo è uno dei posti più sorvegliati''.

DUE. 24 febbraio 2015. Sono passati circa 5 mesi e l’ansa di Roma resoconta la relazione della Direzione nazionale Antimafia col titolo:

'Ndrangheta: Dna, Gioia Tauro porta ingresso cocaina in Italia

Dice il testo:

“Le indagini hanno evidenziato a Reggio Calabria la perdurante posizione di assoluta primazia della 'ndrangheta nel traffico internazionale di stupefacenti (…) Traffico consentito anche e soprattutto dal controllo totalizzante del Porto di Gioia Tauro - rivela la Dna - dove gli 'ndranghetisti riescono a godere di ampi, continui, inesauribili, appoggi interni. Il Porto di Gioia Tauro è divenuto la vera porta d'ingresso della cocaina in Italia. Nel solo periodo tra giugno 2012 e Luglio 2013 quasi la metà della cocaina sequestrata in Italia (circa 1600 kg su circa 3700 complessivi) è stata intercettata a Gioia Tauro”.

TRE. LaPresse e l’Ansa lavorano bene. Riferiscono correttamente. Leggendole è però del tutto evidente che siamo, sul porto di Gioia Tauro, di fronte a posizioni inconciliabili, tanto che la onorevole Scopelliti (ignorando le posizioni di Gratteri ma preoccupata dal testo della Dna) ha chiesto che l’esercito controlli il porto come si fa quando c’è la guerra.

Chi ha ragione?

Gratteri, con le cui opinioni è legittimo essere in disaccordo, è e resta il magistrato che in Italia conosce meglio di tutti i traffici delle droghe e di cocaina. E’ lui ad essersene occupato concretamente più di tutti gli altri suoi colleghi. E’ lui che ha lavorato su questo crinale pericoloso in Calabria, in Italia e all’estero. Insomma, sa di cosa parla.

Di contro i magistrati della Dna, che anche dopo l’accantonamento dell’ambizioso progetto di Giovanni Falcone, sconfitto e messo in minoranza sul punto, e pur rimasto un ufficio studi molto prestigioso e autorevole, ha una conoscenza indiretta di questa realtà.

QUATTRO. E’ impossibile - fino a documentata prova contraria - non dare ragione a Gratteri che a settembre, grazie alle sue indagini e alle rivelazioni di pentiti, aveva perfino ricostruito, sia pure per sobri accenni, alle nuove rotte dei signori della droga tra cui sguazzano gli ‘ndranghetisti. Gratteri aveva anche ricordato che il Mediterraneo - dove c’è il porto di Gioia Tauro - è uno dei più sorvegliati del mondo.

Forse perché è poco più di un lago, perché è una zona inquieta connessa agli equilibri geopolitici del potere mondiale, perché da qui passa il 40 per cento delle merci prodotte nel mondo (armi comprese). E’ sulla base di questi elementi, che Gratteri deve aver bocciato la diceria di Gioia portale della cocaina della ‘ndrangheta. Altro e diverso problema è che anche lì, come in tutti i porti di grande traffico, passano grandi quantitativi di droga che però, proprio lì sono stati intercettati più che altrove (il che, peraltro, legittima la ricostruzione del magistrato calabrese). Ciò non significa che il Porto di Gioia non sia infiltrato da uomini delle cosche e/o del malaffare da individuare ed espellere.

CINQUE. E’ un problema delicato. Su Gioia Tauro è in atto uno scontro feroce tra potentati stranieri che non vedono di buon’occhio il decollo di Gioia che potrebbe rovesciare come un calzino la storia e il destino di questa regione e di gran parte del Mezzogiorno. Tra quelle banchine si potrebbero finalmente costruire condizioni per una produzione massiccia di risorse, ricchezza, lavoro e, forse, sottraendo lucrosi affari ad altri porti (del nord Europa e non solo) rispetto ai quali l’Italia ha posizioni ancillari di estrema debolezza.

Ecco perché la Calabria, a partire dalla quella più interessata alla lotta di liberazione dalla ‘ndrangheta e che soffre e s’interroga per il mancato raggiungimento di questo obiettivo, chiede attenzione prima di lanciare segnali che la danneggiano. In Calabria la situazione è troppo delicata e pericolosa perché si possa intervenire senza la dovuta attenzione. Ne tengano conto tutti.