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IL BILANCIO. Regionalismo 15 anni dopo: Calabria sull’orlo del fallimento

IL BILANCIO. Regionalismo 15 anni dopo: Calabria sull’orlo del fallimento

rgn      di ALESSIA PRINCIPE -

 Così tanto brava ad attirarli quanto brava a perderli. Ecco il rapporto amoroso tra Calabria e Europa. I fondi la regione riesce a ottenerli su carta ma poi non li usa o la fa male, malissimo e questi rischiano di tornare alla “casa madre”. Il problema è che l’Europa non è tanto disattenta quanto la punta dello Stivale, in cui la politica con dolo o colpa grave riesce puntualmente a buttare a mare i pochi risultati ottenuti, quindi viene a bussar cassa per la resa dei conti che - come accade quasi sempre - non tornano mai.

Non è filosofia a buon mercato del mercato calabrese del magna magna, ma è economia e con i numeri si può scherzare poco. Ecco che esce fuori da uno studio di Demoskopica presentato a Rende (Cs) che la Calabria è sull’orlo del default. La Regione rischia di perdere quasi due miliardi di euro di fondi comunitari di cui un miliardo dai fondi Fesr e Fse. L’altro “tesoretto” a rischio è quello dei Pac, una parte (377 milioni) è in bilico a causa di un ultimatum contenuto nella Legge di Stabilità, l’altra parte (546 milioni) potrebbe essere colpito dalla “mannaja” dello Stato se i progetti collegati non dovessero subire un’accelerazione.

La Regione ha tempo fino al 31 dicembre di quest’anno per certificare 974 milioni di euro, pena il disimpegno automatico per il periodo 2007–2013. Se non si correrà ai ripari entro quella data, i soldi torneranno indietro lasciandoci con un cerino in mano. Come una qualunque azienda che non ha i conti a posto, la Calabria potrebbe fallire. Se in un’impresa la conseguenza sarebbe la saracinesca giù e tutti a casa, in una regione come la nostra le immediate conseguenze graverebbero su settori già fragilissimi: politiche sociali, lavoro, contrasto alla ’ndrangheta, sviluppo economico, sanità, ambiente e lavori pubblici. Più o meno equivarrebbe a chiudere bottega lasciando il territorio al suo destino.

Responsabili e artifici

Secondo l’analisi di Demoskopica i principali responsabili del pericolo default sarebbero ben individuati: irresponsabilità politica, freni burocratici, assembleari conferenze dei servizi e una miriade di ricorsi. Ma in questo clima di “precarietà” cosa ha fatto la Calabria per arginare l’approssimazione nella gestione dei fondi? È ricorsa alla classica “toppa” che porta il nome di “progetti sponda” (oggi “retrospettivi”). Di che parliamo? Di artifici tecnici, nello specifico si tratta di un sistema che permette di dirottare parte dei fondi ottenuti per dati progetti - che hanno ottenuto il finanziamento europeo - in altri completamente diversi. Questo denaro, riconvertito, è alla mercé delle amministrazioni che possono decidere discrezionalmente come sfruttarlo. In pratica si svincola qualcosa che doveva essere ancorato a un lavoro preciso, rendicontabile e trasparente, e se ne fa quello che si vuole.

Alla ricerca dei bandi perduti

La Calabria, che rientra nelle regioni “Obiettivo Uno” (che promuove lo sviluppo nelle regioni in difficoltà) e in quelle “Zone obiettivo convergenza” (con un Pil pro capite inferiore al 75% della media comunitaria) aveva avuto diritto a un pioggia di quattrini ma naturalmente non ne ha saputo fare buon uso, anzi non li ha usati affatto. Gli allarmi sui bandi mai espletati e i progetti mai cominciati era stato lanciato da più parti ma il pantano della politica regionale ha soffocato tutto.

E adesso che siamo con le spalle al muro è una lotta contro il tempo. «Il presidente Oliverio per evitare il default - ha detto il presidente dell’Istituto Demoskopika, Raffaele Rio - dovrebbe andare alla ricerca di tutti i bandi, ad oggi, in stato di avanzamento ritardato e accelerare la chiusura del procedimento amministrativo. Inoltre, dovrebbe riprogrammare i progetti che possono essere realmente cantierabili e inviarli al Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica per l'attuazione di circa 550 milioni di euro. Adesso, però, oltre alla delibera della giunta regionale che sarà esecutiva soltanto a seguito dell'approvazione del Consiglio regionale - sostiene ancora Rio – è obbligatorio procedere a passo spedito e concreto».

Rifinanziamenti, scadenze progetti in bilico

«In Calabria - secondo l’analisi di Demoskopica - , il Piano di azione per la coesione (il Pac - strumento creato per rafforzare l'efficacia degli interventi e per avviare nuove azioni da riprendere nella programmazione per il 2014- 2020) ha aderito ad alcune fasi». Le più rilevanti sono la terza e la quarta. La terza pari a un impegno di 377 milioni di euro e la quarta pari a 546 milioni di euro.

La terza fase di intervento dei Pac riguarda il settore economico e occupazionale. La Legge di Stabilità dice: se entro il 30 settembre 2014 le risorse previste non sono state impegnate, i fondi torneranno allo Stato centrale che li impiegherà per promuovere forme di occupazione stabile. La norma prevede che ai datori di lavoro è riconosciuto, per un periodo massimo di trentasei mesi, l'esonero del versamento dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all'Inail, nel limite massimo di un importo di esonero pari a 8.060 euro su base annua. La Calabria aveva un “tesoro” di 377 milioni da impiegare e al 31 dicembre 2013 ne ha sfruttati solo 26 milioni perdendone 350. «A farne le spese - si legge nello studio - sarebbero numerosi progetti in diversi settori vitali per il rilancio economico e sociale del tessuto calabrese tra i quali il “rifinanziamento del credito d'imposta per occupati svantaggiati e molto svantaggiati” (25 milioni di euro), il “sistema di incentivazione alle imprese regionali per sostenere gli investimenti e il riequilibrio finanziario” (8 milioni di euro), gli “aiuti alle persone con elevato disagio sociale” (5 milioni di euro), la “creazione di una rete di accoglienza abitativa e di inclusione sociale nelle aree urbane per i lavoratori immigrati e per le loro famiglie” (13,9 milioni di euro), il “progetto Case della Salute” (67,5 milioni di euro).

Nella quarta fase del Pac l'importanza strategica della riprogrammazione prevede 546 milioni di euro. Per scongiurare la perdita di questi soldi, il Governo regionale deve immediatamente verificare, da una parte, l'effettiva cantierabilità dei progetti attualmente inseriti nella quarta fase del Pac e, in caso di impossibilità attuativa, riprogrammare, dall'altra parte, le risorse finanziarie su altri progetti». Cosa si rischia? In bilico finiscono i progetti co-me l'attuazione del Piano regionale per la bonifica delle aree inquinate, i contratti locali di sicurezza e la seconda manifestazione di interesse sui Beni confiscati alla mafia, la realizzazione del servizio informativo sanitario regio-nale, gli interventi per la riduzione dei consumi energetici nelle imprese localizzate nell'area industriale Rosarno-Gioia-San Ferdinando facenti parte dell'Accordi di programma quadro (Apq) di Gioia Tauro. E, inoltre, il grande progetto sulla nuova aerostazione di Lamezia Terme, la Gallico-Gambarie e l'ultimazione dei lavori della Trasversale delle Serre (Ss182).