Direttore: Aldo Varano    

Caro addetto ti scrivo … (quando irrompe la gentilezza)

Caro addetto ti scrivo … (quando irrompe la gentilezza)

gntlzdi ROSA CHILÀ -

In questo contingente periodo di ogni crisi, di rapporti personali inaciditi, di insoddisfazioni della più svariata natura, di ogni sorta di cattiveria, di paura per il lavoro sia quando manca sia quando lo si ha, consentitemi di raccontarvi.

L’altro giorno, io ed una mia amica, ci siamo recate in un negozio che vende materiale elettronico. Per intenderci, uno di quei grandi magazzini che vendono dallo spremiagrumi alla grande mela.

Era domenica ed era aperto ed era qui in città.

La mia amica voleva informazioni su un prodotto mentre io ero meno interessata e mi guardavo attorno.

Ad un tratto, un ragazzo ivi addetto, comincia a fornire spiegazioni e da lì a poco mi ritrovo con il mio sguardo inebetito a leggere e bere tutte le sue parole ivi comprese le deglutizioni.

Un agglomerato di competenza coinvolgente.

Un entusiasmo che pareva esplodere da un contenitore di solo merito.

UNA GENTILEZZA VERSO IL CLIENTE ORMAI SCONOSCIUTA.

Quel ragazzo saltava da un prodotto all’altro, da un angolo all’altro del reparto e descriveva e sembrava cantare un canto Natalizio ed io gli correvo dietro (nonostante un tremendo mal di schiena) perché dovevo sentire le sue parole e volevo scrutare l’espressione entusiasta del suo viso e non dovevo perdermi nemmeno una vocale e nemmeno le sue deglutizioni.

E se poco poco mi spariva il suo viso mi intrufolavo, spazzavo via la mia amica, mi piegavo, mi alzavo sulla punta dei piedi perché un viso gentile ma concreto, sorridente ma competente … non capita di vederlo ogni giorno.

Pensavo: tu sei arrivato qua per merito ma, se pure ci fosse stata una piccola spinta, che Iddio la benedica!

Immaginavo il suo stipendio, giacché ormai tutti conosciamo i prezzi che girano, ma a lui pareva non importare perché a lui basta aprire il rubinetto e le parole zampillano gentili ed inarrestabili dalla sorgiva delle informazioni.

E mi torna in mente il Sant’Ambrogio del Giusti. Quella poesia aveva lo scopo di smuovere le coscienze ma,nel mentre tuonava contro il soldato straniero, lo guarda e dice: “qui, se non fuggo, abbraccio un caporale, colla su’ brava mazza di nocciolo, duro e piantato lì come un piolo”.

A differenza sua, ora, mi trovo dentro la mia casetta alla ricerca di ogni centesimo. Alzo le mattonelle, giro nei materassi, ricostruisco il mio albero genealogico alla ricerca di un eventuale zio Tom.

In quel negozio ci devo tornare e lui mi deve rispiegare tutto sin dall’inizio e non deve tralasciare nemmeno una deglutizione !!!

Ed alla fine … comprerò qualsiasi cosa mi farà trovare tra le mani.

Caro ragazzo, penso che, nelle peggiori delle ipotesi, tu sarai sempre l’ultimo dipendente che abbasserà la saracinesca nel mentre, come per incantesimo, mille altre si alzeranno pronte ad accoglierti.

Il merito vince e quella gentilezza, che proprio valore aggiunto non è, sarei pure disposta a pagarla …