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CIRO'. I fondi Por per salvare Punta Alice

CIRO'. I fondi Por per salvare Punta Alice

 Punta Alice    di PAOLO VELTRI – Si torna a parlare del patrimonio culturale della nostra regione. Dopo il caso di Monasterace segnaliamo ai nostri lettori le pessimi condizioni in cui versa il sito archeologico di Punta Alice, a Cirò Marina in provincia di Crotone.

Le fonti antiche tramandano che nella bassa Krimisa intorno al VI-V secolo a.C. è stato fondato un santuario dall’eroe greco Filottete di ritorno dalla guerra di Troia e dedicato ad Apollo Aleo, il protettore del mare e della navigazione. Sempre la leggenda dice che Filottete abbia consacrato il proprio arco e le proprie frecce, ricevuti in dono da Eracle, nell’edificio templare di Punta Alice.

L’edificio templare di Apollo Alaios, insieme alla casa dei sacerdoti, è stato scoperto dall’archeologo Paolo Orsi; in seguito, importanti scavi condotti negli anni ’70 dalla Soprintendenza calabrese e dal professor Mertens completarono l’esplorazione e la conoscenza del santuario greco, ma non la sua fruibilità.

Purtroppo le condizioni attuali dell’insediamento archeologico lasciano molto a desiderare: la strada per arrivare è sterrata, i cartelli illustrativi sono per lo più divelti ed erbacce fanno bella mostra di sé un po’ dappertutto, tanto da avvolgere i resti archeologici; i guai veri arrivano con le piogge che rendono l’intera area inagibile. Una vera e propria situazione di emergenza che ha spinto le istituzioni competenti a intervenire.

Verrebbe da pensare che così come la Grecia adombra delle verità nascoste che possono interpretarsi in vario modo, la Calabria è piena di scrigni mai aperti al pubblico nonostante il loro potenziale attrattivo.

Il Comune di Cirò e la Soprintendenza archeologica per la Calabria, grazie ai fondi Por 2007/2013, hanno condiviso un importante progetto da quasi 500 mila euro per gli scavi e la musealizzazione di Punta Alice. Il progetto finanziato dall’Ue è stato approvato dalla Regione Calabria.

«Il 2014 è stato impegnato per utilizzare i fondi POIN – ricorda la dottoressa Bonomi, Soprintendente archeologica calabrese –; l’idea di proporre il restauro di Punta Alice nasce dalla situazione di degrado in cui versa il sito e ci sembrava intollerabile ciò. Quando la programmazione POR 2007/2013 era in itinere, abbiamo deciso di proporre anche questo intervento».

Proprio in questi giorni la Regione Calabria ha approvato la delibera con la quale si definisce la fase conclusiva del programma POR 2007/2013: si aspetta di conoscere presto i beneficiari del bando e, quindi, l’inizio dei lavori al sito di Punta Alice.

L’importanza simbolica e artistica della bassa Krimisa e dell’edificio templare è testimoniata sia dal ritrovamento dell’acrolito di Cirò – una statua della quale è rimasta la testa e altri parti frammentate – conservato nel Museo della Magna Grecia di Reggio, tanto caldeggiato dal grandioso Paolo Orsi; sia dai vari restauri che documentano una riedificazione ai tempi dei Bretii e quindi una vita successiva del santuario (dal VI al III sec a.C.).

Nelle intenzioni del progetto condiviso dal Comune di Cirò e dalla Soprintendenza c’è, oltre agli scavi e al restauro del sito, la «realizzazione di un edificio polifunzionale e adeguamento per la fruibilità» che permette al pubblico e, soprattutto, ai turisti la visita del tempio e della casa dei sacerdoti nonché la presenza di un punto informativo.

La stessa dottoressa Bonomi definisce il santuario di Apollo «fra i più importanti del Mediterraneo» per consolidare l’importanza che potrà ricoprire nel dibattito multiculturale e religioso.

Non resta che attendere che si consumino i necessari passi burocratici e, quindi, che la Stazione unica appaltante designi il vincitore della gara.