Direttore: Aldo Varano    

Giornalisti e magistrati. Il caso Pantano

Giornalisti e magistrati. Il caso Pantano

Tribunale di Palmi1     di ALDO VARANO -

 Agostino Pantano è finito nei guai. Il giudice l’ha rinviato a giudizio per un reato che prevede fino a otto anni di carcere. S’è appropriato di merce rubata? No. Ma ha pubblicato un documento (riservato) e il giudice presume se ne sia impadronito in modo illegale: ricettazione, appunto.

Pantano è un giornalista. Quel documento, se non se l’è ritrovato sotto la porta della redazione in busta rigorosamente anonima, come spesso accade, gli è stato consegnato da una delle pochissime persone che ne aveva copia: prefetto, sindaco, uomini delle istituzioni e loro strettissimi collaboratori. Va poi tenuto conto che Pantano opera nella Piana di Gioia Tauro, territorio ad alta densità di pericolo per chi scrive avendo come punti di riferimento i propri lettori e la propria professionalità come fa lui.

Ed è abbastanza scassapalle, Pantano. Non in esclusiva. Essere scassapalle è caratteristica organica allo svolgimento corretto del mestiere di giornalista che in sostanza consiste nel non farsi mai i fatti propri ma occuparsi di quelli degli altri. E raccontarli. Negli ultimi due secoli questa forma di pettegolezzo, piaccia o no, è stata accreditata come una delle principali garanzie per la libertà di tutti i cittadini degli Stati moderni e democratici.

Pantano, insomma, non si fa i fatti suoi. Scrive con l’ingenua e pericolosa convinzione che le cose di cui viene a conoscenza non gli appartengono ed ha quindi l’obbligo di pubblicarle. Pare abbia anche conoscenze geografiche approssimative. Si comporta, infatti, come se nessuno l’avesse informato che la Piana di Gioia Tauro non è in Brianza o a Bergamo Sotto ma nei territori dei Piromalli, Molè, Pesce, Crea, Bellocco (e chiedo scusa a tutti quelli che non ricordo). Così, imperterrito, Pantano continua a raccontare storie di mafia, affari poco trasparenti e le vicende di un ceto politico talvolta colluso con le mafie, molto spesso corrotto in proprio o comunque convinto di essere razza padrona.

Questa volta ha pubblicato il documento (riservato) dell’accesso al comune di Taurianova, più volte sciolto per mafia. Mi dispiace dargli in questo momento un dolore, ma non ha fatto un grande scoop. I documenti riservati per l’accesso nei Comuni o nelle Asl sono stati pubblicati decine, anzi centinaia di volte, da cani e porci. Non si offenda Agostino, ma anche io e altri ne abbiamo pubblicati. Io certamente ne ho pubblicati parecchi: dalla relazione integrale Basilone (ospedale Locri) a quella (integrale) a base dello scioglimento del Comune di Reggio. In passato ho pubblicato anche documenti (riservati) su altri scioglimenti (credo) anche del Comune di Taurianova; dove sindaco e consiglieri, ogni tanto, vengono rimandati a casa di brutto. Come me hanno fatto decine di giornalisti e centinaia di giornali e la somma dei documenti (riservati) stampati e pubblicati è di decine, anzi forse centinaia di milioni di copie.

Diciamola tutta, caro Pantano; i documenti (riservati) degli enti locali non sono mai rimasti inediti come chissà quanti capolavori della letteratura di cui il mondo non saprà (purtroppo) mai nulla.

Quindi, la notizia vera non sei tu. La notizia vera, da capire fino in fondo, è perché un fatto che s’è consumato centinaia di volte in Italia, in Calabria, in provincia di Reggio e sul quale mai nessuna Procura ha mai avuto nulla da ridire e obiettare, all’improvviso e nel Tribunale di Palmi viene trattato in modo tale da farti finire in Tribunale facendoti rischiare una condanna che, in teoria, potrebbe arrivare a otto anni di carcere.

Carlo Parisi, dirigente nazionale della Fnsi ha parlato di “bavaglio ai giornalisti”. Difficile dargli torto. Si tratta di capire perché è scattata questa esigenza.

Ma bisogna anche domandarsi: che cavolo di giustizia è la nostra se un reato viene sanzionato in un (unico) posto sì e negli altri no? Giudici e magistrati in precedenza sono stati tanto ciucci da non accorgersi che i giornalisti facevano i ricettatori impadronendosi in modo illegale di documenti che pubblicavano con la loro firma alla luce del sole? E dato che Pantano non è accusato di furto e quindi non ha scassato la stanza del prefetto o quella del sindaco dove era custodito il documento e dato che il prefetto, il sindaco, i loro dattilografi e pochissimi altri uomini delle istituzioni quel documento lo hanno maneggiato e avuto in consegna qualcuno di loro è stato messo sotto torchio?