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L'ANALISI. Ndrangheta, lobby e zona grigia possono bypassarla

L'ANALISI. Ndrangheta, lobby e zona grigia possono bypassarla

 zngr    di CONSOLATO MINNITI - Lobby che condizionano il mercato, condizionano i processi decisionali e che sono in grado di fare a meno delle stesse organizzazioni mafiose.

Non ha dubbi il sottosegretario con delega ai servizi segreti, Marco Minniti, nella relazione a sua firma, con cui il dipartimento di sicurezza nazionale fa il punto sull’attività svolta. E sono parole molto precise quelle che vengono fuori e che raccontano di una criminalità organizzata che sa inserirsi a dovere nei gangli vitali dell’economia nazionale, intessendo relazioni di altissimo profilo.

«Il perdurare della crisi – spiega il documento – ha consentito alle organizzazioni criminali autoctone di rafforzare la propria presenza sui mercati mediante ingenti liquidità di natura illecita, favorendo l’acquisizione di attività imprenditoriali in difficoltà ed il consolidamento della leadership delle aziende già a guida mafiosa nei diversi settori dell’economia legale».

Per raggiungere questi obiettivi, infatti, «le mafie hanno beneficiato, anche al di fuori delle aree di origine, dei convergenti interessi crimino-imprenditoriali di sempre più diffuse lobby costituite da una variegata gamma di attori (professionisti, intermediari, imprenditori collusi, pubblici ufficiali ed amministratori corrotti), la cui azione è finalizzata a inquinare le dinamiche del mercato e a condizionare i processi decisionali».

Ma vi è di più ed è forse questa la vera novità. Queste lobby sanno oggi fare anche a meno delle mafie stesse. Ecco cosa scrivono i servizi segreti: «Tali lobby, per converso, anche in assenza del player criminale, hanno talvolta mutuato il metodo relazionale mafioso imponendo il proprio sistema corruttivo, specie nel settore delle grandi opere e dei più remunerativi appalti».

In buon sostanza, dunque, si tratta di quelli che l’attuale pg di Palermo, Scarpinato, definì “sistemi criminali”. Qualcosa di più di semplici organizzazioni mafiose, militari per definizione e rispettose di regole arcaiche e codici d’onore. Ciò che governa l’economia illegale (e in parte anche quella legale) è oggi un sistema assai più complesso, fatto di soggetti che pubblicamente, magari, appaiono anche come personaggi specchiati, o comunque non vanno certo in giro a sparare o estorcere denaro. Fanno molto peggio: acquisiscono attività, investono, hanno posti d’eccellenza in CdA di prestigio e “giocano” nel mondo dell’alta finanza, dove sono quelli che possono permettersi anche attività di particolare rilievo.

Insomma, quell’area grigia di cui spesso si è parlato, torna prepotentemente alla ribalta, come si legge nella stessa relazione dei servizi d’intelligence: «In alcune regioni del Paese, caratterizzate dalla presenza di un’ampia area grigia nel cui ambito si saldano interessi illeciti differenziati, la corruzione rappresenta il principale fattore di inquinamento utilizzato indifferentemente sia dalla criminalità organizzata, intenta a superare crisi strutturali e a preservare rendite di posizione, sia dai circuiti crimino-affaristici, interessati ad acquisire e mantenere un indebito vantaggio competitivo nei settori di riferimento».

Venendo nello specifico alla ‘ndrangheta, si spiega che questa «conferma di essere un’organizzazione mafiosa in cui le sovrapposizioni di interessi fra le diverse cosche vengono armonizzate grazie all’innovativo ricorso a strutture di rappresentanza, i cui ambiti di effettività sono tuttora legati a variabili non stabilizzate. Sul territorio, la provincia di Reggio Calabria, pur rimanendo caratterizzata dalla più qualificata presenza ‘ndranghetista, sembra oggi attraversare una fase di defilamento dettata dall’esigenza di superare le conseguenze delle recenti investigazioni, mentre notevole attivismo si registra fra le cosche della fascia tirrenica e jonica».