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IL GIUDICE SUICIDA. In TV aveva urlato: ho sbagliato ma non sono un corrotto

IL GIUDICE SUICIDA. In TV aveva urlato: ho sbagliato ma non sono un corrotto

gdcp        Il giudice Giancarlo Giusti - trovato morto nella sua abitazione di Montepaone in Calabria - aveva rilasciato a Klaus Davì per il suo programma KlausCondicio le sue due ultime interviste nelle quali si era definito innocente

Ecco una sintesi: Dopo la condanna in Cassazione per associazione mafiosa l'ex giudice Giancarlo Giusti, che fu arrestato nel novembre del 2011 su mandato di Ilda Boccassini per corruzione aggravata in atti d'ufficio e per associazione mafiosa, spiegava:

"Ora sono rovinato, non ho più un lavoro. Non mi aspettavo una condanna della Suprema Corte così dura visto che, come hanno potuto dimostrare i miei avvocati, il mio ufficio di gip non è mai stato coinvolto in questa vicenda mai una sola volta".

Giusti aveva anche detto: "Sono stato leggero. Mi pento di aver infangato la toga, ma non sono un corrotto. Con Giulio Lampada c'era un rapporto affettivo amicale: gli volevo bene, lo consideravo una persona da abbracciare, un confidente. Mi sono sentito accettato, coccolato e risollevato. Come accertato dai processi in primo e secondo grado, nel periodo in cui lo frequentavo io non era assolutamente identificato come esponente della 'ndrangheta".

"Ho sbagliato ad accettare - aveva ammesso ancora l'ex magistrato - che mi pagasse donne e cena, ma non gli ho concesso nulla in cambio. Non risulta nessun provvedimento del mio ufficio in favore del Lampada, tantomeno sentenze aggiustate. Mai ho preso soldi da lui. Sia chiaro. In tasca mia non è mai entrato un euro. Si è trattato solo di quattro cene con relative quattro donne. Questo era il modo di fare di Lampada, di testimoniare la sua amicizia. Lo faceva con tutti quelli che gli capitavano. Li è stato il mio errore. Ma attenzione a fare il salto, dalle utilità che ho ricevuto (quattro cene al ristorante e quattro donne) a una certa corruzione, che non vi è stata".

"La mia - ha raccontato ancora Giusti nell'intervista - è stata una debolezza dovuta al momento terribile che stavo attraversando per la mia separazione. Sono stato stupido. Anche se presi informazioni per mezzo delle forze dell'ordine e di persone vicine ai servizi citate nel processo con nome e cognome, nessuno mi disse mai nulla. E' chiaro che non ci si siede con nessuno se si è nella mia posizione. E' stato un errore molto grave il mio. Ma nessun atto ha mai coinvolto il mio ufficio".

"Quando si va a scavare - continua Giusti - non si trova nulla: nessun provvedimento del mio ufficio in favore del Lampada, tantomeno sentenze aggiustate. Lampada era incensurato: lo incontrai a una manifestazione politica a Lamezia Terme dove c'erano Scopelliti, Alemanno, Quagliariello e lui in mezzo. Era seduto vicino a queste persone".

Quanto ai rapporti fra Domenico Punturiero e i Bellocco e alle accuse di Giusti di avere agevolato scarcerazioni di esponenti del Clan Bellocco in cambio di 120 mila euro, l'ex magistrato precisa: "Non è mai emerso un contatto tra Punturiero e i Bellocco. Mai. Ne' di persona ne' per telefono. Non è neanche mai emerso che io abbia avuto un euro. Quando ho voluto fare affari ho preso i miei risparmi di una vita e ho consegnato i miei soldi al signor Punturiero: 120 mila euro per acquistare un appartamento in via di costruzione alle porte di Milano, soldi mai restituiti". (fonte agi)