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ANAS e CIUCCI, fin quando potranno impunemente approfittare della pazienza dei calabresi?

ANAS e CIUCCI, fin quando potranno impunemente approfittare della pazienza dei calabresi?

coda Gallico     NOSTRO SERVIZIO -

E’ netto Ermes Trovò e mette sul banco degli imputati l’Anas giudicandola responsabile della morte di Adrian Mhiolca, 25 anni morto per il cedimento strutturale di un viadotto al quale stava lavorando: «Un crollo di quella natura è sicuramente imputabile alla vetustà del manufatto (realizzato alla fine degli anni '60, in un'area soggetta ad attività sismica) e l'eventuale mancanza di puntuali e periodiche verifiche da parte dell'Anas potrebbero spiegare quanto è accaduto».

Trovò è amministratore di Studio 3A, una società di Mestre che si occupa di accertare la responsabilità civile e il risarcimento del danno in questi casi. La società a cui s’è rivolta la famiglia di Adrian, morto sotto gli occhi del fratello anche lui impegnato nei lavori.

E siccome quelli di Studio 3A hanno chiaro come si muovono quelli dell’Anas, mettono le mani avanti: «Non servono commissioni d'inchiesta interne ad Anas servono risposte. La morte di Adrian Miholca è una tragedia che grida allo scandalo e rivendica una presa di coscienza sul grado di sicurezza su tutte le strade del nostro Paese gestite da Anas».

Studio A3 ha anche annunciato, se la magistratura che sta indagando per omicidio colposo concluderà il suo lavoro con un rinvio a giudizio, che francamente pare difficile evitare, che si costituirà parte civile al processo.

Fin qui la cronaca. C’è da aggiungere che aver guardato con occhio benevolo all’Anas ha provocato al Mezzogiorno e in particolare alla Calabria danni di portata storica. La nostra regione è rimasta a lungo inaccessibile per la lungaggine dei lavori che alla fine ci hanno consegnato un’autostrada di montagna piena d’insidie, di improvvisi restringimenti e, soprattutto, incompleta. Abbiamo pagato questo disastro con un drastico peggioramento della nostra immagine perché l’opinione pubblica mondiale ha scaricato sul Mezzogiorno e la Calabria l’allegra e indolente gestione Anas del rifacimento dell’A3. Con la morte di Adrian abbiamo poi scoperto quanto siamo deboli avendo come collegamento il manufatto che Ciucci ha avuto il coraggio di spacciare a Bruxelles come un manufatto di straordinaria modernità.

C’è un giudice che ci faccia capire se qualcuno ha responsabilità per avere imprigionato la Calabria tra l’A3 (Anas) e la 106 della morte (sempre Anas)?

La sensazione è che l’Anas tra l’acquisto di pacchetti pubblicitari sui media e un ceto politico che ha sempre poco tempo per occuparsi dei problemi dei calabresi abbia stabilito che in Calabria, perfino rispetto ad altre parti del Mezzogiorno può fare quel che vuole.

P.S. Alle porte di Reggio, dopo decenni di mancata manutenzione di un pezzo di A3 il cui rifacimento non è e pare non sarà mai programmato, ogni giorno, più volte al giorno, bisogna intrappolarsi in lunghe file. Adrian è morto all’altezza di Laino Borgo dove inizia la Calabria venendo da Nord. Gallico è a un pugno di chilometri da Reggio. Siamo chiusi. Fin quando Anas e Ciucci potranno impunemente approfittare della pazienza dei calabresi?