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SANT’EUFEMIA D’A. I ragazzi e la bomba: Non fateci crescere nella paura

SANT’EUFEMIA D’A. I ragazzi e la bomba: Non fateci crescere nella paura

SantEufemia dAspromonte   di IDA NUCERA -

“Insieme siamo più forti di tutte le bombe… Non fateci crescere nella paura!”. Le ragazze sorridono e i ragazzi ci guardano su Fb, con i loro striscioni che raccontano il diritto all’istruzione e a molto altro, messi in pericolo, qualche giorno fa, da un ordigno rudimentale esploso davanti al portone del nuovo Liceo Scientifico Fermi. Vivere a S. Eufemia d’Aspromonte, vivere in Calabria, per un giovane è molto più faticoso che altrove. Le speranze, i sogni devono essere nutriti con maggiore cura e responsabilità, perché non si inaridiscano ripiegandosi nella rassegnazione e nell’apatia di una vita senza domani.

Il diritto ad una nuova sede perché quella frequentata è uno stabile privato, è solo una scatola al cui interno si trovano molte altre, tenute ben chiuse e strette, per paura che, aprendole, possa disperdersi il loro prezioso contenuto. Perché i sogni sono fatti di materia impalpabile e delicatissima, come ali di farfalla. Ma a volte, proprio un episodio negativo e sporco, perché proviene dall’oscurità e dalla sporcizia dentro cui si nascondo i vigliacchi, anziché bruciarne le ali, dona loro la tenacissima forza del volo, svelando a tutti i colori della bellezza, del coraggio, della testimonianza, la forza inarrestabile della vita che solo a 15\16 anni puoi avere.

La tenacia dell’utopia, o meglio, del luogo bello che ti è stato donato e devi proteggerlo insieme al diritto a viverci in pace, senza paura e restarci, possibilmente, non andare via, per costruire insieme legalità, civiltà, giustizia, lavoro.

Gli chiedo: Una scuola quasi pronta e a qualcuno non piace. E vi siete messi a gridare: “Non fateci crescere nella paura”. Perché?

Abbiamo provato, prima di tutto disgusto. E’ stato un gesto vile che non merita neanche la nostra considerazione. Anzi, hanno provocato in noi una ferita che ci dà la misura del loro modo di agire nell’ombra. Abbiamo provato anche delusione perché abbiamo visto che qualcuno vuole deliberatamente impedire la strada per il nostro futuro. Aspettiamo i locali della nuova scuola da parecchi anni. Per noi la scuola nuova è segno di rilancio e per questo ci sentiti come se ci avessero colpito nella speranza.

La presenza di professori in gamba è la giusta sinergia per formarsi e maturare, ma forse non basta. Cosa chiedete al vostro paese?

Chiediamo che ci sia maggiore attenzione nella lotta contro le varie forme di ipocrisia che vediamo come punto di partenza della connivenza con un sistema che non condividiamo affatto. Chiediamo che ci sia dato più spazio nelle decisioni, che si tenga conto del nostro modo di sentire e affrontare la vita. Il nostro sindaco si è mostrato più volte sensibile al coinvolgimento dei giovani nella gestione della cosa pubblica. Occorre continuare e insistere su questa via, dandoci sempre opportunità più a largo respiro.

Avete fatto un documento sui vostri progetti cosa dite a chi sorride o peggio disprezza i vostri sogni e speranze?

Una delle cose più importanti su cui insistere è che bisogna restare uniti! L’unità può essere il motore che dà vita ai nostri sogni. Noi sogniamo Sant’Eufemia libera dai condizionamenti e ricca di vita autentica, dove, per fare un esempio del quotidiano, incontrarci in piazza tra noi diventi un’occasione sempre più vera per coltivare progetti per far sì che, restando nella nostra terra, possiamo cambiare e invertire la rotta. Spesso siamo nominati nella cronaca dei media per episodi di criminalità o simili: noi oggi ribadiamo che se stiamo uniti, possiamo coinvolgere tanti per affermare la bellezza dell’esistenza fondata su libertà, verità e giustizia.

Una bomba può essere opportunità per le coscienze?

Da ieri siamo convinti in modo netto che insieme è possibile dare un senso di rinascita anche quando accadono episodi negativi. Quando ci muovevamo per le vie del paese con i nostri cartelloni e striscioni, non abbiamo notato volti di adulti increduli, disillusi o, peggio, palesemente avversi. I nostri genitori hanno espresso consenso per la nostra iniziativa e, anche se non erano fisicamente con noi, ci hanno accompagnato e sostenuto. Speriamo vivamente che il 30 marzo 2015 possa segnare un punto di non ritorno nella lotta per la giustizia: occorre, però, coltivare la partecipazione e aumentare le occasioni di dialogo con gli adulti per imparare insieme ad essere liberi e responsabili.