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Il profilo del dirigente contemporaneo

Il profilo del dirigente contemporaneo

Il dirigente     di ANTONIO CALABRÒ -

Il dirigente contemporaneo non dirige: il verbo “dirigere” è vecchio, abusato, non rende affatto l’idea del suo ruolo preminente nel destino di questa operetta semi-comica che è l’Italia contemporanea. Lui non dirige, bensì “pianifica” e “controlla”. Il dirigente contemporaneo, sia aziendale, che politico o di altra natura, persino calcistico, non parla come i comuni mortali: per lui esiste la neolingua degli eletti, quella che il popolino, la massa spesso indegna e irriconoscente, non può comprendere.

La neolingua del dirigente contemporaneo è la diretta conseguenza della civiltà elettrodomestica, addomesticata e sponsorizzata. È il frutto di qualche decennio di yuppismo rampante, il risultato del logorio costante della vita moderna, il prodotto di cinquant’anni di bombardamenti mediatici con il napalm sostituito da famiglie felici, auto rombanti, donnine svestite, uomini che non devono chiedere mai e detersivi che smacchiano persino l’animaccia.

La carriera di un dirigente contemporaneo è di una semplicità sconcertante; ad esempio nelle grandi aziende pubbliche o semi- pubbliche i segreti per arrivare ai vertici sono quelli di Pulcinella: basta dire sempre di si ai capi dei piani superiori, per esempio affermando che il sole gira attorno alla terra o che l’operaio è felice di faticare dieci ore al giorno; poi, ma questo è un lavoro lungo e per il quale ci vuole applicazione, si deve imparare a pronunciare discorsi, anche lunghi più di un’ora, senza dire nulla di concreto, ma inserendo nel contesto qualche frase ad effetto che provochi applausi.

“Il quadro normativo privilegia la verifica critica degli obiettivi istituzionali senza precostituzione delle risposte sostanziando e vitalizzando in un ambito territoriale omogeneo, a diversi livelli, la trasparenza degli atti decisionali.” E giù applausi, ma quanto è preparato, un portento ha fatto i master; oppure: “Il modello di sviluppo si caratterizza per la ricognizione del bisogno emergente secondo un modulo d’interdipendenza orizzontale attivando e implementando in un contesto diversificato la ridefinizione di una nuova figura professionale. “Cosa ha detto ? Nel primo esempio niente di niente; nel secondo ha appena creato un nuovo ruolo per la bella signorina appena assunta, promossa segretaria particolare “addetta ai protocolli di verifica in entrata”. IL profilo Il dirigente, infatti, deve essere molto diplomatico, deve avere la grande capacità di dar ragione a tutti, deve avere un passato nel quale ha fatto ogni cosa, scalato l’Everest, giocato nelle giovanili della Juventus, suonato in una rock band, scritto libri di poesie, attraversato la Manica a nuoto, ma poi il suo smisurato senso del dovere e l’amore per la professione lo hanno costretto a rinunciare ad ogni attività che non fosse legata al suo ruolo. E adesso non ha tempo. Perché il dirigente contemporaneo non deve avere mai tempo libero. Ama i libri, ma non può leggere, adora l’attività sportiva, il ballo, la montagna, il mare, ma, purtroppo non ha tempo: e meno male, altrimenti chi manderebbe avanti l’Italia.

Il dirigente contemporaneo non ti dice “chiamami” ; ti dice “interfacciati con me”. Se vuole essere informato dice “notiziami” ; lui non stravolge le regole, semmai “ribalta le logiche preesistenti”; ha sempre fretta, si aggira con la sua valigetta di pelle di buona marca, piena zeppa di documenti importantissimi, e lavora, lavora anche trenta ore al giorno: ne ho conosciuto uno che aveva preparato una presentazione con delle slide: “cinquanta pagine di fatica” mi ha confidato. Poi ho visto il suo lavoro: ogni slide conteneva una frase, un disegnino di quelli scaricabili da google, e tra le cinquanta erano comprese anche i titoli e la fine.

Il dirigente contemporaneo bada bene allo staff. La lezione degli anni precedenti è servita. Sa che deve circondarsi di cretini, di yesman, di qualunquisti come era lui nella sua scalata ai vertici. Guai a mettersi accanto qualcuno che possa fargli ombra o che abbia veramente capacità creative: quelli devono essere relegati ai ruoli operativi minori, così il merito per ogni buona innovazione sarà sempre e soltanto suo. Perché la scalata non ha mai fine: il dirigente contemporaneo ambisce al cielo, all’ufficio con la poltrona in pelle umana e l’acquario con pesci tropicali. In una nota azienda il capo assoluto era riuscito a crearsi uno staff di nove ragazze, forse solo per annusarne il profumo, visto il suo brutto grugno.

Così, appellandosi alle “leggi del mercato”, o alla “strategia politica innovativa”, o “alla volontà di tracciare un percorso inedito”, questa fiera dei magnaccioni va avanti. Quando arriva il momento dei bilanci, della sterile aritmetica, dei numeri così cattivi e assordanti, i dirigenti di ogni settore, ubbidendo alle ultime pagine di un noto libretto del 1848, si uniscono come un sol uomo, per spezzare le catene della loro schiavitù all’onestà : tu dai una sovvenzione a me, io faccio un regalino a te, uniti e compatti verso il sol dell’avvenire della realtà aziendal-politica. Perché a loro interessa la felicità della gente, reggono i destini del mondo e, anche se il popolino è cafone, compiono le gesta in suo nome, anche se vendono scarpe da tennis cinesi, o se guidano il partito delle pornostar, o se pianificano il marketing degli aspirapolvere.

Dio protegga sempre i nostri dirigenti, di ogni razza e di ogni specie. Gli uomini hanno bisogno di ridere e, finiti i tempi di Stanlio e Ollio e di Totò, chi meglio di questa progenie di palloni gonfiati può suscitare l’ilarità delle persone per bene. Ridiamoci sopra, e confidiamo nel vecchio motto: una risata li seppellirà, e qualcuno pianterà dei fiori sulle loro tombe.

Fiori di zucca, s’intende.

Antonio Calabrò

PS naturalmente non tutta la classe dirigente è così composta; un buon quarto è fatto da persone che lavorano e dirigono, non pianificano. Altrimenti saremmo già al collasso.

Le frasi dei dirigenti sono prese dal “tubolario” che potete trovare on line.