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La disperazione dei migranti, il gesto di Focà, i trafficanti di carne umana

La disperazione dei migranti, il gesto di Focà, i trafficanti di carne umana

Migranti a Focà     di DANIELA MAZZEO -

Sentiremo ancora parlare di loro e stamperemo nella nostra mente per l’ennesima volta i visi afflitti e quegli occhi sbarrati impossessati dal terrore. Ancora uno sbarco di emigranti, ancora loro superstiti di una vita che li accoglie ai margini dei luoghi dove neanche loro sanno di essere destinati.

Il mare come collante tra sogni e realtà; lo scafista come il peggior sbaglio dell’essere umano; i migranti come la sfortuna della loro stessa povertà.

Succede che la nostra terra è il porto di approdo dei continui sbarchi, ultimo tra i quali nella costa Jonica a Focà di Caulonia.

I migranti messi a dura prova dal loro stesso destino in balia di incertezze e cullati, come solo le onde del mare sanno fare, da quella speranza a tratti folle a tratti illusoria che li sorregge in un viaggio senza tempo.

Stremati, impauriti, dispersi nella loro stessa identità.

Stuprati nella loro dignità di essere umani, sfruttati nella debolezza.

Obbligati ad essere fuggiaschi di un territorio che strappa loro le radici e li costringe all’infelicità.

E quando arrivano dal mare, c’è chi con i piedi sulla sabbia li aspetta, li accoglie o si stringe nel dubbio. A volte la paura forse, può far compiere gesti inaspettati che violano la moralità delle coscienze.

La chiusura del cancello della scuola di Focà da parte di alcuni cittadini, che avrebbe dovuto accogliere i migranti, è un gesto a primo acchito interpretabile come inumano. O forse è solo la conseguenza di tanta paura.

Le difficoltà sono tante così come tanta è spesso l’impossibilità di poter fare qualcosa.

Gli aiuti non sono sufficienti ma indispensabili per alleviare il peso della sofferenza.

C’è una sola colpa in tutte queste vicende. Di chi manovra i fili dall’alto. Di chi rende la carne umana prezzo dovuto per la libertà. Di chi non si mette la mano sulla coscienza e libera la propria mente dall’orrore dello sfruttamento.

Di chi volta volutamente le spalle e si arricchisce provocando disgrazie.

Non c’è ricchezza che possa mettere a tacere la voce della coscienza e non c’è tragedia più forte di quella di non essere mai perdonati.