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REGGIO. Il viaggio di Cristiano De Andrè tra ricordi e musica

REGGIO. Il viaggio di Cristiano De Andrè tra ricordi e musica

Cristiano De Andrèdi AURELIA ARITO -

Si fa attendere un po' prima che, con le luci spente sul teatro, Cristiano De Andrè salga sul palcoscenico del Cilea.

Un'eredità ingombrante quella che porta addosso, un patrimonio musicale da “portare avanti con fierezza”, ma che spesso ha lasciato il posto al confronto con la maestosità del canzoniere e della personalità del padre Fabrizio.

Cristino De Andrè torna a Reggio – in una Calabria in cui “si sente a casa” - dopo il successo del tour “De Andrè canta De Andrè” che lo ha visto girare l'Italia portando in scena il repertorio del padre in una rilettura con nuovi arrangiamenti.
Quella proposta ieri è invece una versione più intimista, chitarra o piano, nel tour “Acustica” per “farvi sentire come le canzoni sono nate”. È accompagnato da Osvaldo Di Dio in un viaggio, di circa due ore, tra i ricordi di ciò che ha lasciato il padre - “e che ancora è attuale”, spiega – e le sue nuove e vecchie canzoni.
Si parte con la profonda riflessione sul tempo che passa del brano “Nel bene e nel male”- scritto con Daniele Fossati, il figlio di Ivano con cui il padre Fabrizio scrisse lo storico disco “Anime salve” pubblicato nel 1996 - tratta dall'album “Sul confine” del 1995. Si prosegue con l'analisi spietata di un Paese “svenduto al peggiore dei medioevi” nel brano “Credici”, tratto da “Come in cielo così in guerra” del 2013 disco, quest'ultimo, pubblicato dopo dieci anni dal suo precedente album “Un giorno nuovo” (nel mezzo due raccolte “De Andrè canta De Andrè”).
Racconta dell'eredità lasciatagli dal padre, ma anche dei nuovi progetti – un disco in cantiere ed una autobiografia – di un percorso artistico e di vita dai tratti talvolta frastagliati che, nonostante qualche battuta d'arresto, lo hanno portato ad essere l'uomo ed il musicista di oggi.

Il pubblico del Cilea è attento e accoglie con un grande applauso il primo brano di Fabrizio De Andrè, un'intima “Se ti tagliassero a pezzetti” solo chitarra. La carica si fa incontenibile invece per “Nella mia ora di libertà” con Cristiano che sottolinea e accentua quel “per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti”, slogan ancora oggi di numerose battaglie di chi è capace ancora di indignarsi.
Arriva poi il momento dei ricordi con lo struggente capolavoro “Verranno a chiederti del nostro amore” (tratta da “Storia di un impiegato” del 1973) scritta in una notte da Fabrizio De Andrè per la prima moglie - e madre di Cristiano - Enrica "Puny" Rignon. Cristiano racconta di aver assistito al momento in cui il padre svegliò la madre alle 6 di mattina per farle sentire la canzone. “Vidi lui che cantava – racconta – e lei che piangeva. Con questo brano voglio ricordarla e mi auguro che ogni bambino possa vivere almeno una volta nella vità un'emozione così”.

Durante la serata i brani di Cristiano De Andrè, da “Invisibili” a “Il cielo è vuoto” - presentate a Sanremo 2014 – da “Le notti di Genova” a “Vivere”, si alternano ai grandi successi del padre Fabrizio da “Andrea” a “Un giudice”, da “La cattiva strada” ai brani in dialetto genovese come “Crêuza de mä” frutto dell'incontro di Fabrizio De Andrè con Mauro Pagani alla riscoperta di nuove sonorità e di una etnicità più vicina a noi rispetto all'imperialismo della lingua inglese e da cui nacquero i dischi “Crêuza de mä” e “Le nuvole”.

Cristiano De Andrè regala due bis al pubblico reggino che lo acclama in piedi. Il concerto, inserito nella rassegna “Fatti di Musica Radio Juke Box” ideata da Ruggero Pegna per proporre al pubblico calabrese il miglior live d’autore, chiude la stagione musicale del teatro Cilea. “Reggio è una città aperta alla musica – dichiara l'assessore comunale alla cultura Patrizia Nardi -, una città che mi auguro sappia che il teatro è uno spazio di tutti”.

Cristiano De Andrè

Cristiano De Andrè