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AMIANTO-KILLER. Gli anni perduti in Calabria. E ora si tenta una svolta

AMIANTO-KILLER. Gli anni perduti in Calabria. E ora si tenta una svolta

amianto   NOSTRO SERVIZIO -

Allarme amianto nella nostra regione? Il caso esiste ed è già stato sollevato dai media locali che periodicamente lanciano e rilanciano allarmi quasi sempre, purtroppo, destinati a perdersi nel vuoto. Intanto nessuno conosce il costo, anche in vite umane, che i ritardi accumulati provocano. Non siamo forse la regione dove si fa fatica ad avere un vero registro dei tumori?

Problema antico quello dell'amianto, dunque. Per mettere un punto fermo si dovette aspettare fino a quattro anni fa quando finalmente fu varata una legge (aprile 2011, n. 14) che avrebbe dovuto finalmente risolvere il problema, fissava le procedure che era obbligatorio seguire per smaltire i rifiuti al altissimo rischio per la salute e l’ambiente, istituiva il Piano regionale amianto Calabria (Prac).

L'anno successivo, nel 2012 (e si perde un altro anno) la Giunta Scopelliti istituiva l'Unità Speciale del settore (USA), formata da Arpacal, Asp e dal Direttore del Dipartimento Ambiente, con il compito di redigere il documento preliminare del Piano.

Un anno ancora e arriva il DGR n. 502 del 2013 che stabilisce sulla base di quali criteri bisognava individuare i luoghi adatti allo smaltimento.

Finalmente tutto ok, quindi? Macché. L’'Unità speciale Amianto della Regione Calabria, nella seduta del 28 luglio 2014, varava il documento preliminare al Prac, a circa otto mesi di distanza, giusto nell'aprile scorso. Stessa data in cui il Consigliere Regionale Orsomarso, a dimostrazione che fino ad allora si era perduto tempo, presentava al Presidente Oliverio, un'interrogazione (la n.36/2015) per lamentare la mancata "approvazione ufficiale del Piano regionale amianto", a fronte della consistente presenza del materiale in località Triscioli di Santa Caterina Albanese.

Era effettivamente accaduto che giusto due mesi prima il Dirigente pro tempore del settore Ambiente, Pallaria, con decreto n. 1184/2015, dava avvio alla fase di scoping per la valutazione ambientale strategica (VAS e per poi procedere alla redazione del Piano Regionale di protezione dell'ambiente, decontaminazione, di smaltimento e di bonifica ai fini della tutela dei pericoli derivati da amianto.

Conclusione: dall’aprile 2011, quando con grandi ritardi era stata finalmente varata una legge per liberarci dall’amianto (quattro anni pieni,) l’amianto è rimasto dov’era continuando a sbriciolarsi per provocare danni e malattie terribili come i tumori.

Ora viene promessa una guerra vera contro l’amianto-killer.

La Quarta Commissione consiliare "Assetto, Utilizzazione del territorio e Protezione dell'ambiente" (pres. Nicola Irto) ha convocato, per la prossima seduta, tutti i protagonisti ufficiali con voce (e obblighi) in capitolo: dal direttore generale del Dipartimento Ambiente, all'Arpacal, all'assessorato al ramo e ad una delegazione dell'Anci.

Secondo Irto serve immediatamente "una mappatura completa dei siti a rischio” ed una “ricognizione capillare”. Ma soprattutto è necessario rispettare da subito “tutte le prescrizioni contenute nella legge n. 14 del 2011, indipendentemente da una sua eventuale successiva revisione". Come dire: basta rinvii ed eventuali scuse coperte dalla necessità di rivedere la legge. Intanto, si rispettino le indicazioni di quella già approvata e nel frattempo si può rivedere la legge. Come dire: niente giochi a prima e poi per non far nulla. E dato che la normativa intanto c’è, argomenta Irto, spetta ai Comuni censire i siti a rischio, ma con le segnalazioni dei cittadini, per strutture pubbliche e private.

La riunione della Commissione Ambiente (alla quale l’ingegnere Infusino, responsabile del Comitato provinciale cosentino dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha indicato le priorità d’intervento) s’è conclusa con l’accordo unanime di tutti i partecipanti.

Che sia veramente una svolta rispetto a un problema che è insieme urgente e drammatico?