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Rifiuti bestia nera della Calabria? Un piano per diventare virtuosi

Rifiuti bestia nera della Calabria? Un piano per diventare virtuosi

rifiuti

   La Calabria terra di rifiuti.

Un'emergenza di cui si discute e un problema che acquista vigore nei mesi estivi, non solo a causa degli odori nauseabonti che esalano con il lievitare delle temperature, ma anche per l'immagine che si dovrebbe dare di una regione che guarda al turismo da una parte e alle montagne di immondizia dall'altra.

Ed è di ieri (21 luglio) la notizia che sarebbero oltre 600, tra piccole e grandi discariche, i siti da bonificare nella regione. L'inchiesta e di Sudcomune, e parla di depositi abusivi spesso privi delle regolari autorizzazioni, per costi di bonifica a 6 zeri. L'indagine tocca la provincia di Reggio, quella in cui i costi per la messa in sicurezza sarebbero i più elevati (3 milioni di euro per Pentimele e 8 milioni per Pietrastorta, dove la discarica chiusa 20 anni fa, accoglierebbe 120 mila metri quadrati di rifiuti per uno spessore di 30 metri e una volumetria di 1.5 metri cubi pari a tre stadi calcio della grandezza del San Siro). Ma in tutto sarebbero 18 le aree a rischio, per un importo di bonifica stimato attorno ai 45 milioni di euro.

Rifiuti, quindi, bestia nera della Calabria?
 
La domanda è retorica.

Dopo anni di commissariamento e centinaia di euro spesi, la soluzione sembra non essere a portata di mano. Complice una gestione che utilizza il sistema pubblico per lo spazzamento, la raccolta e il conferimento, ma passa al privato nel momento della valorizzazione e nella monetizzazione del rifiuto come risorsa nell'industria, per produrre energia e materiali da riciclo.

D'altra parte il Governatore Oliverio, circa dieci giorni fa, ha presentato all'Assemblea dei Sindaci calabresi le linee guida del Piano regionale rifiuti con l'obbligo di rispondere alle esigenze di un territorio che punti sulla differenziata e sulla trasparenza nella gestione del sistema.

Mentre il direttore generale del Dipartimento Ambiente della Regione, Pallaria, ne riferiva i contenuti alla Quarta Commissione regionale giusto venti giorni fa, anche perché la normativa da varare dovrà corrispondere ai dettami dell'Unione Europa che ha fissato al 31 dicembre 2016 il termine ultimo per intraprendere strade nuove per la gestione (trattamento, riciclo e riutilizzo) della spazzatura. Niente passi falsi o errori, dunque, anche in termini di programmazione delle risorse europee, rispetto alle quali la nostra regione non vanta un grande primato.

Poi c'è la questione, sempre aperta, di una ricognizione dei Comuni che svolgono la raccolta differenziata. Necessaria una green list? Certamente sì. Non fosse altro che ciò renderebbe evidente, per contro, i Comuni inadempienti, sui quali agire ad ogni livello.

È anche vero che l'adozione del Piano regionale sui rifiuti, dovrà passare al vaglio della Commissione Ambiente e Territorio che, secondo gli orientamenti espressi dal presidente Irto, non potrà fornire "solo un parere burocratico, ma sarà il frutto della concertazione con i comuni (non un caso, quindi, che sia stato già audito Vallone, al vertice Anci) e le voci dell'associazionismo impegnato". Passaggi da monitorare, per verificare la disponibilità alla concertazione delle istituzioni, nell'ottica di una partecipazione nel governo del territorio che in Calabria manca e non guasterebbe. (emma)