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L'INTERVENTO. La SS 106, noi, la Morte

L'INTERVENTO. La SS 106, noi, la Morte

 ncdnt  di PASQUALINO PLACANICA -

Statale 106, rotatorie, semafori. Incidenti stradali, morti, feriti. La “statale della morte”, la chiamano. La chiamiamo. Come se fosse una cosa viva, come se la vita non gliela dessimo noi, gli automobilisti, i padroni della strada, gli onnipotenti al volante, quelli che si “nnacano ‘u pecoru” fino all’ultimo minuto e poi corrono, corrono, corrono, per raggiungere in tempo chissà quale gloriosa meta.

Quelli che corrono anche se non hanno fretta. Quelli che corrono perché è figo, quelli che corrono perché l’auto lo permette, quelli che corrono perché devono raggiungere e superare l’auto che li ha superati. Quelli che corrono anche se sanno che è pericoloso, tanto a loro non succederà mai niente. Quelli che corrono perché agli amici piace. Quelli che corrono, hanno un incidente, si salvano e poi corrono ancora. Quelli che corrono perché possono farlo, sono guidatori provetti. Quelli che sanno di rischiare la vita e corrono lo stesso. Quelli che corrono inconsapevoli di rincorrere la morte. Quelli che corrono e la raggiungono, la morte. Quelli che raggiungono la morte e trascinano con sé altri, innocenti.

Almeno servissero a qualcosa, quelle morti. Almeno servissero a far capire a chi resta che la vita è una sola, che nessuno ha il diritto di mettere in pericolo gli altri.

No, non servono a niente. Il giorno dopo la stessa tiritera: è la strada ad essere colpevole, è la strada che permette, è la strada che colpisce. E poi è colpevole chi non provvede a mettere in sicurezza la strada, chi l’ha progettata, chi l’ha costruita, chi l’ha modificata, chi la gestisce… Sì, naturalmente qualche parola sull’errore umano, e poi denunce, manifestazioni, associazioni, maledizioni.

Ma chi denunciamo, chi malediciamo? La morte? Alla guida dell’automobile c’era la morte? No, la morte è seduta a fianco, ci è vicina tutti i giorni e dappertutto. Aspetta. Aspetta che venga il momento, che gli apriamo la porta della nostra vita, vorrebbe entrare prima del tempo giusto. Ci coccola, ci manda anche segnali della sua presenza, ma noi la ignoriamo. E lei aspetta, non fa niente per convincerci. Sa di non averne bisogno.