Direttore: Aldo Varano    

IL RACCONTO. Ecco com’è stato sospeso il sistema sanitario in Calabria

IL RACCONTO. Ecco com’è stato sospeso il sistema sanitario in Calabria

ricettario   di ALDO VARANO -

Ore 11. La sala del dottore della mutua è strapiena. Santa Caterina, quartiere popolare di Reggio. Gli anziani sono in prevalenza. C’è anche un ragazzo giovane, con giacca cravatta e scarpe da ginnasta. Ce l’ha scritto in fronte che è un rappresentante di medicinali e, infatti, tutti lo guardano con ostilità. Ma il nervosismo che si respira nell’aria non dipende da questo. Chi fa la fila è perplesso e si chiede se le medicine gli saranno segnate, se gli saranno segnate per intero, se resterà senza e come cavolo farà. Ogni tanto in sala d’attesa piomba il medico. Guarda come a contare i clienti e sembra ogni volta più preoccupato.

Giovanni, piuttosto giovane, è venuto per le medicine della madre (che ha subito due operazioni importanti) e s’è portato dietro il suo amico cronista perché verifichi con gli occhi e le orecchie quel che gli ha raccontato.

In sintesi: secondo Giovanni in Calabria e a Reggio (non sa altrove) è stato sospeso il servizio sanitario nazionale. I medici non hanno più i ricettari che devono obbligatoriamente utilizzare per segnare le medicine. Possono visitare il paziente ma le medicine per farlo guarire, ciccia.

Quando entriamo il medico allarga le braccia e mette le mani avanti: “Posso fare solo una ricetta. Per cose importanti. Una sola”. Giovanni fa il finto tonto e gli chiede con stupore perché. Il medico della mutua lo guarda male: “Ma non te l’avevo già detto l’altro giorno? Non abbiamo le ricette, i foglietti ufficiali, su cui segnare le medicine. Devo centellinare. E’ dalle 8 e mezza che lo spiego. Mi dicono: Come faccio? E io: E io come faccio se non le ho? Gli telefonino alla Regione. A Oliverio. Vadano a casa sua o dell’inviato di Roma. O che ne so. E lui?”, indica il cronista.

Giovanni gli dice che sono un suo amico fidato. E butta lì: “Giornalista”.

Il medico mi guarda, mi soppesa e sbotta: “Vuole sapere anche lei? Glielo dico, ma niente nomi. Hanno ridotto la stampa dei ricettari della metà perché doveva scattare la modernità: le ricette online. Così siamo più moderni e soprattutto si risparmia. Ok, io pure sono per la modernità. Ma non sono riusciti a farla e non ci sono più i ricettari. Come nel secolo scorso prima di internet. Ecco, io ho 300 ricette disponibili per tutto il mese: da oggi (s’è già fatti i conti, ndr), senza domeniche, 21 giorni. Me ne occorrerebbero un’ottantina al giorno di ricette, cioè 1600; almeno. Ogni giorno arrivano pazienti anziani che hanno bisogno di farmaci salvavita, ammalati cronici, ma io non gli posso segnare mai più di due confezioni e questo è uno dei motivi per cui servono tante ricette. Una sola ricetta per un bel po’ di tempo? Vietatissimo. Perché? Che ne so? Forse se i vecchietti muoiono coi farmaci in casa è uno spreco”.

Si ferma un attimo allarga le braccia e guarda Giovanni, che gli dice: “I farmaci per mia madre”. E lui: “E’ una parola. Ti posso, eccezionalmente, perché so cos’ha, dare due ricette”. Giovanni insiste: “E come si fa?”. “Come si fa? come si fa?”. Pausa. “Vai in farmacia e ti fai dare i medicinali di tua madre. Mica puoi lasciarla senza. Loro le medicine te le danno o sennò vai da un altro farmacista: paghi e ti fai firmare gli scatolini. Appena si normalizza la cosa; se si normalizza, te le segno e recuperi quello che puoi”.

Il dottore si volta verso il cronista: “Ha capito come va? Io ho l’obbligo di segnare i farmaci sulle ricette, ma le ricette non me le danno. Non sono solo io. Credo sia così in tutta la Calabria. Di certo in tutta la provincia. Sicurissimo, a Reggio. Insomma, posso solo arrangiare. Le visite le faccio. Faccio la diagnosi ma non posso curarli. Teoricamente senza i farmaci possono morire, certamente peggiorano”.

“Insomma: uno viene e gli dico che ha. Ma non gli segno le medicine. E crepa. Nei fatti è come se non ci fosse più la sanità. Abolita non per legge ma di fatto. Quindi è come quando non c’era né medico né medicine e morivi senza sapere perché”. Impercettibile pausa e ci ripensa: “Non è proprio come prima. Allora morivi senza sapere perché. Ora il medico ti dice che male hai, ma tu muori lo stesso perché non hai le medicine per curarti. Insomma, crepi in ogni caso; ma ora hai la soddisfazione di sapere perché. Vuoi mettere?”, dice con una piega di ironia amara.

Conclude: “Non è un granché ma è tutto quello che offre per ora la sanità pubblica: sospesa per motivi di tipografia. Se lo fanno per risparmiare? Ma no. Non credo… Lei li fa capaci? Credo si tratti di burocrazia e incapacità. Almeno, spero. Ma tutto questo non lo scriva”.

Ci saluta e mentre usciamo alza un po’ la voce: “Avanti un altro”.