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Sgozzata a Bianco, ma non per gelosia. Chi lo spiega ai giornalisti?

Sgozzata a Bianco, ma non per gelosia. Chi lo spiega ai giornalisti?

la strage    di TIZIANA CALABRÒ

- Ma sì, uccidetele queste donne, questa carne che genera il mondo, accoltellatele, sgozzatele come agnelli imploranti, violate i loro ventri, umiliate i loro pensieri. Annientate queste bamboline, piccine, piccoline. Entrate come ladri nelle loro case, o nei loro corpi. Scavalcate i cancelli con il coltello tra i denti. Sentitevi Rambo o quel gran figo di James Bond. Sentitevi maschioni alfa dentro un branco, dinanzi cui dimostrare che no, non vi piegate davanti a una donna. Sentitevi affamati in cerca di prede da sacrificare per invigorire la vostra mascolinità.

Perché è successo ancora. E’ successo a Bianco, un paese davanti al mare della Jonica, ché la bellezza non forma le menti, non le pacifica. Lei ha 24 anni e forse morirà. E ora è lì, muta e ferma in un letto di ospedale, dove il suo corpo massacrato appena respira. Può morire, solo perché voleva continuare a vivere.

Il movente: la gelosia. Così scrivono i giornalisti. E leggerlo è una coltellata in più nel corpo e nell’anima. La gelosia, capite? Che è come insinuare sospetti, dare giustificazioni, un po’ è come perdonare, un po’ è dire “poverino”.

Miei cari giornalisti, le parole non sono giocattoli. Come un giocattolo non è la vita. Il movente non è la gelosia. Il movente è dentro la brutalità, il movente è nell’ignoranza, il movente è nell’isolamento cerebrale, il movente è in una società maledettamente malata, è nella famiglia che non sa educare i figli, perché distribuisce ruoli, crea distinzioni, inietta stereotipi, dice stai qui o lì. Il movente è in una scuola che non sa dire, il movente e nel modo di comunicare alla gente, è nell’immagine costruita della donna, qui in Italia, del suo corpo rappresentato in televisione e ovunque, che fa urlare di dolore, che diventa carne da macello, un involucro.

Non è la gelosia, maledizione! Perché così è dire che il movente è la donna. Quella del peccato originale, quella che se le cerca, quella. E ora caliamo il sipario, spegniamo le luci e facciamo silenzio. Per noi dice una ragazza di 24 anni, in un letto di ospedale, con un taglio nella gola e il corpo lacerato ovunque. Per noi dice il silenzio delle donne trucidate, che non saranno, che non avverranno, che non genereranno loro stesse. Per noi dicono i loro corpi arrabbiati, lo spazio vuoto. Ancora un altro.

XXXXX

*Questo articolo è stato pubblicato la sera del 9 dicembre, identico a quello che avete appena letto e con un diverso titolo: "E' accaduto a Bianco. Ma non è stata la gelosia. Maledetti giornalisti!" ed ha in pochissimo tempo avuto molti lettori e molte condivisioni su fb, anche da parte di giornalisti. Era del tutto evidente che non conteneva minacce nè insulti per nessuno, avendo l'articolo e il titolo una strutturale vocazione antiviolenta. Il titolo (che continuiamo a considerare una corretta provocazine culturale) è stato una scelta redazionale e non di chi ha scritto l'articolo. In questo caso è stato elaborato da un giornalista scritto all'Ordine da qualche decennio. Ma all'improvviso tutti gli articoli su fb sono spariti insieme ai commenti dei nostri lettori.

Com'è noto ineternet è un meccanismo capace di soluzioni geniali ai problemi tecnici ma interamente privo di intelligenza e proprio per questo probabilmente ha deciso di censurare la parola "maledetti" che era semplicemente il segno di un dissenso profondo. (la direzione di zoomsud)