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MILANO. Ilda Boccassini: i rampolli della 'ndrangheta scelgono la facoltà di Farmacia

MILANO. Ilda Boccassini: i rampolli della 'ndrangheta scelgono la facoltà di Farmacia

boccassini   di SIMONA MUSCO

- I rampolli della ‘ndrangheta avrebbero scelto: è farmacia la facoltà che fa per loro. O almeno ne è convinta Ilda Boccassini, che guida la distrettuale antimafia di Milano, che lo ha spiegato oggi in conferenza stampa parlando dell’arresto di Giuseppe Strangio, 56enne direttore delle Poste di Siderno, ammanettato con l’accusa di «impiego in attività economiche o finanziarie di denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto».

Secondo la Dda, il direttore, al suo posto da 20 anni, avrebbe utilizzato i soldi provenienti dagli affari delle cosche reinvestendoli nell’acquisto della farmacia Caiazzo a Milano. Ed è lì, spiega ancora la Boccassini, che lavorano la figlia di Strangio, laureata da circa un anno, e il figlio di Giuseppe Calabrò, «che nelle indagini condotte negli anni ’90 dalla procura di Milano risulta coinvolto nei sequestri di persone e nel traffico di droga». I due non risultano però indagati. Il caso specifico, stando alle indagini messe in piedi dall’antimafia, non è dunque isolato bensì rappresenta un trend che induce a riflettere.

«I figli di grosse famiglie mafiose, almeno le persone sfiorate da questa indagine, hanno tutti scelto farmacia. Questo dato ci ha colpito perché sono tanti che hanno puntato il loro avvenire con successo, prendendo una laurea in farmacia. Perché? A spiegarlo è il pm Paolo Storari: «La farmacia garantisce un reddito e un posto di lavoro sicuri oltre a una rispettabilità sociale». Immagine e denaro in abbondanza, investito rigorosamente al nord, precisa laconica la Boccassini. Che però mantiene una parvenza garantista: «Le colpe dei padri non ricadano sui figli».

L’acquisto della farmacia – Strangio ha messo le mani sulla struttura di piazza Caiazzo nel 2006. Senza minacce, né intimidazioni, precisano gli inquirenti, bensì sganciando denaro. Che poi è il metodo più facile. Ma quel denaro, per la Dda, è tutto fuorché pulito. Sul piatto ci sono 220mila euro, che per l’accusa sono stati messi a disposizione dalla ‘ndrangheta. I soldi sarebbero frutto dei traffici di droga delle cosche Marando, Romeo e Calabrò che secondo gli inquirenti, almeno tra il 2005 e il 2006, si sarebbero avvalse della disponibilità del direttore delle Poste di Siderno per fare girare e ripulire alcuni milioni di euro sui conti gestiti da Strangio senza le prescritte segnalazioni di operazioni sospette o di movimentazioni oltre una certa soglia.

«Una farmacia non è solo una fonte di reddito sicura, permette di dare lavoro, e chi può dare lavoro ha un grande potere – ha spiegato la Boccassini -. Ancora una volta constatiamo l’interesse della criminalità per la sanità al nord. Abbiamo scoperto molti figli e parenti di ‘ndranghetisti impiegati in farmacie della città». Il provvedimento di custodia cautelare per Strangio è stato firmato dal gip Cristina Mannocci su richiesta dei Pm Paolo Storari e Cecilia Vassena. La farmacia, comunque, non è stata sequestrata.

Vent’anni senza destare sospetti – Strangio è rimasto alla guida dell’ufficio per 20 anni, senza mai destare sospetti ed essere segnalato da parte dell’antiriciclaggio, nonostante gli inquirenti segnalino versamenti in contanti per circa 800mila euro in 10 anni. «Ci ha sorpreso che una persona potesse gestire con un monopolio assoluto, anche di potere, una struttura come un ufficio postale che è al servizio della collettività, ma che potrebbe essere anche al servizio di organizzazioni mafiose», hanno sottolineato gli inquirenti. Ora è in corso l’attività dei Nuclei ispettivi di controllo delle Poste Italiane, che hanno offerto collaborazione ai magistrati e che passeranno in rassegna gli uffici postali, specie quelli meridionali, per verificare eventuali situazioni analoghe.