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SANT'ILARIO d JONIO. Ancora tensioni e minacce nella LOCRIDE dei roghi

SANT'ILARIO d JONIO. Ancora tensioni e minacce nella LOCRIDE dei roghi

 sidjo  di SIMONA MUSCO

- Ancora fuoco, ancora un amministratore colpito. Questa volta senza clamore, senza titoloni sui giornali ma nel silenzio di un’intera terra che, ancora una volta, ha assimilato lo sfregio come pane quotidiano, mettendo da parte indignazione e marce di protesta.

A finire nel mirino, questa volta, è Pasquale Brizzi, sindaco di Sant’Ilario dello Ionio, dove negli ultimi dieci giorni il fuoco è tornato protagonista. Prima con le fiamme che hanno distrutto parte di una struttura in legno del lido “Blu Sky”, di proprietà del fratello del primo cittadino; poi, nella notte tra sabato e domenica, con l’incendio all’autobetoniera del padre di Brizzi. Due episodi sui quali stanno indagando i carabinieri e che arrivano mentre il clima politico a Sant’Ilario si fa sempre più incandescente.

«Davvero non sappiamo spiegarci cosa stia succedendo – ha commentato Brizzi -. Due "strumenti" di lavoro della mia famiglia sono stati distrutti nell'arco di pochi giorni. I vigili del fuoco di Bianco, intervenuti per sedare le fiamme, hanno accertato che molto probabilmente si tratta di incendi dolosi; ora ho piena fiducia nel lavoro delle forze dell'ordine e inquirenti affinché i colpevoli vengano assicurati alla giustizia. La mia amministrazione è sotto il tiro incrociato di attacchi materiali e pure verbali – ha aggiunto -. Da mesi, infatti, volgari insinuazioni e calunnie, contro cui abbiamo già attivato i canali preposti, hanno preso il posto del normale e sano confronto democratico. Noi continuiamo a svolgere il nostro compito con la tranquillità e l'impegno di sempre, avendo come unico obiettivo il benessere della collettività».

sidjIl silenzio, dicevamo. Perché Brizzi non ha cercato il clamore mediatico e tutto, salvo qualche eccezione, è rimasto letteralmente sotto la cenere. Ma quanto accaduto a Sant’Ilario non può essere diverso dalla strategia della tensione che ormai da mesi è in atto nella Locride. L’ultimo episodio, in ordine di tempo, riguardava l’incendio all’auto dell’assessore regionale al welfare Federica Roccisano, proprio davanti casa, in seguito al quale la prefettura ha predisposto le misure di sorveglianza. Ma le fiamme hanno colpito con micidiale costanza in tutto il territorio. E non è un caso se per “Avviso Pubblico” è la Calabria – e la Locride in particolare – la zona più colpita dalle intimidazioni.

Prima della Roccisano, i criminali avevano usato acido e fuoco per alimentare la strategia della tensione nella Locride, incendiando il tetto dell’ex carcere di Caulonia superiore, cospargendo di acido tutti gli infissi e i balconi, tranciando di netto i tubi in ghisa dell’impianto idrico e di riscaldamento, in tutte e 15 le stanze.

Un’azione mirata, per rallentare la realizzazione del centro per la diffusione della cultura e delle tradizioni popolari, un contenitore culturale da 600mila euro. Un territorio ormai sotto assedio, in cui minacce e intimidazioni sono ormai all’ordine del giorno. Dal rogo dei cassonetti della raccolta differenziata davanti all’abitazione del sindaco di Gioiosa Ionica, Salvatore Fuda, ai colpi di pistola esplosi contro le sue due auto, passando per le minacce di morte ai danni del vicesindaco di Bianco, Pasquale Ceratti.

Gesti ai quali si aggiungono le minacce alla dirigenza dello Sporting Locri, il rogo di due mezzi della raccolta dei rifiuti sempre a Gioiosa Ionica e quello dell’isola ecologica di Gerace, nonché la distruzione, sempre col fuoco, dello scuolabus del Comune di Martone. Ora, l’ennesimo capitolo della mattanza è stato scritto a Sant’Ilario.