Direttore: Aldo Varano    

REGGIO. I debiti senza fondo dell’Asp peggiore d’Europa

REGGIO. I debiti senza fondo dell’Asp peggiore d’Europa

ospedale   di SIMONA MUSCO

- «Gli interventi al riguardo dell’advisor contabile Kpmg e del soggetto attuatore incaricato (…) nonché dei consulenti legali incaricati a supporto dello stesso, non hanno consentito e non consentono, allo stato, di individuare una specifica linea d’intervento per poter assumere idonee iniziative finalizzate alla risoluzione della problematica segnalata ovvero alla adeguata predisposizione di misure di intervento di sicura efficacia».

I tre commissari alla guida dell’Asp di Reggio Calabria lo dicono tra le righe ma il messaggio è chiaro: la situazione contabile dell’Azienda sanitaria reggina è allo sbando. Non solo, tutti gli strumenti messi in atto – compreso il colosso Kpmg – non sono stati sufficienti nemmeno a capire a quanto ammonti questo immenso debito, che ha portato l’Asp reggina ad essere giudicata la peggiore d’Europa.

La delibera - I commissari guidati da Giuseppe Priolo lo hanno messo nero su bianco nella deliberazione numero 67, “Poste debitorie pregresse Asp Reggio Calabria, determinazione sui procedimenti contenziosi”. Perché l’elenco delle cause davanti al Tar reggino per il mancato pagamento dei debiti pregressi è lunghissimo e genera, giorno dopo giorno, sentenze esecutive – anche per debiti originariamente di importo modesto – gonfie di interessi e spese legali, che ingigantiscono il buco economico dell’Asp. «L’enorme numero di atti giudiziali, distinti nelle rispettive fasi dei relativi giudizi, è indice anche dell’esistenza di disservizi ed inefficienze funzionali ormai croniche dell’Asp, nella misura in cui gli uffici competenti non riescono a garantire l'assolvimento dei propri obblighi/doveri con ciò ingenerando pretese, anche abnormi, quando non infondate, da parte di terzi», scrivono i commissari. Che se la prendono anche con il lassismo degli uffici dell’Asp, tra i quali circola ormai la convinzione che i procedimenti contenziosi siano «una sorta di fisiologica condizione dell'azienda», senza che ciò comporti, però, «l’adozione di idonee contromisure». Insomma, è anche a causa di questo atteggiamento, contesta la triade prefettizia, che i procedimenti contenziosi sono aumentati in modo «vertiginoso».

Ente in «liquidazione» – Priolo aspira dunque a tracciare una «linea di demarcazione», aiutato dall’ufficio del commissario ad acta Massimo Scura. Una linea che separi la gestione ordinaria dell'Azienda da quella del debito pregresso, «tale da consentire l’avvio di una fase “liquidatoria” dell'Ente». Per farlo, i commissari hanno chiesto al tribunale amministrativo regionale di Reggio Calabria di poter acquisire informazioni certe sui procedimenti giudiziali pendenti, sottolineando la necessità «di procedere tempestivamente al soddisfo delle pretese creditorie portate da titoli esecutivi anticipando e, quindi escludendo, laddove possibile, la nomina di ulteriori commissari ad acta che determinerebbero ulteriori aggravi di spesa per questa Azienda».

«Va dichiarato il dissesto» – Interpellato sul tema, Nuccio Azzarà, segretario provinciale della Uil Fpl, non ha avuto alcun dubbio: l’Asp reggina è ormai in dissesto. Anche se nessuno lo dice per davvero e non lo dichiara con atti ufficiali. «Siamo di fronte alla madre di tutti i problemi dell’Asp, questa enorme massa debitoria che da tempo va affrontata ma nessuno riesce ad aggredire – ha commentato -. A nessuno è dato sapere a quanto ammonti il debito – tra 500 e 700 milioni -, nemmeno Kpmg. È questo che ha portato Scura a dire che l’Asp di Reggio è una banca. Sia perché ci sono stati debiti pagati due volte sia perché chi ha un debito nei confronti dell’Azienda è come se avesse messo dei soldi in banca, con tassi d’interesse elevatissimo e utili attorno al 6-7%. Tutti i commissari che si sono avvicendati – Squillacioti, Sarica, Tripodi, Gioffrè e gli attuali commissari – non ne sono venuti a capo, tanto è difficile la materia. Addirittura non abbiamo i bilanci vengono bocciati sistematicamente da cinque anni a questa parte. Perché chi ha responsabilità politiche non legifera dichiarando il dissesto e il fallimento dell’Azienda? Se continuiamo di questo passo l’Asp travolgerà tutta la sanità calabrese. Come si può pensare che possa sovrintendere alla sua mission?»

Simona Musco