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Processo Aemilia. I Cutresi: reggiani razzisti, preferiscono i musulmani

Processo Aemilia. I Cutresi: reggiani razzisti, preferiscono i musulmani

aemilia   di SIMONA MUSCO

- Reggio Emilia, via Paterlini, una manciata di passi dall’aula bunker. Su un enorme cartellone giallo, attaccato ad una bacheca comunale, sette fogli a quadretti riportano la «lettera di un calabrese», che sputa contro il maxi processo “Aemilia”, iniziato da poco proprio dall’altro lato della strada. Un «appello a tutti i cutresi e tutti i calabresi», come documentano le foto scattate dalla “Gazzetta di Reggio”. Perché tra le 250 persone coinvolte nell’inchiesta che ha svelato le infiltrazioni dei clan di Cutro in Emilia, solo poche decine, dice, sono davvero della ‘ndrangheta. «Ci sono 250 cutresi che sono accusati appartenenti alla ’ndrangheta - scrive l’anonimo -. Su questi 250 imputati ci possono essere dai 20 ai 30 appartenenti alla ’ndrangheta che io stesso chiamo feccia». Gli altri, sostiene ancora, sono sì colpevoli ma solo di reati come «usura e evasione fiscale - dice - ma allo stesso tempo sono grandissimi lavoratori e credenti nella propria famiglia. Come l’hanno fatta loro l’usura e l’evasione fiscale l’hanno fatta anche i reggiani».

L’italiano è incerto, zoppicante. Il calabrese anonimo accusa i cutresi in Emilia – una comunità di 12mila abitanti – di essere «uno contro l’altro. Mi dispiace dirlo – aggiunge -, siete un popolo di ignoranti, vanitosi e buffoni». E i reggiani, aggiunge, non vogliono i calabresi, anzi, i cutresi. Che devono andare via. «Siete venuti con la valigia di cartone negli anni ’70, avete sviluppato l’economia di Reggio Emilia: lavorando sodo, costruendo, comprando terreni, costruito strade, capannoni, fogne eccetera. Adesso i reggiani quello che avete costruito lo rivogliono indietro, come siete venuti ve ne dovete andare»

E aggiunge: «se oggi hanno fatto 250 arresti, domani ne faranno minimo 500. Ai reggiani interessa la comunità musulmana, perché sono sottopagati e sono bravi a fare attentati contro gli innocenti». Il consiglio del calabrese che «ama la sua terra» è quello di unirsi e protestare «pacificamente», rispettando la legge. Ma l’anonimo - «Sottoscritto nessuno, ma un giorno mi svelerò», dice la lettera – va ben oltre. Perché pur invocando il rispetto della legge, dà un identikit ben preciso di quelli che per lui sono «uomini d’onore». Quelli che, oggi, non avrebbero permesso “l’invasione” musulmana, per la quale se la prende anche con il procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, Nicola Gratteri. Di uomini d’onore ce ne sono «pochi ma buoni», scrive. «Oggi la ‘ndrangheta, come viene chiamata», con l’onore non c’entra nulla, spiega: «uccidono bambini, donne, sotterrano materiale chimico, che nello stesso tempo uccide i loro figli, figli dei figli suoi e quelli degli altri. Questi – dice – non saranno mai uomini d’onore ma uomini di denaro, uguale feccia». I veri uomini d’onore, invece, sono «Domenico Mommo Piromalli, Antonio Macrì, Domenico Alvaro, Tano Badalamenti, oggi tutti deceduti. Se oggi non esistono più i nazisti dobbiamo ringraziare loro». La lunga lettera si conclude con un monito: «Onore al nostro credo», una frase scritta con pennarello rosso e accompagnata da un’immagine che raffigura il Dio cristiano.

Qualche tempo fa a scagliarsi contro i reggiani e il processo “Aemilia” era stato uno degli imputati, Alfonso Mendicino, che aveva diffuso su Facebook un filmato finito poi in mano alla magistratura. «La ‘ndrangheta non esiste – aveva affermato -. E se esiste ha costruito case e bagni ai reggiani che prima vivevano come maiali. Vi abbiamo fatto dei signori». Un video di circa tre minuti nel quale il cittadino cutrese, da anni residente lì, ha denigrato la comunità locale (premettendo di non voler fare «di tutta l’erba un fascio»), cimentandosi prima in una performance di negazionismo della ‘ndrangheta, salvo poi conferirle, «se esiste», un’accezione positiva. E poi, interpellato dalla trasmissione radiofonica “La Zanzara”, si è rifiutato di rinnegare la ‘ndrangheta. «Questo no, questo non lo dirò mai, non dirò mai fanculo alla ‘ndrangheta nella mia vita».