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L’INTERVENTO. Mafie antimafie e trasparenza

L’INTERVENTO. Mafie antimafie e trasparenza
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   La vicenda di Telejato e del suo direttore Maniaci – un giornalista famoso per (presunte) campagne antimafia accusato di aver utilizzato il suo potere mediatico inventando notizie antimafia per avere vantaggi e spillare quattrini e benefit a destra e manca – irrompe in un quadro di crescenti difficoltà e vero e proprio discredito della complessa realtà antimafia del Mezzogiorno. Non è un caso l’infittirsi di dichiarazioni e denunce di prestigiosi e trasparenti uomini dell’antimafia che lanciano l’allarme in proposito.

Serve chiedersi, se si vuole recuperare la forza piena dell’opinione pubblica contro le mafie, se siamo di fronte a casi isolati. A come avviare una riflessione critica investendo tutti i segmenti che compongono il mondo che nel Sud si contrappone, e deve continuare a contrapporsi, alla corruzione e alla mafia.

 La riflessione, credo debba prescindere dalle inchieste giudiziarie anche se sempre più spesso, negli ultimi tempi, in esse vengono intrappolati giustizialisti di mestiere fino a legittimare l’ipotesi che abbia preso corpo l’esistenza di un’antimafia come strumento per facili guadagni e folgoranti carriere.

Il fenomeno emerge oggi, ma in realtà è antico e si è radicato fin dalla fine degli anni ottanta quando si prese coscienza della necessità di un sempre più forte e ampio contrasto alle mafie non solo con nuovi strumenti legislativi e operazioni giudiziarie, ma anche con la scesa in campo e un netto schierarsi della società civile.

Lo scontro, a partire da allora, s’è nutrito oltre che della tragica ferocia sanguinaria delle mafie, anche di false vittime di mafia e di vittime di una certa antimafia che ha sparato nel mucchio ed alzato il tiro per acquistare notorietà e soprattutto occupare spazi e costruire potere. 
La classe dirigente nazionale (partiti, politici, giornalisti, istituzioni, uomini dello Stato) nel clima istauratosi ha rinunciato ad una verifica e un’analisi attente e rigorose per separare il grano dall’oglio ed ha finito con l’imbarcare, come Noè sull’Arca, tutto quel che si autoproponeva senza andare troppo per il sottile. Spesso per superficialità, altre volte per quieto vivere, altre ancora per nascondere incapacità e insufficienze. In quel contesto hanno avuto gioco facile elementi di malafede, interessi di parte, carrierismi. 
Si è creata una nebulosa al cui interno si sono consumate operazioni spregiudicate innescando meccanismi non ancora sufficientemente indagati di scambi poco limpidi, e con finanziamenti di soldi della collettività finalizzati a creare alla politica e a singoli politici frange di consenso. Spesso non sono scattate contromisure neanche in presenza di dubbi. Perché ormai ci si trovava dentro un giuoco complesso o perché si è creduto che pur con qualche macchia l’insieme era utile ai cambiamenti positivi della società meridionale. 

Ma ormai il giocattolo s’è rotto. E’ arrivato il tempo di affrontare a viso aperto la realtà. La società ha ormai acquisito la consapevolezza che il meridione si salva solo se si sradica, veramente, e non soltanto nei titoli dei giornali e dei telegiornali o nelle dichiarazioni di questo o quel politico, ogni radice materiale e culturale che consente alla mafia di sopravvivere.

C’è il pericolo di un rinculo nel contrasto al fenomeno. Non, ovviamente, con riferimento agli strumenti legislativi che forse vanno affinati e resi ancor più efficaci e stringenti. Ma nella coscienza della gente sempre più confusa rispetto a quel che accade.

Insomma, va aperta una riflessione severa e attenta, non sui giornalisti ma sui diffusori di notizie che sono sempre più numerosi nel meridione: un fenomeno che cresce anche a causa della povertà crescente di personaggi equivoci che creano dal nulla notizie ed eventi per avere un ritorno di qualche tipo.

Le campagne stampa costruite per condizionare la politica o gli affari finanziari ed economici fanno parte della storia del giornalismo. Ma non si tratta di questo. Il problema è prendere atto che i nostri territori vivono una situazione particolare e se non c’è una straordinaria condizione di limpidezza si rischia di eliminare perfino la speranza e di distruggere il sentimento popolare costruito negli ultimi trent’anni e che continua ad avere un ruolo strategico per liberare la Calabria e il Mezzogiorno dall’ipoteca mafiosa.