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Le vite parallele di Campanella e Palamara. Il saggio di Addante e il romanzo di Criaco

Le vite parallele di Campanella e Palamara. Il saggio di Addante e il romanzo di Criaco
rocco Africo e Stilo distano circa cento chilometri tra loro. Costa jonica della Calabria. Quella dove approdarono i greci. Africo e Stilo sono due paesi che hanno dato i natali a due ribelli che in epoche e forme diverse hanno segnato la storia della Calabria. Mi riferisco al contestatore degli anni Settanta Rocco Palamara e al monaco filosofo Tommaso Campanella. Accade che due intellettuali calabresi, Luca Addante, cosentino di origini e docente di Storia Moderna all’Università di Torino, e Gioacchino Criaco, romanziere di successo originario di Africo da anni stabilitosi a Milano, abbiano dato alle stampe due libri editi da importanti case editrici come Laterza e Feltrinelli.

“Tommaso Campanella. Il filosofo, immaginato, interpretato, falsato” è l’ultimo saggio di Addante che coglie la ricorrenza del 450esimo anniversario della nascita per ribaltare le interpretazioni ricorrenti su questo augusto calabrese. Innanzitutto quelle a uso politico che hanno spesso stravolto la portata rivoluzionaria delle sue idee politiche, filosofiche e religiose.

Con titolo aspro -  “La maligredi” - Criaco, invece, scrive  il suo romanzo più compiuto fino a questo momento, regalandoci un affresco corale del Sessantotto della Locride, con particolare riferimento alla sua Africo, adoperando un realismo magico che narra di un mondo in cui gli umili vanno al combattivo riscatto  contro il sempre eterno gattopardismo di gnuri, malandrini e preti.

Addante e Criaco fanno parte di un’intellettualità calabrese emigrata. Con il proprio lavoro culturale, i due autori, con declinazioni diverse,  restituiscono alla Calabria una narrazione che permette di riconoscere un’identità positiva che si discosta dal luogo comune imperante. I libri e le parole sono ancora importanti.

Gioacchino Criaco con il successo di “Anime Nere” ha permesso la realizzazione di un film di culto che ha fatto incetta di premi grazie anche al dialogo con il suo territorio. E’ oggi un autore nazionale che si aggiunge alla tradizione di Alvaro e Seminara. Dopo aver adoperato il suo contesto per incorniciare la maledetta gioventù che si è persa scegliendo il crimine (le anime nere appunto) ora passa a raccontare le lotte epiche delle gelsominaie e di quei ragazzi che in Rocco Palamara trovarono un leader. Palamara è stato una sorta di Emiliano Zapata dell’Aspromonte che ha visto il cognato ucciso dai mafiosi subendo anche la persecuzione di una Stato arcigno e sempre schierato con i prepotenti. Una storia negata che nel libro è rappresentata dal personaggio di Papula, alter ego letterario di Rocco l’anarchico.

“Africo” è storia di esodati dall’Aspromonte, che da gente di montagna vennero confinati alla modernità della palude in piano a causa dell’alluvione. Tutto questo era già stato raccontata da Corrado Stajano, dandoci la sua lettura dei fatti di impegnato forestiero, a volte però alterando i contenuti più significativi e autoctoni di quella vicenda. Criaco con i suoi libri ci restituisce la natura più autentica dell’epopea di Africo con l’orgoglio manifesto di una generazione che come a Berkley o Parigi andò all’assalto al cielo, in condizioni molto più difficili, permettendo l’incontro con la modernità da parte di pastori, donne del popolo delle “rughe” e subalterni che in Rocco Palamara trovarono un compagno di riferimento.

Anche Luca Addante recupera una storia negata. Egli è fedele al principio di Chabod: “leggere tutto e poi fare le note”. E il ricercatore dimostra di aver letto tutto dell’esegesi campanelliana (non è un caso che l’autore abbia vinto proprio il premio Federico Chabod dell’Accademia dei Lincei nel 2010 per il libro “Eretici e libertini nel Cinquecento italiano”.) Campanella fu incarcerato e torturato dall’Inquisizione per la sua rivolta e si è visto attribuito patenti interpretative da “fake news” legati ad interessi ideologici dominanti o a piccole questioni di bottega.

Dopo aver letto Addante non possiamo più aver dubbi nel ritenere Campanella un autentico rivoluzionario che nella periferica Calabria chiama con pensiero e azione al sommovimento professando libertà e giustizia grazie ad una religiosità naturale di orientamento libertino e panteistico che nulla ha di teocratico e reazionario. Un leader glocal Campanella.

Per paradossale che possa sembrare Tommaso Campanella e Rocco Palamara hanno delle vite parallele contrarie alla razza maledetta. Sono due facce della stessa moneta. La buona moneta calabrese che scaccia quella cattiva del narcotraffico e della corruzione morale. I due libri di Addante e Criaco sono due sane letture che tornano a far rivivere le buone Utopie sostenute inevitabilmente in direzione ostinata e contraria. Non posso mancare di aggiungerci il plauso all’utile saggio e al gagliardo romanzo. Ringraziando gli autori di tanta felice fatica.