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L'INTERVENTO. Una nuova narrazione della Calabria ma anche una Calabria nuova da narrare

L'INTERVENTO. Una nuova narrazione della Calabria ma anche una Calabria nuova da narrare
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Una nuova narrazione della Calabria e una Calabria diversa da narrare. Temi sul tavolo negli incontri di Africo Antico, e temi di riflessione che necessitano uno stacco dall’agone del web, ed una discussione con noi stessi, in famiglia, nelle aule, nei luoghi di lavoro, tra amici, sempre guardandoci in viso.

La narrazione della Calabria oggi proposta, e sistematicamente riproposta, è quella di una terra soffocata dai bisogni, dove la ndrangheta è il tutto. Una terra dove le contraddizioni sociali stratificatesi nel tempo, coniugate alle contraddizioni economiche, producono una situazione di disastro sociale ed economico. Anzi, le contraddizioni economiche sono così forti da sfiorare la non risolubilità, almeno nei tempi che ci appartengono. Una sorta di riproposizione in chiave di DNA sociale delle teorie lombrosiane. Le teorie lombrosiane hanno avuto vita pari alle fake news di cui costituiscono il metro di Sevres; il DNA sociale è stato smascherato da uomini del nostro sud: «La mafia non è un fatto invincibile; è un fatto umano, e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà quindi una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave; e che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle Istituzioni.» Giovanni Falcone. Le inchieste odierne della magistratura, lo certificano. Le testimonianze della Chiesa lo dimostrano. L’impegno delle associazioni, da Libera in avanti, lo confermano.

La cultura del XIX secolo ed ampia parte di quella del XX hanno insegnato che la sovrastruttura culturale non può che riprodurre la struttura economica cui si riferisce. E questo sia che la prima si esprima nel romanzo, nella narrativa, sia che assuma le forme più oggettive del saggio o del reportage televisivo o dei report giornalistici; che si esprima con i film, con le mostre del libro, con i festival settoriali dal fumetto al neomelodico. Insomma le forme sovrastrutturali, sino alle più impegnative delle arti, non possono che venire dopo l’evoluzione delle condizioni economiche.

Intanto mentre il dibattito va avanti, la Calabria muta i suoi rapporti economici. Elementi forti di profonda modifica compaiono e nemmeno i media stereotipati, le fake news, i luoghi comuni imparati a memoria, le pattuglie di troll, riescono a bloccare, a nascondere. Insomma è la leggenda del calabrone che volava non conoscendo le leggi della fisica, le quali affermavano che non poteva volare.

E’ utile richiamare fatti. Fatti concreti che circolano come se fossero solo per specialisti di strutture economiche, fatti che vedono la Calabria in volo, mentre le leggi dello stereotipo dicono che non può volare: Calabria prima regione del mezzogiorno (rispetto alla popolazione) per uso del credito di imposta –tutto a carico della Regione-; incremento dell’export per il secondo anno consecutivo a due cifre; saldo positivo tra imprese nate e morte; riduzione di 2 punti della disoccupazione; unica regione ad avere il piano trasporti approvato in consiglio, dotato di vas e con valutazione positiva dell’UE; prima regione ad avere la zes, e poi contratti di sviluppo a partire da Hitachi, nuova 181,turismo che sale a due cifre, leggi su artigianato, consumatori, edilizia sociale; il Times e l’enogastronomia… Tutto a posto allora? No, certo, tanta strada da fare. Ma deciso cambio di rotta, sì.

Attaccata alla struttura economica c’è l’infrastrutturazione materiale: la ferrovia jonica rilanciata per la prima volta dopo 150 anni di stato unitario, rispetto a littorine che ancor oggi arrancano; 500 scuole antisismiche, che pongono la Calabria al primo posto in Italia, 500 che si avviano a diventare 850 nell’inverno 2018, e che diventeranno tutte antisismiche, se si continua con questo sforzo immane e con questo indirizzo politico senza se e senza ma, entro il 2020. Poi ci sono gli investimenti in tutti i porti: dal gigantesco Gioia, ai gioielli Roccella, Catanzaro, Cetraro, Cirò, Isola, passando per tutti i porti nazionali Corigliano, Crotone, Palmi, Reggio, Vibo, Villa. Adesso gli altri porti regionali. Poi le metropolitane, la catanzaro lamezia. Poi le illuminazioni pubbliche sostenibili. Poi i borghi.

Leggiamo sulla stampa che i due proprietari di MCT stanno discutendo su chi debba gestire in prima persona il terminal. Anche questo è un segnale fortissimo. Se non ci fosse un valore economico reale a Gioia, due tra i più grandi player mondiali, perderebbero tempo a discutere?

Ancora, investimenti nelle università, sia materiali, per il rinnovo dei patrimoni edilizi, sia nelle borse per gli studenti. Quest’ultimo investimento –a carico della Regione- ha fatto scalare le graduatorie Censis alle università calabresi, a qualità dei ricercatori fissata. Le borse sono passate dal 34% degli aventi diritto al 100%.

Marcello Furriolo, pone una questione che è quanto mai attuale: E’ possibile una narrazione diversa della Calabria?

Se usassimo una interpretazione meccanicistica dovremmo aspettare il modificarsi totale delle condizioni economiche; dopo, e solo dopo, avremmo la modificazione della sovrastruttura culturale, e quindi una narrazione diversa potrà essere possibile.

La lezione di Lukacs ci ha fatto capire che i due momenti non sono necessariamente sequenziali. Che non c’è una modificazione meccanicistica nella filosofia (intendendo qui compresa tutta la sovrastruttura culturale) obbligatoriamente successiva al modificarsi della struttura economica. Anzi i due elementi sono fortemente dialettici. Anzi proprio la filosofia può assumere un ruolo attivo, può promuovere un pensiero nuovo rispetto a quello dominante e stereotipato. Possono verificarsi tre casi tipo (e poi tutti quelli dialetticamente intermedi): la sovrastruttura si mantiene inerte, si adagia sugli stereotipi, oppure li alimenta, li amplifica e in questo agisce come rallentatore di un processo di emancipazione, o infine coglie il nuovo, lo anticipa, propone nuove frontiere.

La nuova Calabria avanza piano, non ha la prima fila, non è illuminata dai social, non è magnificata dai like, non ha comunicazione spumeggiante. E’ sobria, è accogliente, è condivisa. Non ha i caratteri del fariseo, è piuttosto il pubblicano di Luca.

La narrazione diversa è possibile, e se non la si ha adesso, perché sono più comodi i luoghi comuni, la si ha man mano che i ragazzi tornano nelle aule antisismiche, che i treni sulla Jonica sfrecciano veloci, che i cittadini di Reggio bevono acqua non salmastra, che i porti accolgono tante più navi, che le imprese si installano a Gioia e nelle altre aree e assumono, che le stanze dei nostri ragazzi non sono più vuote per partenze senza ritorni, che in questa battaglia si impegnano “tutte le forze migliori”.

*uniRc, vice presidente della Giunta regionale della Calabria

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