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LE RECENSIONI di MARIA FRANCO. Via dall’Aspromonte di Pietro Criaco (Rubbettino)

LE RECENSIONI di MARIA FRANCO. Via dall’Aspromonte di Pietro Criaco (Rubbettino)
PiCr1 Una donna muore di parto, lasciando un neonato orfano. Non è la prima volta che accade: ad Africo, negli anni 60, manca ancora una strada di collegamento tra il paese e la marina, dove si trova il medico. Il padre di Andrea, il bambino voce narrante di Via dall’Aspromonte di Pietro Criaco, edito da Rubbettino, prova ad organizzare la ribellione del paese: «Quella notte non prendevo sonno. Le parole di mio padre mi ronzavano nella testa e non mi riusciva di stare fermo. La sua decisione, che coinvolgeva un paese intero, mi trasmetteva un paese diverso e più profondo di quello che mi era consegnato dai libri. La rabbia verso le ingiustizie e la lotta per ottenere i nostri diritti mi davano una conoscenza del mondo e degli uomini superiore a quella di qualunque scuola. Capivo che c’erano cose più importanti della vita stessa, per le quali era necessario battersi e lottare.»

Vecchi e bambini, uomini e donne, il paese intero scende a Bova Marina per rivendicare la presenza di un medico condotto. «Quello che era successo in marina divenne oggetto di discussione continua, non soltanto tra la gente del paese, ma anche tra me e i miei amici. Loro erano rimasti impressionati dalla grinta e dalla determinazione di mio padre; io, invece, dalla forza e dalla potenza che si ottengono con l’unità e il sostegno reciproco. Vedere tanta gente mossa istintivamente verso un obiettivo comune, aveva destato in me un senso di orgoglio e quasi di riconoscenza verso le persone che avevano partecipato. Eravamo tutti consapevoli che il sindaco non avrebbe mantenuto le promesse ma la nostra azione ci aveva resi più convinti che qualcosa si doveva fare, questo era chiaro a tutti.»

Decidono di costruire autonomamente una strada, cui lavorano alacremente, oltre il padre del narratore «mastro Andrea lo spaccapietre, Santoro con la sua ruspa, Filippo il carpentiere. E poi c’erano altri, con pale, seghe, mazze e tanta energia e sudore. C’erano alcune donne che venivano verso mezzogiorno, con delle ceste sopra la testa. Ci portavano da mangiare ed era bellissimo sedersi tutti quanti, gli uomini da una parte e le donne dall’altra. Per noi ragazzi era una festa, un momento di grande vitalità e allegria.»

Alla costruzione della strada si oppone il brigante don Totò, che ferisce il padre di Andrea. Il protagonista del racconto, insieme ai suoi amici, prova a vendicarsi del brigante: «Il coltello era ben affilato e la lama abbastanza lunga. Non era granché, ma poteva servire allo scopo. Mio padre mi aveva sempre proibito di toccarlo e adesso che lo tenevo tra le mani, mi sentivo un altro. Mi dava un senso di potenza. Provavo a infilarlo nella cintura e a estrarlo con velocità sempre maggiore. Mi sentivo pronto e deciso. Don Totò aveva i giorni contati. Non riuscivo a dormire la notte, con quest’idea.»

Ma la vera rivalsa, e non solo contro il brigante, arriverà più di venti anni dopo, quando Andrea, ormai ingegnere, potrà iniziare, con l’approvazione di Provincia e Regione, i lavori per una strada che da Africo porta al mare.

Nell’attuale fioritura di narrativa calabrese, Via dall’Aspromonte di Pietro Criaco potrebbe aspirare al titolo di primo romanzo per ragazzi. Si tratta di una storia di formazione in cui il protagonista deve fare i conti con la sua condizione di orfano e con la relazione del padre con una donna, Rosa, prima respinta e poi accettata, scoprire alcuni, oscuri, segreti degli adulti, comprendere le ingiustizie del mondo e scegliere da quale parte stare.

Linguaggio semplice e lineare, per una vicenda dal ritmo cinematografico, che trova le pagine più belle nel descrivere l’avventura di ribellione di Andrea e dei suoi amici.

Mimmo Calopresti è al lavoro per farne un film.

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Pietro Criaco, Via dall’Aspromonte, Rubbettino, pp.222, euro 15