LE RECENSIONI di MARIA FRANCO. Dante Maffia, Ritorno a Reggio (Città del Sole)

LE RECENSIONI di MARIA FRANCO. Dante Maffia, Ritorno a Reggio (Città del Sole)

maffia


«Anch’io ho attraversato la città/e poi sono andato verso l’alto/dove ho posseduto all’improvviso /la carità della piena conoscenza/davanti allo spettacolo del mare. /Non so che cercavo. /Mi pareva d’avere perduto un gioiello/forgiato da ginestre troppo pazze. /Le navi passavano tranquille. /Intorno circolava ad ogni cosa/un’aria strana, /un’aria tormentosa, /una magia d’altri tempi che dettava/a Vitrioli i suoi versi, /a Benassai i colori, /il timbro antico.»

Come Umberto Saba attraversava con cuore di poeta ogni cantuccio di Trieste, Dante Maffia ripercorre Reggio, la città più amata insieme a Roseto e Riace, con un sentimento amoroso che ne fa risuonare ogni angolo, il Lungomare, il Museo, il Castello Aragonese, il Teatro Cilea, di una sinfonia di storie, di miti, di passioni: «Ti riconosco, Reggio,/riconosco la voce che arriva /da millenni distratti,/da concupiscenze altere,/dai fondali d’una storia/d’eterni arcobaleni/che non hanno saputo intrecciare/leggenda e storia.»

«Vento e tentazione», «donna che dentro il suo seno/nasconde le carezze dei delfini/che scortarono le navi d’Ulisse», Reggio s’innalza, nei versi di Dante Maffia, oltre le vicende della storia: «Anche a me, caro Borges, sembra una bugia/che Reggio Calabria sia cominciata:/la guardo e mi sembra eterna. /Come lo Spazio, come il Tempo e l’Aria.»

L’incantamento di fronte ad una bellezza che sa di magnolie e gelsomini e, nel fenomeno della Fata Morgana, incarna «la forma perfetta/del disegno di Dio/ la sacra effigie del viaggio infinito/la smania che tende/al futuro/ e rigenera ogni giorno» non impedisce, al poeta, di scorgere quanto la deturpa: «Il mare è convinto/… /che in certi momenti /può parlare con Dio/lamentarsi per le troppe volte/che viene stuprato/per il grigio che spesso/ si spande come un arrosto di maiale/per tutto lo Stretto. /Siamo arrivati a questo punto/tutto è ridotto/a musiche indecenti/a bracciate di fumo logorroico/ e solo perché non sappiamo/essere nel principio di quella verità/che sa discernere l’azzurro dal grigio/la luna da una candela accesa.»

Ma la visione di Maffia resta serena, come se la città avesse in sé la forza di riscattarsi da ogni male, come avvenne dopo la tragedia del 1908: «Lo zero assunse atteggiamenti di vittoria, / come se Reggio avesse da pagare debiti e peccati. /I morti sfigurati, la processione del nulla, /la fame degli abissi, l’incuria del cielo/diventato grigio, col ghigno d’un maiale/che sta per essere scannato. Ma i vivi non spensero il contatto/con l’umano passo del divenire. /Entrarono nel gorgo per assaporarne/l’amaro e il guasto e capirne il motivo. /Così si riprese a guardare l’azzurro, /pietra su pietra fu cantiere d’amore.»

Ritorno a Reggio di Dante Maffia, edito recentemente da Città del Sole è una raccolta di versi dallo stile sobrio e dal linguaggio scorrevole, attraversati dall’imparagonabile luce dello Stretto.

A leggere le cronache, Reggio appare asfittica e opaca. Maffia ne rimanda, invece, un’immagine di straordinaria bellezza. Illusione? Autoinganno? Sogno? Profezia? Di certo, i poeti veri, a saperli ascoltare, hanno sguardo potente e veritiero più di chiunque altro.

Dante Maffia, Ritorno a Reggio, Città del Sole, euro 10