LA MOSTRA. Il Codice Carratelli che illumina la Calabria Ultra

LA MOSTRA. Il Codice Carratelli che illumina la Calabria Ultra

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E’ stata inaugurata nei giorni scorsi, nel Complesso Monumentale del San Giovanni di Catanzaro, la straordinaria Mostra sul Codice Romano Carratelli, che racchiude 99 bellissimi acquerelli, risalenti a fine 500, raffiguranti torri, fortificazioni, strutture difensive e paesaggi della Calabria Ultra. L’opera, che è stata indicata all’Unesco per l’inserimento nel “programma Memoria del Mondo”, è proprietà di Mimmo Carratelli, brillante avvocato e politico illuminato, che dimostra, con il suo grande impegno culturale di storico e bibliofilo pregevole, che la politica non può essere una “professione” totalizzante, territorio di mestieranti e faccendieri, ma dovrebbe essere strumento di promozione civile e sociale delle comunità governate.

Il Codice Carratelli, al di là dell’eccezionale valore artistico e bibliofilo, è un grande documento, forse unico, sullo stato della Calabria, sotto la dominazione spagnola, e dell’impegno del Vicereame a tutelare la difesa, non solo militare, ma anche l’identità del territorio calabrese dagli attacchi e dalle usurpazioni piratesche, che tanto affliggevano le popolazioni calabresi. Questa è la storia. Che ha visto la Calabria per secoli sottoposta alle più violente sottomissioni e limitazioni della propria autonomia e della propria dignità civile. Fino ad oggi. Con la differenza che quando il Duca di Calabria era, di fatto, il Vicerè del Regno di Napoli, con ottime chances di diventarne il Re, la Calabria, pur con le sue storiche divisioni e contrapposizioni, rappresentava una entità politica ed economica di notevole interesse. Oggi, nel primo ventennio del terzo millennio, il Governatore della Calabria rappresenta poco più di una casella nel malfermo e assolutamente precario assetto istituzionale della nostra Repubblica. E forse per questo la Giunta regionale, ormai alla fine agonizzante della sua esperienza, ha pensato di affidarsi alla protezione miracolosa di San Francesco di Paola, cui ha consegnato la Piazza della Cittadella, quale ultimo baluardo difensivo del proprio destino incerto di sopravvivenza.

Carlo V si affidava alle torri, ai castelli, alla forza degli eserciti, al coraggio degli uomini e delle donne calabresi per difendere il territorio dagli assalti dei turchi!

E veniamo a noi. Il Presidente della Repubblica ha firmato il Decreto Calabria sulla sanità e, pertanto, la governance dell’intero sistema viene assunta direttamente dal Governo nazionale e dai suoi Commissari straordinari, che da nove anni, di fatto ne hanno la gestione straordinaria. E‘ il colpo mortale al decentramento democratico delle funzioni, così come previsto dalla nostra Costituzione e rappresenta il momento più elevato di spoliazione di prerogative nei confronti di un organismo elettivo messo in atto in 70 anni di storia repubblicana. Peraltro nei confronti di un solo territorio regionale. Il più povero e degradato. Ovviamente in gioco non c’è il merito del provvedimento, che peraltro non affronta minimamente i nodi irrisolti dei problemi della sanità calabrese, ma si limita a togliere e riappropriarsi di funzioni di pura gestione di potere. Il vero tema, che sembra non sia stato colto dall’intera classe politica nazionale e regionale, di tutti gli schieramenti, evidentemente preoccupata solo del numero delle poltrone perse o arraffate, riguarda proprio la rivoluzione non più strisciante, che attraverso questi atti, l’alleanza Salvini - Di Maio si avvia a realizzare.

Ma il risvolto più sconcertante è che di tutto ciò sembrano non interessarsi proprio i cittadini, che alla fine sono i destinatari di questo stravolgimento politico e istituzionale. Forse perchè i cittadini avvertono che questa partita si gioca, spregiudicatamente e senza esclusione di colpi, solo sul piano dell’occupazione e degli assetti di potere, tra vecchia e nuova politica e nulla cambierà sul piano della tutela del diritto alla salute.

Nulla si prevede per eliminare le liste d’attesa, il riordino dell’inferno dei Pronto Soccorso, la lotta all’emigrazione sanitaria, l’accesso alle nuove cure per patologie degenerative, la tutela dell’infanzia, degli anziani, dei malati terminali ecc. E‘ chiaro, cioè, che al cittadino calabrese, purtroppo, non interessa affatto se a nominare i Commissari delle ASP o degli ospedali deve essere Oliverio o il Commissario Cotticelli. Il livello di sfiducia nella politica e nelle istituzioni è talmente alto che i calabresi ritengono, ahimè, che nulla cambierà e che il problema non è quello delle nomine. Come dire che il Premier Conte ha portato tutto l’ambaradan governativo a Reggio Calabria solo per una esibizione dimostrativa e muscolare della nuova filosofia politica del cambiamento, che si traduce brutalmente in un ulteriore e forse decisivo colpo alla democrazia rappresentativa.

E tutto questo avviene nel silenzio assordante anche di quelle forze, civili e intellettuali, che solo il 4 dicembre 2016, avevano mobilitato il 60% degli italiani per dire NO alle riforme costituzionali volute caparbiamente da Matteo Renzi. Ricordiamo che anche in Calabria quelle forze si espressero addirittura con il 67% per la difesa della Costituzione e quindi per i suoi valori di giustizia e libertà, ma anche di consolidamento dell’attuale assetto di equilibrio dei poteri. È evidente, allora, che il Decreto Calabria sulla sanità non è un episodio, abbastanza goffo e contraddittorio, della insensata contrapposizione tra la Regione e l’Ufficio del Commissario o tra il ridimensionato Governatore Oliverio e la baldanzosa Ministro Grillo, per la conquista di spazi nel fortilizio regionale, ma è una pericolosa spia di un mutamento più profondo e genetico del nostro sistema democratico, che pensavamo che la nostra storia avesse definitivamente preservato.

Ma evidentemente la storia è sempre ricca di insegnamenti e di esperienze, che ci ammoniscono a non abbassare mai la guardia. Consiglio a tutti vivamente di andare a visitare la straordinaria, educativa e quanto mai attuale Mostra sul Codice Romano Carratelli.