Ricordo di Agata Guttadauro, l’artista e intellettuale siciliana che scelse la Calabria

Ricordo di Agata Guttadauro, l’artista e intellettuale siciliana che scelse la Calabria

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Un mese fa ci lasciava, improvvisamente, la bella persona e la fervida creatività di Agata Guttadauro con la sua vita interamente dedicata alla musica, allo scrivere e soprattutto all’immagine. Domani avrebbe compiuto 81 anni.

Approfitto del Trigesimo per colmare un vuoto. Aspettavo soprattutto dalla Calabria, dove aveva a lungo operato con fervore, un ricordo, una testimonianza, un segno di dolore. Ma Agata forse era troppo novecentesca. Niente social e non appare su Internet quindi estranea ai moderni meccanismi di redazione avulsi alla Memoria. Considerato che sono stato un suo caro amico mi permetto di mettere una toppa a tanto oblio.

Siciliana della Bagheria di Tornatore e Guttuso, il suo diploma in pianoforte conseguito al Bellini di Palermo la catapulta ad insegnare Educazione musicale nelle scuole cosentine per un ventennio tra il 1965 e il 1986 fissando la sua residenza a Rende. Carattere eclettico e decisionista coltiva le sue passioni spaziando con professionalità e grande lena in varie attività artistiche.

Al Rendano di Cosenza cura la regia teatrale di alcune opere, una dedicata al tupamaros Juan Palmieri e prende al volo l’occasione delle neonate tv privare   diventando regista per due anni di Teleuno. Cura qui una serie televisiva, “La vita punto e basta” con diversi episodi, purtroppo, credo smarriti nel riciclo usuale di televisioni poco attente alla conservazione. Ma grazie allo sguardo alto che possiede non si confina alla provincia meridionale. All’ombra della Madonnina compie un fervido apprendistato come regista e art director della Pubblistudio firmando scrittura e regia di tutti gli spot dell’agenzia milanese. Una formazione decisiva per i futuri approdi di questa donna mai doma ad un mondo di maschi.

Nel 1986 lascia la scuola pubblica e fonda a Rende con l’inseparabile Mariola l’Edilight, società di broadcast che si occupa nel sempre più arrembante mondo del video e di produzione. Agata come amministratore e direttore creativo si occuperà di documentare il meglio della postavanguardia teatrale italiana che negli anni Ottanta domina dibattito e nuovi linguaggi.

Agata è stata l’interlocutrice principale per le riprese di videoteatro dei mitici Magazzini (un tempo detti anche Criminali) e che vedono i suoi alfieri in Sandro Lombardi e Federico Tiezzi, lavora con Giorgio Barberio Corsetti, Franco Scaldati. Si tratta di drammaturgie che portano la firma di Giovanni Giudici, Mario Luzi, Edoardo Sanguineti (con lui sette capitoll di Paradiso e Purgatorio di Dante). Nei lavori di Edillights ci sono anche i testi dell’immenso Maurizio Grande che insegna all’Unical. La casa di produzione opera in un momento storico che annovera a Cosenza il nascente Dams e il centro radiotelevisivo ad Arcavacata, la programmazione dell’Acquario, le incursioni dei Krypton di Cauteruccio, la sperimentazione Rai dell’era Minasi, i fermenti della musica punk e new wave.

Nel catalogo Edilight non mancano documentari sulla  natura e i beni culturali della Calabria, Agata capisce le potenzialità del multimediale e promuove progetti di didattica per infermieri e studenti, sarà anche socia in un progetto di formazione con Rubbettino ma produce anche cinema indipendente. Nasce il video denuncia collettivo su Italia 90 dove spiccano le firme di Mimmo Calopresti, Ninni Bruschetta, Tonino De Bernardi, promuove un regista difficile come Gaudino, Fa debuttare giovani registi cosentini come Michele Pingitore e Ivana Russo, alleva e fa crescere come suo stretto collaboratore Luciano Pensabene che firmerà regie militanti e prestigiose direzioni della fotografia.

Agata per 11 anni ha anche promosso e diretto  a Cosenza il Festival del Cinema invisibile (oggi quella dicitura è approdata a Lecce) dove il territorio ha potuto incontrare autori e vedere quelle opere negate alla provincia dai canoni commerciali. Una mirabile opera di divulgazione.

Con gli acciacchi dell’età e dei malanni Edilight chiude la produzione. Ma Agata Guttadauro si preoccupa dell’archivio. Mi investì della vicenda. E mi sono molto adoperato per far comprendere alla regione Calabria il valore di quei vecchi nastri da riconvertire a nuovi formati per preservare i contenuti e creare lavoro culturale e professionale per operatori dell’audiovisivo. Ma purtroppo non ho ottenuto nessun ascolto. Per fortuna la caparbia di Agata ha incrociato la Fondazione Scialoja che ha messo al sicuro questo importante giacimento culturale.

Agata Guttadauro non è mai stata ferma e anche da anziana ha prodotto dando alle stampe il libro “Giorni di scirocco” (Morlacchi editore) e come ha scritto l’illustre prefatore Arnaldo Colasanti, uno dei maggiori critici letterari nazionali: “Agata Guttadauro scrive benissimo, non sciupa una parola, narra cercando di dire”.

Agata sempre ironica e diretta ci ha lasciato un suo ultimo dono come “l’odore di giugno quando le prime pesche bianche maturano in fondo al giardino”.

Gli amici ricorderanno stasera Agata Guttadauro in una messa di trigesimo alla Chiesa San Carlo Borromeo di Rende alle ore 19.