Reggio accoglie o respinge? Agli Ottimati un dibattito carico di passione

Reggio accoglie o respinge? Agli Ottimati un dibattito carico di passione

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Cortile degli Ottimati, una sera di luglio. Ultima tappa di un percorso iniziato dalla Comunità di Vita Cristiana, lo scorso inverno, sul tema dell’accoglienza, declinata nei tanti aspetti che la caratterizzano, sociologico, storico, psicologico. Prendersi del tempo per riflettere, interrogarsi, con ospiti cercati in base alle specifiche competenze. A conclusione di un cammino, l'attenzione va al contesto cittadino: Reggio, è una città che respinge o che accoglie?

Il Cortile gremito ed un ascolto attento. Alla conclusione, non il consueto fuggi fuggi, ma il desiderio della gente di dirsi, di narrare esperienze fino a notte inoltrata, la cattiva amministrazione, la prepotenza della criminalità organizzata, i figli che se ne vanno, lo scioglimento dei comuni e tanto altro. Segno che sono stati lanciati dei buoni input.

Ad intrecciare le fila del dialogo iniziale, l’avvocato Giuseppe Mazzotta della Cvx insieme a due profondi conoscitori della città: il sostituto procuratore della Dda di Reggio, Stefano Musolino, e il direttore di Zoomsud, Aldo Varano.

Le primizie migliori si esprimono quando non si temono le contaminazioni e si desidera conoscere opinioni differenti. L'incontro è stato vivace e stimolante anche per gli interlocutori, differenti per storie, profilo umano, età, esperienze, professionalità. Decine di interventi dei cittadini l’hanno straordinariamente vivacizzato e arricchito.

Sentire e leggere il fenomeno 'ndrangheta con uno sguardo preciso e serio che, nel giornalista si nutre di letteratura, studio e indagine sul campo, per il magistrato, è soprattutto espressione di ciò che gli atti processuali gli hanno detto.

Ma la differenza arricchisce, non pone una linea di demarcazione, non solleva il muro della polemica, non impedisce un comune e profondo sentire.

Nulla è mai netto e deciso, ciascuno è impastato di luce e di ombre, a dispetto e nonostante il personale e profondo sentire. Proprio su questa risonanza è rimasta sospesa la domanda non rivolta, ma pienamente esplicitata, soprattutto alla conclusione dell’incontro.

 Il magistrato che ben conosce il libro del Qoelet, non può non cogliere i momenti in cui l'orizzonte resta inesorabilmente chiuso eppure va oltre, così come il giornalista ateo non può non fare esperienza di una luce oltre la nottata. Un filo rosso raccorda questa notte di luglio diversa. E porta il nome della speranza.

Musolino apre il suo intervento citando la pietas narrata da Curzio Malaparte a sostegno del suo pensiero. Di chi non crede che "le persone debbano marcire in galera".  Pur se l'argomento accoglienza si presta a molte interpretazioni, rileva Varano, in quanto "una città respinge per la spazzatura, le fosse, i trasporti", il tema scelto è la 'ndrangheta.  Insieme, un po' in sordina, non concordato esplicitamente, ma molto sentito è il nervo scoperto di una città che respinge. L'emorragia di giovani, dei nostri figli che se ne vanno. Speranza o disperazione? Se manca lo sguardo illuminato dalla pietas ci si getta nel burrone, dice il magistrato. Se non resta nulla di umano, allora tutto è sporcato dalla pervasività della ndrangheta.

Nessuno dei due fa sconti, la città è allo sbando perché è rimasta orfana di "una guida che potesse segnare percorsi diversi".

La collusione Stato mafia, iniziata da troppo tempo, ha responsabilità antiche, anche di quella magistratura che si è girata dall' altra parte e odierne, di un sistema, afferma Musolino che "pensa tutto si risolve con la fase repressiva e con il volto cruento".  Anche se la ndrangheta fa ritenere la notte una tenebra senza fine, occorre, come, in questa notte meno buia, "creare ponti di fiducia per momenti di riflessione e di confronto", non lasciare in solitudine la magistratura e poter dire ai giovani di restare o tornare perché ci di mette il "cuore e le braccia" per davvero.