IL CORSIVO. E all'improvviso scopri che anche a Reggio si può

IL CORSIVO. E all'improvviso scopri che anche a Reggio si può

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Poi, all’improvviso, scopri che anche a Reggio si può.

L’altro giorno, per esempio, m’è capitato d’incrociare sul Lungomare Falcomatà, dove Athena Promacos agita minacciosa la sua lancia contro gli abitanti che dall’interno vogliono distruggerla, di trovare un gruppo di persone che, in cerchio, ascoltavano via via chi leggeva un brano scelto da un libro. Al centro un cesto di libri usati, quasi tutti della Sellerio, con le storie e i romanzi di Camilleri. Un’iniziativa semplice e di straordinario interesse.

L’iniziativa era stata promossa dall’ “Associazione Reggio tra le righe”, di cui colpevolmente sconoscevo l’esistenza, dalla sua presidente Elisabetta Brancato e Maria Grazia Manti (oltre che dal bravissimo fotografo Marco Costantino, il solo a spezzare la magia della scena e il ritmo della lettura facendo click).

Niente manifesti e niente spese. Via Fb la commozione per la scomparsa del padre del Commissario Montalbano ha spinto “Reggio tra le righe” a proporre di far qualcosa. Un giro rapido di telefonate e via. Qualcuno ha ricordato che in Sicilia, in molte città si sono riuniti gruppi di cittadini e ognuno ha letto qualcosa di Camilleri. Un modo per stare assieme, per fissare un punto, per onorare chi c’ha regalato ore di piacevole lettura e di spettacoli.

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I cittadini passavano, alcuni s’informavano. Chi voleva poteva prendere uno dei libri nel cesto e partecipare. E se non volevi leggere ma limitarti ad ascoltare andava bene lo stesso. In tutto sarà durato un’oretta. Una pausa di cultura, di relax, di affetto, di civiltà.

Ci sono eventi (positivi) che a Reggio nessuno pensa siano possibili. Dipende, io credo, dal fatto che sopra la città s’è formata nel tempo una nube di pessimismo che in automatico spinge i suoi abitanti, e specialmente il suo ceto medio economico sociale e intellettuale, a pensare sempre e comunque, che una cosa così “figuriamoci se puoi farla a Reggio”. Certo, c’è anche chi mette le mani avanti per difendersi dalle dichiarazioni stucchevoli e mielose sull’amore per “la nostra Reggio” di quanti chiudono gli occhi ostinatamente su tutte le cose che non vanno. Ci sono i riflessi, poi, e le conseguenze, su uno dei territori più fragili del paese, di una crisi e di tumultuosi processi epocali le cui origini non nascono tra di noi ma che la nostra città, negli ultimi anni, ha subito pesantemente e di cui, curiosamente, ci sentiamo colpevoli.

Per non dire, ed è l’aspetto più grave e più comico, di tutti quelli che si affannano a sostenere che a Reggio non si può fare nulla per non doversi sottoporre ai pensieri e alla fatica di far qualcosa.

Certo, ci fossero a Reggio mille cose che assomigliano all’iniziativa promossa da “Reggio tra le righe” cambierebbe il volto della città e, forse, si affronterebbero meglio anche i suoi problemi.