BOVA. L'esposizione permanente al museo della lingua di Gerhald Rohlfs

BOVA. L'esposizione permanente al museo della lingua di Gerhald Rohlfs

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Come si tutelano e si raccontano la cultura, le tradizioni e la lingua di una popolo? Un tentativo viene posto in essere con la realizzazione di musei etnografici, come quello di Bova intitolato a Gerhald Rohfs filologo, glottologo e linguista, che da qualche giorno ospita una esposizione permanente curata dal dott. Pasquale Faenza, e realizzata con i fondi regionali. All’inaugurazione ha presenziato il sindaco di Bova Santo Casile con i consueti saluti in greco di Calabria e in italiano, puntando dritta l’attenzione sulla peculiarità del territorio bovese, dove le prime colonie elleniche hanno lasciato in eredità l’impronta viva di questa lingua antica.

Bova diventa nei secoli culla del vicino oriente: avanguardia con la Magna Grecia, ospite generosa con i Bizantini, riparo per gli ebrei. La sua posizione ha favorito l’isolamento di questi apporti che si sono combinati e sviluppati autonomamente dando vita a usanze, tradizioni e a una lingua del tutto peculiari, e che con questo museo si cerca di preservare.

Il successivo intervento è stato del Pres. della Regione Calabria  Mario Oliverio, che ha individuato nel borgo, la radice di una identità  e che da esso deve partire per immaginare uno sviluppo sostenibile, attraverso le risorse messe a disposizione della regione Calabria di circa cento milioni di euro in totale, e da destinare al potenziamento dei borghi, attuando una politica di sviluppo della lingua e dei valori ad essa collegati con idonei investimenti per vivificare le risorse presenti sul territorio.

Il curatore Pasquale Faenza ha ricostruito il lavoro scientifico svolto da Rohlfs nell’Aspromonte greco, arricchendo le sale con nuove opere d’arte, manufatti etnografici del territorio e ulteriori pannelli didattici. In una delle sale, è presente un pannello che ricostruisce il percorso metodologico utilizzato dallo stesso Rohlfs nello studio delle lingue minoritarie del Mediterraneo, grazie al quale è riuscito a dimostrare la matrice magno greca della parlata grecanica che ancora oggi si conserva nei comuni più interni del reggino jonico aspromontano.

Frutto della recente acquisizione, fa bella mostra di sé, una veduta di Bova disegnata nel 1852 da Edward Lear (1812 –1888) durante il suo viaggio a piedi nella Calabria meridionale. All’interno del museo, in una teca, è esposto anche il tamburo del banditore di Bova, Antonino Altomonte il quale ripeteva l’antico detto “Si mi diti e non mi dati: mi vi restano mucati (se mi date un incarico e poi non mi pagate spero che il dovuto vi si marcisca)”.

Faenza ha poi parlato, più in generale, dell’obbiettivo principale del museo bovese: inaugurare nuove sezioni museali urbani, sul modello della giudecca di Bova, e soprattutto trasformare l’interno territorio in un bio-distretto vocato alla conservazione della cultura tradizionale attraverso un modello di sviluppo sostenibile e grazie alla sinergia degli enti pubblici e privati.

Questo giro turistico inaugurale ha avuto anche ospiti d’eccezione: prof. Luigi Maria Lombardi Satriani noto antropologo di fama nazionale ed internazionale, l’archeologo Francesco Cuteri, l’antropologa Patrizia Giancotti, la scienziata Amalia Bruno, la linguista M. Olimpia Squillaci.

Non resta, in questa chiusura d’estate, che organizzarsi per visitare le bellezze note di Bova la grecanica (come l’ha definita Edward Lear) e magari imparare qualche parola in greco di Calabria approfittando dei seminari tenuti nella biblioteca del Museo Rohlfs.