Addio Sepúlveda, favole ambiente e diritti umani. Sfuggito a Pinochet ucciso dal Cvirus

Addio Sepúlveda, favole ambiente e diritti umani. Sfuggito a Pinochet ucciso dal Cvirus

luis

Luis Sepúlveda ci apparteneva tutti. Parlava ai piccoli, e ancora li commuoveva una volta adulti. Apparteneva a tutti i luoghi, perché da esule aveva girato il mondo in fuga dalle oppressioni. Il suo peregrinare si è fermato ieri all’età di 70 anni, all’ospedale universitario di Oviedo, Spagna, dopo una lunga battaglia contro il coronavirus cominciata a fine febbraio. Si era contagiato insieme alla moglie Carmen Yáñez durante un viaggio in Portogallo: avevano raggiunto la cittadina Póvoa de Varzim per partecipare al Festival letterario Correntes d’Escritas.

Una volta rientrato nelle Asturie, dove viveva da anni, per lo scrittore cileno erano arrivati i primi sintomi del virus e la diagnosi di una polmonite grave, a cui seguirà un lungo ricovero in terapia intensiva. Fino giovedì mattina: «È finita, Lucho non ce l’ha fatta. Addio amore mio, ti abbraccio», è l’annuncio della moglie in lacrime.

“Lucho” lo chiamavano amici e familiari, chiunque avesse avuto il privilegio di incrociare la sua esistenza burrascosa. Non è scontato ricordarlo con le parole del suo libro più famoso, “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”, che ha venduto nel mondo oltre cinque milioni di copie: «Miagolare l'idioma degli umani è tabù. Così recitava la legge dei gatti, e non perché loro non avessero interesse a comunicare. Il grosso rischio era nella risposta che avrebbero dato gli umani. Cosa avrebbero fatto con un gatto parlante? Sicuramente lo avrebbero chiuso in una gabbia per sottoporlo a ogni genere di stupidi esami, perché in genere gli umani sono incapaci di accettare che un essere diverso da loro li capisca e cerchi di farsi capire». Di tabù Sepúlveda ne ha abbattuti tanti, e conosceva la legge degli umani per la sua fragilità: da scrittore, giornalista, sceneggiatore, regista e attivista.

Alla leggerezza pedagogica delle favole, aveva accompagnato l’impegno per i diritti umani e per l’ambiente con una militanza politica tra le file comuniste e socialiste contro le dittature degli anni ‘70. Tutto inizia il 4 ottobre 1949: Sepúlveda nasce in una camera d’albergo di Ovalle, in Cile. I suoi genitori sono in fuga per motivi politici. Cresce a Valparaìso con il nonno, un anarchico andaluso rifugiatosi in America Latina per scampare a una condanna a morte. Sarà lui a trasmettere al piccolo Luis la passione letteraria attraverso i romanzi di avventura di Salgari, Melville, Conrad. A 15 anni Sepulveda aderisce alla Gioventù comunista, e batte le sue prime parole: a soli 20 anni il libro di racconti Crònicas de Pedro Nadie riceve il Premio Casa de las Americas con una borsa di studio per corsi di drammaturgia presso l’Università Lomonosov di Mosca. Dopo una breve esperienza con l’Esercito di Liberazione Boliviano, torna in Cile e si diploma come regista teatrale, scrive racconti, fa il giornalista radiofonico e dirige una cooperativa agricola.

Con l’adesione al Partito socialista entra nella guardia personale del presidente Salvador Allende: coltiva il sogno dell’emancipazione promossa dall’Unità Popolare. Fino al giorno «maledetto»: l’11 settembre 1973, la data del golpe di Augusto Pinochet, destinato a cambiare la storia del Cile e la sua personale. Luis allora ha 24 anni, da giovane studente di drammaturgia sogna di diventare un regista come Dario Fo e Giorgio Strehler.

Ma la sua sensibilità politica e sociale inciampa nella dittatura militare: arrestato due volte e detenuto in carcere per due anni e mezzo, subisce ogni tipo di tortura. Dopo una lunga campagna di liberazione di Amnesty International, comincia l’esilio per 8 anni. Dal Brasile al Paraguay, fino all’Ecuador dove riprende la sua attività di drammaturgo e allaccia una collaborazione con l’Unesco per studiare l’impatto dell’Occidente sulla popolazione indios Shuar. Vive per sette mesi nella selva amazzonica in contatto con i nativi, e nel 1989 pubblica il libro che lo affermerà a livello internazionale: “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore”, dedicato a Chico Mendes.

Il romanzo che fece innamorare anche Enzo D’Alò, il regista che nel 1998 ha portato al cinema la Storia della Gabbianella e il Gatto. Al fortunato caso editoriale e cinematografico sono seguite le favole del gatto e del tappo che diventò suo amico, della lumaca che scoprì l’importanza della lentezza, del cane che insegnò a un bambino la fedeltà, e da ultimo, nel 2018 la “Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa”.

Trasferitosi in Germania nel 1982, per lo scrittore cileno naturalizzato francese parte la scoperta dell’Europa, sua seconda casa. Il romanzo “Il mondo alla fine del mondo”, racconta dell’esperienza in prima persona sul ponte di una nave al fianco di Greenpeace per fermare la mattanza delle balene da parte dei pescatori giapponesi. Oltre trenta i romanzi, le raccolte di racconti e i reportage di viaggio. Sposato due volte con la sua Carmen, due volte padre, Sepulveda è stato il narratore di sentimenti umani universali: ci ha insegnato quanto fragili siano i confini, i muri, che noi stessi innalziamo. Ha immaginato universi fantastici e sorprendenti, accorciando ancora un po’ la distanza tra noi e la nostra incredulità.

*già apparso sul Dubbio