Direttore: Aldo Varano    

LA PAROLA e LA STORIA. Criànza

LA PAROLA e LA STORIA. Criànza

Madonna del latte   Di GIUSEPPE TRIPODI -

Criànza, calco di identica parola spagnola: Con particularidad se llama asì la que si recibe de las madres o nodrizas mientras dura la lactancia, (in particolare si chiama così ciò che si riceve da madri o nutrici durante l’allattamento) recita il Diccionario de la lengua espagnola dell’Academia Reale di Spagna (Madrid, 1956) che ne estende l’accezione anche al periodo stesso dell’allattamento.

 

Naturalmente c’è nella lingua iberica l’estensione metonimica dal cibo infantile all’educazione e alle buone maniere che in quella età della vita occorre assumere (buena o mala crianza).

 

La lingua catalana registra come primo significato Alletament ed anche Criansò, Infant de mamella.

 

Il vocabolo transitò in Italia, soprattutto in quella meridionale, assieme a

 

“un gruppo di iberismi assai importanti che la Spagna nel XVII secolo presta all’Italia … sono tutte parole di ampia risonanza, formano una serie ‘colta’ rivelatrice di ampia convergenza culturale … sono voci letterarie, precettistiche, ideologiche, che viaggiano sulla scia di temi e di atteggiamenti culturali … rappresentano quelle che sono state per l’appunto chiamate parole-testimonio, in una prospettiva culturale, parole-chiave in una prospettiva testuale. Testimonio di che cosa? Di atteggiamenti collettivi riferiti innanzitutto … al contegno pubblico e al carattere; vocaboli che ruotano tutti entro un campo semantico particolarmente significativo nella Spagna e nell’Italia del Cinquecento, significativo in quel mondo di ‘ideali <<misto di gravità e di piacevolezza, di aristocratico decoro>> (Lore Terracini)” (G.L. Beccaria, L’italiano in 100 parole, Milano, Rizzoli, 2014, p. 111)   

 

Nel transito la parola Crianza ( Creanza in italiano) finì per perdere il significato primario che aveva in Spagna, cioè quello di allattamento e di periodo di allattamento, finendo per assumere quello secondario di urbanità, attenzione, cortesia.

 

In Sardegna l’espressione in kriantsa o in kriantsia equivale a “con licenza vostra” che serve ad attenuare 2qualche voce ritenuta indecente o offensiva (M.L. Wagner, Dizonario etimologico sardo, alla voce)

 

Nella Calabria jonica meridionale infatti, in ambiente contadino, crianza era la parte di minestra non consumata e lasciata sul piatto da persona inappetente, da uno snob che vuole apparire delicato o da un bambino che ha fretta di andare a giocare.

 

Si mantiene perciò l’originario legame della parola con il cibo ma, per un non infrequente fenomeno linguistico, se ne inverte il significato; infatti chi mangia velocemente per andare a giocare, oppure chi lo fa in modo incompleto, appare dotato più di mala che di buona creanza.

 

E’ difficile scoprire in quale parte del “viaggio” mediterraneo della parola si sia attenuato il significato concreto di “allattamento” e abbia cominciato a prevalere quello astratto legato alle “buone maniere”.

 

Si può invece ipotizzare come quel significato originario sia ricomparso in terra calabra, sia pure in un contesto semantico invertito rispetto al significato corrente e astratto.

 

Immaginare un contadino affamato che, per una qualsiasi ragione, fosse stato ammesso alla tavola di un signorotto spagnolo o spagnoleggiante in cui qualche commensale, magari di sesso femminile e per ragioni estetiche, non avesse consumato il piatto facendo residuare un avanzo.

 

Il contadino scambiò l’inappetenza e il suo risultato (l’avanzo del cibo abbandonato nel piatto) con la buona educazione, criànza appunto.

 

Ma nell’ambiente rurale, nel quale spesse volte quello che mangiava uno veniva tolto dalla bocca di un altro, il significato della parola finì per rovesciarsi: lasciare del cibo non consumato significava farlo andare a male sottraendolo agli altri che ne avevano bisogno.

 

Infatti spesso padri o fratelli maggiori, dopo aver esortato i più piccoli o i più inappetenti a non lasciare creanze nei piatti, se ne appropriavano loro di quei resti e li consumavano di sicuro ben volentieri.

 

A Reggio Calabria si conserva anche un significato diverso, sempre legato al galateo: crianza, anzi bona crianza, era ciò che il convitato lasciava nel piatto dell’anfitrione per significare la sua gratitudine per l’abbondanza e la qualità del cibo.

 

*particolare della Madonna del latte, Ambrogio Lorenzetti, 1324.